IA, supercalcolo e sovranità digitale. La SIOI traccia la rotta italiana

Una rivoluzione paragonata alla scoperta del fuoco. Un Paese che è già terzo al mondo nel supercalcolo. Un dibattito globale che chiede regole nuove e una “intelligenza visionaria”. Al convegno SIOI Pansa, Ubertini, Emanuele, Calarco e Brasioli, moderati dalla giornalista Flavia Giacobbe, fanno il quadro di una sfida che si può vincere, a patto di scegliere la via dell’autonomia strategica

Un futuro che sembra fantascienza, ma è già presente. Computer quantistici a Bologna che eseguono in cento secondi ciò che un supercomputer tradizionale calcolerebbe in un milione di anni. Robot autonomi, interfacce cervello-computer, fusione nucleare a portata di mano. E un’intelligenza artificiale che, nel giro di un decennio, sarà capace di pensare come un essere umano, solo “infinitamente più potente”. È lo scenario tracciato al convegno SIOI “Il futuro già presente: tecnologie trasformative e sovranità digitale. Data Center e Quantum Revolution, nuove sfide per Italia e Europa”Ad aprire i lavori del convegno, l’Ambasciatore Riccardo Sessa, Presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), secondo cui “siamo immersi in un momento di profonda trasformazione tecnologica che incide sulla nostra identità, sulla nostra vita di tutti i giorni, ma anche, tenendo conto di dove ci troviamo, sulle relazioni internazionali, cambiando gli equilibri tra le potenze, la guerra ed i suoi strumenti ed anche i meccanismi di costruzione della pace”.

Con lui Alessandro Pansa, presidente di Sparkle, Francesco Ubertini, presidente del Cineca, Marco Emanuele, senior researcher SIOI, Tommaso Calarco, professore di Fisica e Astronomia all’Università di Bologna, e Diego Brasioli, vice direttore generale della DGCT e direttore centrale per la diplomazia cibernetica del MAECI hanno disegnato la rotta del Paese. Con un messaggio comune: l’Italia è in corsa, ha le carte per competere, la partita è ancora tutta da giocare.

Pansa (Sparkle) L’impatto di IA paragonabile alla scoperta del fuoco

“Un impatto paragonabile alla scoperta del fuoco”. È la metafora con cui il prefetto Alessandro Pansa, Presidente di Sparkle, ha definito la portata dell’intelligenza artificiale, fissando l’asticella della riflessione. Non un’ennesima ondata di innovazione, ma una soglia di civiltà. Lo scenario si muove su tre piani: l’IA generativa, oggi dominante ma più abile sul linguaggio che sui numeri; l’IA generale, attesa entro un decennio, con capacità cognitive analoghe a quelle umane ma “infinitamente più potenti”; e il calcolo quantistico, dove un computer da mille qubit risolverà in cento secondi problemi che a un supercomputer richiederebbero un milione di anni. A queste, ha ricordato Pansa richiamando il Wall Street Journal, si sommano le cinque innovazioni destinate a rimodellare il prossimo quarto di secolo: interfacce cervello-computer, estrazione mineraria spaziale, robot autonomi anche in ambito militare, controllo meteorologico privato e fusione nucleare.

Ma la posta non è solo tecnologica, è geopolitica. Pansa ha evocato il “tecno-feudalesimo” denunciato dall’ex ministro dell’Economia greco Yanis Varoufakis: il potere delle big tech, cresciuto con la privatizzazione di internet, erode la sovranità degli Stati in un mercato senza concorrenza, condizionando governi e democrazie. È in questo quadro che si inserisce la domanda decisiva: dove sta l’Italia? “Non siamo secondi a nessuno” per intelligenza, ha rivendicato, “ma compriamo tutto fuori”. Una contraddizione che chiede una risposta industriale, non solo accademica. La via d’uscita passa da tre leve da attivare insieme: “industria, governance e investimenti”, per usare al meglio questi sistemi senza esserne schiavi. E sul calcolo quantistico la corsa è ancora aperta: “possiamo competere”. Il tema centrale dell’intervento di Pansa è riguarda il rischio di subordinazione tecnologica dell’Italia e la necessità di sviluppare capacità autonome, specialmente nel quantum computing dove la corsa è ancora aperta.

Ubertini (CINECA): l’Italia al terzo posto al mondo per potenza computazionale

Che la corsa sia aperta lo confermano i numeri portati al convegno dal professore Francesco Ubertini, presidente del Cineca, il consorzio interuniversitario interamente pubblico che gestisce il principale centro di supercalcolo italiano, oggi numero uno in Europa per impatto della ricerca. Il dato che fa notizia: l’Italia è terza al mondo per potenza computazionale dichiarata, dietro Stati Uniti e Giappone, e “alla fine dell’anno potrebbe essere seconda”, con la Germania alle spalle e la Cina come grande incognita, perché non rende noti i propri numeri. Un risultato costruito su un investimento infrastrutturale da un miliardo di euro, per metà europeo e per metà italiano, con il contributo decisivo del Pnrr. Nei laboratori di Bologna oggi convivono supercalcolatori tradizionali, macchine ottimizzate per l’IA, sistemi di cloud computing e due computer quantistici di nuova generazione, prodotti dalla finlandese IQM Quantum Computers e dalla francese Pasqal.

A dare la cifra del salto è Leonardo, il supercalcolatore inaugurato nel novembre 2022 dal Presidente della Repubblica: 250 milioni di miliardi di operazioni al secondo. “Un’ora di lavoro di Leonardo equivale a 920 anni del mio computer”, ha sintetizzato Ubertini. Resta aperta la grande questione italiana ed europea: trasformare l’innovazione in prodotti e servizi. Lungo la catena del valore l’Europa arranca su quasi tutti i segmenti tranne la gestione delle infrastrutture. Eppure, ha scandito, “la sfida dell’intelligenza artificiale non l’abbiamo persa. Siamo indietro, sì, ma soprattutto non la possiamo perdere”. Richiamando il Rapporto Draghi, ha ricordato che il futuro dell’Europa dipende dalla capacità di cogliere le opportunità di questa nuova rivoluzione digitale. In questo quadro, Ubertini porta infine una buona notizia: la tecnologia quantistica non è energivora, a differenza di altre tecnologie attualmente in uso.

Emanuele (SIOI): dalla sovranità tecnologica all’autonomia strategica

Sul piano dell’analisi politica e filosofica, Marco Emanuele, senior researcher SIOI ed editor di The Global Eye, ha rilanciato la posta. “Non siamo in una fase di cambiamento, siamo dentro una vera e propria trasformazione”: alla velocità della rivoluzione tecnologica si aggiunge la radicalità, una discontinuità che investe identità individuale, relazioni internazionali, equilibri di potere. Tre le sfide. La prima riguarda la competizione globale: lo schema “Stati Uniti innovano, Europa regola, Cina copia” non regge più, con l’ingresso di potenze come India, che ha ospitato l’ultimo summit sull’intelligenza artificiale, e Brasile. Da qui il tema della sovranità tecnologica, “espressione da maneggiare con cura, perché il primo a usarla è stato Putin“. Più solido, ha rilevato, il concetto di autonomia strategica, oggi al centro anche del dibattito Nato.

La seconda sfida è etica. Non valori “calati dall’alto”, ma “un’etica pragmatica” che nasce dalla governance, sulla scia del “containment” proposto da Mustafa Suleyman, cofondatore di DeepMind. La terza è la più impegnativa: serve una nuova “intelligenza visionaria” fondata su quattro pilastri, spirituale, relazionale, connettivo e planetario. Perché se gli Stati rischiano di restare in secondo piano rispetto alle big tech, “i confini hanno forse un senso ancora minore”.

Calarco (UNIBO): L’Italia leader europeo nelle comunicazioni quantistiche

A entrare nel cuore tecnico della seconda rivoluzione quantistica è stato Tommaso Calarco, professore di Fisica e Astronomia all’Università di Bologna, che ha collocato l’Italia in una posizione di vertice. “Sul quantum siamo più forti che sull’intelligenza artificiale”, ha esordito, smontando un luogo comune. La leader mondiale delle telecomunicazioni quantistiche è una società svizzera, ma le due aziende che la inseguono sul mercato europeo sono italiane: ThinkQuantum e QTI (Quantum Telecommunications Italy), il cui volume d’affari combinato supera quello del leader. “Non ce lo diciamo da soli”, ha sottolineato, “abbiamo numeri che documentano la nostra forza industriale”.

La differenza di fondo, ha spiegato, sta nel passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione quantistica: non più la manipolazione di milioni di elettroni in un circuito, ma di un singolo elettrone, un singolo atomo, un singolo fotone. Da qui le applicazioni che cambieranno il volto della sicurezza, dei sensori e della diagnostica medica. La crittografia quantistica, già adottata da banche e istituzioni pubbliche, garantisce comunicazioni inviolabili: “un quanto non si può spezzare a metà”, ha sintetizzato. Se qualcuno tenta di intercettare un fotone singolo, la manomissione viene rilevata immediatamente. Sulla sensoristica, ha citato il sistema sviluppato nei laboratori Leonardo capace di “vedere” oltre un muro tramite rivelatori a fotoni singoli: una tecnologia dual use che pone interrogativi etici, ma che, ha osservato, può anche salvare vite in scenari difensivi.

Brasioli (MAECI): La diplomazia diventa un’arma di sovranità tecnologica

A chiudere il cerchio, l’intervento di Diego Brasioli, direttore centrale per la diplomazia cibernetica e l’innovazione tecnologica del MAECI, che ha tracciato il volto della diplomazia 4.0. “L’essere umano è l’unico essere vivente che ha integrato la tecnologia nel proprio processo evolutivo”, ha esordito, ricordando che i primi documenti scritti della storia sono tavolette diplomatiche assiro-babilonesi. Oggi, ha affermato, “chi controlla standard e infrastrutture esercita di fatto il potere”: intelligenza artificiale, cyber, quantum, spazio e dati sono ormai centrali nelle relazioni internazionali, e la diplomazia non può starne fuori.

Da qui la riforma della Farnesina entrata in vigore il 1° gennaio: una nuova Direzione Generale dedicata a cybersecurity, innovazione tecnologica e contrasto alla guerra ibrida, articolata in due direzioni centrali. La prima protegge gli asset strategici e le 305 sedi diplomatiche italiane nel mondo; la seconda, guidata dallo stesso Brasioli, presidia i tavoli negoziali internazionali, la regolamentazione e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Sulla scia del primo Tech Ambassador danese inviato nella Silicon Valley nel 2017, l’Italia ha aperto due anni fa l’incubatore Innovit a San Francisco, con un nuovo hub estero in arrivo a breve. Brasioli ha rivendicato anche un cambio di paradigma formativo: il concorso diplomatico è oggi aperto ai laureati in tutte le discipline, comprese le materie STEM. “La rigida divisione tra discipline STEM e umanistiche sta perdendo senso”: il diplomatico contemporaneo deve unire competenze tecniche e visione internazionale.

Fare sistema, con l’umanità al centro

Cinque voci, una stessa direzione. La rivoluzione in corso ha la portata della scoperta del fuoco. L’Italia non è alla finestra: è terza al mondo nei numeri che contano, prima in Europa per impatto della ricerca, capace di progettare insieme a Nvidia macchine che spostano la frontiera del calcolo. Per restarci, e fare il salto di qualità, dovrà trasformare talento e infrastrutture in industria, prodotti, servizi. La corsa è aperta. La direzione è già tracciata.

A chiudere i lavori, Alessandro Pansa ha indicato la rotta con un esempio virtuoso: la nascita di QTI, oggi unico operatore italiano ed europeo nelle comunicazioni quantistiche, frutto dell’incontro tra cinque ricercatori del CNR e dell’Università di Firenze e la grande industria. “Abbiamo unito la scienza d’eccellenza delle nostre università con la forza commerciale dell’industria”, ha rivendicato il presidente di Sparkle: una best practice da replicare. Sulla stessa linea il presidente SIOI Riccardo Sessa, secondo il quale “la SIOI vuole sempre più collocarsi in maniera originale in questo dibattito. Il nostro motto, ‘Un’idea del futuro per migliorare il presente’, dice molto: guardiamo alle giovani generazioni, in particolare a quanti vorranno dedicarsi a professionalità internazionali, i diplomatici in primis, ma non solo, per aiutarli a disporre di strumenti utili e, soprattutto, a maturare visioni adeguate nel futuro che, come abbiamo rilevato, è già presente”. Sessa rimarca infine come il convegno abbia messo a fuoco la leva su cui l’Italia può fare la differenza: “Abbiamo un disperato bisogno di fare sistema”. Il monito finale ha indicato la bussola: “mantenere sempre l’umanità al centro”. È qui, ha sottolineato Sessa, il compito di università, aziende e istituzioni: accompagnare il grande pubblico dentro la trasformazione, perché il Paese la viva da protagonista.

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