Underwater e difesa fanno crescere Fincantieri

Numeri in crescita, margini in miglioramento e un portafoglio ordini record: Fincantieri consolida il suo ruolo di polo strategico nazionale, tra cantieristica civile, difesa e innovazione tecnologica, mentre prepara il nuovo piano industriale e punta alla Nave del futuro

In un contesto globale sempre più complesso, la cantieristica navale, civile e militare, è sempre più strategica. Fincantieri chiude i primi nove mesi del 2025 con numeri solidi e una crescita superiore alle attese, confermando la traiettoria di rilancio industriale intrapresa sotto la guida dell’amministratore delegato Pierroberto Folgiero. I dati approvati dal Consiglio di amministrazione fanno emergere come l’azienda triestina sia diventato un attore-chiave per la competitività italiana a livello globale, gruppo industriale strategico anche in ottica della costruzione di una sovranità industriale europea fondata su tecnologia e produttività.

I numeri di un’accelerazione

I ricavi del gruppo si attestano a 6,725 miliardi di euro, in aumento del 20,5% rispetto ai 5,583 miliardi dei primi nove mesi del 2024. L’Ebitda cresce del 40,4%, raggiungendo i 461 milioni, con un margine del 6,9% (era 5,9% l’anno precedente). Tutte le divisioni risultano in miglioramento. Sul fronte commerciale, i nuovi ordini ammontano a sedici miliardi di euro (+88% rispetto allo stesso periodo 2024), portando il backlog a 41 miliardi (+32% rispetto a fine 2024). Il carico complessivo di lavoro sale così a 61,1 miliardi, pari a circa sette volte e mezzo i ricavi del 2024. La posizione finanziaria netta mostra un debito di 1,648 miliardi di euro, in netto miglioramento rispetto al 2024. La guidance per l’intero 2025 viene confermata: ricavi a circa nove miliardi e Ebitda margin oltre il 7%.

I motori della crescita

Il cuore della performance risiede nel segmento core di Fincantieri, quello della cantieristica vera e propria, definito dal gruppo Shipbuilding, che segna un incremento dei ricavi del 22,7%. A trainare sono soprattutto le navi militari, in crescita del 39% rispetto al 2024, con il comparto crocieristico continua a rappresentare una colonna portante del portafoglio. Il gruppo si è ormai posizionato come attore industriale centrale nel comparto difesa nazionale, europeo e globale, in parte trainato dal contesto geopolitico e dalla spesa militare europea in aumento, come segnalato dai programmi con Grecia e Polonia, rafforzando il ruolo del gruppo all’interno delle politiche di sovranità tecnologica europea. Ulteriore dimostrazione arriva dal business Underwater, particolarmente dinamico, cresciuto dell’84,8% grazie anche all’integrazione di Wass submarine systems a partire da gennaio 2025. Un settore strategico, che porta Fincantieri a presidiare l’intera catena del valore subacqueo, dai sommergibili ai sistemi autonomi.

Un momento di svolta

I dati dei primi nove mesi confermano che Fincantieri sta entrando in una nuova fase industriale. Da azienda in espansione con una forte leva finanziaria, si sta consolidando come gruppo tecnologico e manifatturiero maturo, con margini in progresso, backlog pluriennale e posizionamento strategico rafforzato. Il prossimo passo sarà la presentazione del Piano Industriale 2026-2030 e del Capital Markets Day, che dovranno chiarire la traiettoria di lungo periodo. Da monitorare anche l’evoluzione dei segmenti ad alto valore aggiunto (difesa e underwater) e la sostenibilità dei costi industriali. In parallelo, l’innovazione continua a rappresentare un pilastro imprescindibile: Fincantieri investe in navi green, digital twin, intelligenza artificiale navale e piattaforme unmanned, proiettandosi verso la “nave del futuro”.

Le sfide aperte

Gestire ordini per 61 miliardi resta tuttavia un terreno impegnativo, significa saper garantire execution e puntualità, in un settore storicamente esposto a ritardi e rialzi dei costi. La conferma di un EBITDA margin oltre il 7% per il 2025 sarà un test di maturità. Sul piano esterno, pesano i costi delle materie prime, le tensioni nelle catene logistiche e la volatilità geopolitica. La dipendenza da pochi grandi contratti nel settore difesa impone inoltre una strategia di diversificazione geografica e tecnologica.

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