La Maremma sul piede di guerra contro il mega parco eolico

Sindaci, imprese, ambientalisti, Coldiretti, Cia, cittadini, tutti contro il progetto di dieci pale eoliche alte 200 metri a Scansano e Magliano: “Sfigurano il paesaggio e non garantiscono energia stabile”

La Maremma è scesa sul sentiero di guerra contro l’assalto di una decina di mega progetti eolici: un centinaio di pale alte fino a 230 metri – quattro volte la Torre di Pisa – che verrebbero collocate tra filari di ulivi, vitigni di Morellino, campi di erba medica. Ecomostri in grado di produrre elevato inquinamento acustico e di richiedere tonnellate di asfalto e cemento per strade e ponti su cui passino le betoniere. L’allarme però è più ampio: sarebbero quasi 800 i progetti di parchi eolici nell’Italia Centrale – Marche, Lazio, Toscana ed Emilia Romagna – spinti dagli obiettivi del Pnrr.

Di recente il sindaco di Magliano in Toscana, Gabriele Fusini, ha convocato un’assemblea pubblica che si è rivelata partecipatissima, per fare il punto sulla situazione del parco eolico. “Non siamo contro le rinnovabili che si integrano con l’ambiente – ha precisato il sindaco – Ma non chineremo la testa di fronte a questo scempio, non pagheremo noi il conto dei distretti industriali energivori di Firenze e Prato”. L’ultima parola spetterà al governo. Fusini tuttavia si dice ottimista: il governatore della Toscana Eugenio Giani ha già dato parere contrario su alcuni progetti, intende farlo con tutti, e se necessario potrebbe essere la stessa Regione ad attivare il ricorso al Tar. Stessa linea per i sindaci di Scansano, Orbetello, Capalbio, Manciano, Pitigliano, Sorano, Grosseto: il confronto con i Comuni interessati sarà dunque inevitabile.

Parco eolico, il sospetto che i progetti siano ceduti alle multinazionali

 

Un recente servizio delle “Iene”, proiettato in sala, ripercorre le tappe della vicenda: 4 dei progetti maremmani sono stati presentati da micro-società riconducibili al Gruppo Visconti, una srl con 2500 euro di capitale sociale – guidata dal geometra foggiano Antonio Visconti che ne è socio alla pari con la moglie. In totale si dovrebbero realizzare impianti per mezzo miliardo di euro nella sola Maremma. Come? Il sospetto di primi cittadini e ambientalisti è che, una volta completato l’iter amministrativo e ottenuta l’approvazione, i progetti vengano venduti “chiavi in mano” a fondi o multinazionali in grado di attuarli. Il frazionamento in tanti progetti presentati da micro-società consentirebbe minore burocrazia e controlli, lasciando liberi di accorparli ex post. Una speculazione, insomma, che la legge non vieta ma su cui è lecito attendersi verifiche serrate. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, incalzato dalle “Iene”, promette che le valutazioni saranno “rigorose”

Francesco Pratesi, di Italia Nostra, mette l’accento sulla mancanza di credenziali della società proponente il progetto del parco eolico: sito inaccessibile, sede di Milano dove nessuno risponde, progetti fatti col copia-incolla: “Magliano compare nel dossier su Piombino”. E sottolinea un’anomalia: “Non c’è il report sulla ventosità, quando la Maremma è una delle zone toscane con meno vento”. Pratesi ricorda anche la strage di uccelli provocata dalle pale e lo sversamento dell’olio lubrificante sulla vegetazione circostante. Preoccupato anche Michele Scola di Italia Nostra: “E’ sbagliato chiamarli parchi eolici, sono impianti industriali molto impattanti su un territorio che vive di agricoltura e turismo”. Impianti che, peraltro, durano 25 anni, nell’assenza di norme sui costi di smaltimento di 8mila metri cubi per ogni basamento: il rischio è che rimangano indefinitamente a deturpare il panorama.

 

Bernardo Guicciardini Calamai

 

Il no di agricoltori, degli operatori del turismo, e degli ambientalisti

Già: quella che fu la “Maremma amara” teme di tornare a quel cupo passato. Bernardo Guicciardini Calamai – presidente del Consorzio Morellino di Scansano con 220 soci, 1500 ettari di viti e 10mila bottiglie prodotte – è preoccupato: “Il mondo del vino vive un momento non facile, compresa la questione dei dazi. L’enoturismo è una fonte di reddito fondamentale: i visitatori cercano quiete e paesaggi che sono rimasti incontaminati per migliaia di anni”. Massimo Carlotti, presidente dell’associazione di cooperative agricole Terre dell’Etruria rincara: “Questa è una battaglia comune: l’energia non resterà sul territorio bensì andrà a incrementare i profitti dei grandi hub energetici. Bisogna tutelare salute e reddito”. Contraria anche l’Associazione dei Campeggi in Giannella, che teme un drammatico calo del turismo.

Molto duro l’intervento di Simone Castelli, Coldiretti: “Così la Maremma torna a 40 anni fa, una terra sconfitta e di nessuno. Se andranno avanti, mobiliteremo i nostri trattori”. Sulla stessa linea la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) di Grosseto che teme la distruzione degli agriturismi: “Le rinnovabili vanno concertate, meglio il fotovoltaico sui tetti”.

Invita a un mea culpa collettivo Monica Tommasi, presidente dell’associazione ambientalista “Amici della Terra”: “Ci siamo resi conto che le energie “dolci” non sono la soluzione perché hanno molti difetti: sono intermittenti e creano problemi seri al bilanciamento della rete. Nel mirino ci sono Maremma e Tuscia perché grazie alla vicina ex centrale di Montalto di Castro si può costruire un’infrastruttura che porti l’energia dalla Sardegna e dalla Maremma alla Lombardia. Tutti costi extra che finiscono nelle nostre bollette”. Conclusione tra gli applausi per la sindaca di Scansano Maria Bice Ginesi: “Non ho i trattori, ma mi legherò agli ingressi per non farli passare”.

Federica Fantozzi

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