Un’Europa più competitiva grazie (anche) a ricerca e innovazione

Nel contesto delle turbolenze globali e delle scelte restrittive degli Stati Uniti verso il mondo accademico, l’Unione europea intravede una finestra strategica per rafforzare la propria competitività puntando su ricerca e innovazione. Dal monito di Mario Draghi al rilancio dello Spazio europeo della ricerca, passando per nuovi programmi di finanziamento e l’obiettivo – ancora lontano – del 3% del Pil in R&S, Bruxelles prova a trasformare l’Europa in una destinazione attrattiva per talenti e cervelli, facendo di scienza, libertà della ricerca e investimenti strutturali il perno della crescita di lungo periodo. Proponiamo l’analisi di Alessia Fedele pubblicata su “EUROPA 2028 The European Magazine” anno I / n. 2

Il monito lanciato da Mario Draghi nel settembre 2024 di porre la ricerca e l’innovazione al centro della competitività e della crescita strategica nel lungo periodo dell’Unione europea, sembra aver fatto breccia, soprattutto in considerazione dei recenti stravolgimenti statunitensi con l’annuncio governativo della sospensione di fondi alle università a stelle e strisce oltre al blocco delle interview per gli aspiranti ricercatori esteri.

L’ex primo ministro italiano, in occasione dell’illustrazione alla Commissione europea del report stilato Il futuro della competitività europea, aveva spronato a raddoppiare il budget comunitario del prossimo programma quadro per finanziare ricerca e sviluppo, passando da 95,5 miliardi di euro di Orizzonte Europa 21-27 (sebbene decurtati di due miliardi di euro dal Consiglio europeo del febbraio 2024) a circa 200 miliardi di euro. Senza dimenticare che troppo spesso non si riesce a tradurre l’innovazione in commercializzazione. Ancora, invitava gli Stati membri a compiere sforzi per accrescere la rispettiva quota di Pil destinata a sovvenzionare il comparto di Ricerca & Innovazione (R&I).
L’Europa intravede oggi, anche inaspettatamente, una possibilità concreta di diventare (finalmente) molto attrattiva sia per i cervelli già in fuga da oltre l’Atlantico che per le migliori menti da altri Paesi extra Ue. Occorre però notare che una buona parte delle richieste sono indirizzate ai blasonati atenei del Regno Unito, che rispetto a dodici mesi fa hanno registrato un +12% tra quelle provenienti dagli Usa per l’anno accademico 2025-26.

La decisione di puntare sulla ricerca per una crescita strutturale dell’Ue, è comunque sottolineata dalle azioni e dalle dichiarazioni della Presidente Ursula von der Leyen. In occasione della presentazione del documento a firma Mario Draghi, aveva affermato che la ricerca e l’innovazione devono essere il cuore degli sforzi per «rimettere in carreggiata l’economia europea» in quanto sono volano di competitività. Soprattutto il 5 maggio 2025, in occasione dell’iniziativa Choose France for Science promossa dallo stesso Presidente francese Emmanuel Macron, von der Leyen ha introdotto l’iniziativa Scegli l’Europa, una campagna per promuove l’ambiente di ricerca europeo del valore di 500 milioni di euro per il periodo 2025-2027.

Per rendere l’Ue davvero attrattiva e non un canto delle sirene per i ricercatori, sono necessari fondi adeguati al pari di infrastrutture e strumenti all’avanguardia: solo così si può competere con mercati e contesti giudicati interessanti come la Cina. Impossibile non sottolineare che l’ambizioso traguardo del raggiungimento del 3% di PIL per ciascuno Stato membro in Ricerca & Sviluppo (R&S) entro il 2030 non è stato ancora centrato. I dati raccolti dall’Eurostat, relativi al 2023, tracciano un quadro disomogeneo. L’obiettivo è raggiunto da Svezia (3,57%), Belgio (3,32%), Austria (3,29%), Germania (3,11%), Finlandia (3,09%) e Danimarca (2,99%). L’Italia è all’1,31%, al di sopra degli otto paesi fanalino di coda: Lituania (1,05%), Slovacchia (1,04%), Lussemburgo (1,03%), Lettonia (0,83%), Bulgaria (0,79%), Cipro (0,68%), Malta (0,61%) e Romania (0,52%).

In questo quadro di attenzione crescente all’ampio comparto della ricerca, assume grande importanza il Consiglio Competitività del 23 maggio 2025 e la discussione in merito agli sforzi e alle iniziative da mettere in campo per far diventare l’Europa una destinazione allettante per ricercatori e innovatori, offrendo loro la possibilità di iniziare o di consolidare la carriera intrapresa, a fronte di condizioni di vita e di lavoro eccellenti. La commissaria per le Startup, la ricerca e l’innovazione Ekaterina Zaharieva, in questa cornice, ha affermato «l’Europa sceglie la scienza e noi sosteniamo che la scienza scelga l’Europa». Ha illustrato gli oltre 60 regimi di finanziamento – a livello regionale, nazionale e comunitario – per i ricercatori e la piattaforma di consultazione EURAXESS, utile per prendere informazioni e per approfondire le opportunità esistenti, dai fondi economici di cui beneficiare alle sovvenzioni, dai programmi di mobilità alle posizioni di ruolo fino alle borse di studio disponibili.

La Commissione, è stato annunciato, sta cercando di creare ulteriori opportunità di finanziamento per attrarre nel vecchio continente i migliori talenti a livello mondiale puntando, più che mai, anche su due pilastri quali la valorizzazione e la libertà della ricerca scientifica. Discutere e promuovere del potenziamento di R&I, quest’anno ha una doppia valenza in quando si celebrano i 25 anni dello Spazio europeo della ricerca (SER), introdotto dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE), al Titolo XIX Ricerca e sviluppo tecnologico e spazio, con l’articolo 179 che sancisce due obiettivi principali: a) la realizzazione di uno spazio europeo della ricerca; b) il potenziamento del livello di eccellenza scientifica, tecnologica e innovativa dell’Unione per garantire la competitività a livello internazionale e sostenere l’Ue nella concretizzazione delle priorità strategiche.

Il SER è stato formalmente istituito nel 2000 con l’obiettivo di creare un mercato unico senza frontiere per la ricerca e l’innovazione, per migliorare l’organizzazione e l’integrazione dei sistemi europei di ricerca e innovazione, per rafforzare la cooperazione tra l’UE, gli Stati membri, le loro regioni e i portatori di interesse. La libera circolazione di ricercatori e delle conoscenze consentono, quindi, di porre le basi per una cooperazione transfrontaliera di qualità che colleghi, con un ponte ideale, l’ambito accademico con i settori industriali e produttivi. Il 30 settembre 2020 la Commissione europea ha adottato la Comunicazione al Parlamento Europeo “Un nuovo SER per la ricerca e l’innovazione” che ha dato il via al processo di rilancio per uno Spazio europeo della ricerca più competitivo, aperto, orientato al talento e all’eccellenza, acceleratore nelle transizioni digitale e verde, a sostegno alla ripresa dagli effetti della crisi pandemica da Covid-19.
L’impatto governativo e strategico assegnato al SER è stato reso ancora più forte con l’adozione della prima Agenda politica del SER 2022-2024, sebbene strumento non vincolante per orientare le politiche e le attività, a livello nazionale e comunitario, basate su un programma triennale. Tra i principali risultati raggiunti si annoverano il rafforzamento delle carriere nella ricerca, l’accelerazione della transizione verde e digitale dei principali ecosistemi industriali europei, l’istituzione di un sistema di monitoraggio del SER per connettere e supportare la creazione di politiche grazie alle evidenze raccolte anche a livello dei singoli Paesi.

In occasione del già citato Consiglio Competitività, è stato centrato uno degli obiettivi della Presidenza di turno del Consiglio europeo a guida polacca per una ricerca aperta, stimolo per nuove reti di collaborazione paneuropee, e sinergica tra le diverse fonti di finanziamento. Con un accordo dei rappresentati istituzionali di settore, è stato raggiunto l’accordo politico di approvazione dell’Agenda politica del SER 2025 – 2027, utile a delineare un piano a lungo termine in merito alla scienza aperta, alle infrastrutture di ricerca, alle carriere della ricerca fondamentali per affrontare le sfide quali l’intelligenza artificiale nella scienza, la sicurezza della ricerca.

Il prossimo cruciale appuntamento per la R&I, e non solo, è con l’approvazione del bilancio Ue per il quadro pluriennale 2028-2034. Sebbene le novità anticipate sembrino delineare una struttura simile a quella del Recovery Fund, con l’assegnazione delle risorse al raggiungimento degli obiettivi prefissati, il meccanismo non dovrebbe riguardare il prossimo settennato di Orizzonte Europa, il decimo programma faro a decorrere dal 2028. La Presidente della Commissione Ue, ha assicurato, che sarà collegato al Fondo per la competitività ma ne verrà preservata l’autonomia perché è un marchio di eccellenza per l’Europa da potenziare.

Horizon Europe ha prodotto risultati ragguardevoli grazie a 15mila progetti, anche collaborativi, sovvenzionati alla data di gennaio 2025. Il 58% dei progetti collaborativi include partecipanti provenienti da uno Stato membro in fase di “ampliamento” mentre il 14% dei finanziamenti è destinato a enti degli Stati membri in fase di ampliamento, rispetto al 9% di Horizon 2020. Il programma contribuisce anche a promuovere la parità di genere nella scienza: ad oggi oltre il 50% degli esperti nei comitati consultivi e di valutazione sono donne; è stato registrato un aumento del numero di consorzi guidati da donne, passati dal 24% al 31% in meno di 4 anni. Inoltre, sono stati investiti 6,4 miliardi di euro nell’intelligenza artificiale per promuovere l’innovazione e la competitività.

L’occasione per l’Europa di diventare un polo attrattivo in ricerca e innovazione, così come in ricerca e sviluppo, investendo nella crescita a lungo termine, è quindi da cogliere adesso, con coraggio e con investimenti importanti senza dimenticare la necessità di eliminare fattori sfavorevoli quali la frammentarietà delle carriere e le differenze tra i diversi Paesi membri.

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