Nucleare sostenibile. Il punto sulla legge delega di Artizzu (Sogin)

La legge delega sul nucleare sostenibile rappresenta un passaggio strategico nel percorso di competitività e sicurezza energetica del Paese, nel quale Sogin pronto a giocare la sua parte
Una centrale nucleare

Quello della legge delega sul nucleare sostenibile è un passaggio strategico per il Paese per consentire una ripresa ordinata e consapevole del percorso nucleare italiano. Il testo contiene, nella sua formulazione attuale, tutti i punti essenziali, senza aver tralasciato nulla. In questo contesto, Sogin, come società dello Stato, può offrire un contributo prima di tutto informativo e tecnico. Il nostro compito è mettere a disposizione competenze, esperienza operativa e capacità industriale per accompagnare le fasi successive, con un approccio rigoroso e trasparente.

La discussione in corso sul ritorno al nucleare non riguarda soltanto la selezione di una fonte energetica. Riguarda la competitività del sistema Paese, la capacità di presidiare tecnologie strategiche e di garantire sicurezza energetica in un contesto internazionale instabile. L’Italia possiede le competenze per essere parte di questo percorso. Il compito di Sogin è assicurare che tale percorso sia solido, sicuro e tecnicamente fondato.

È, soprattutto, importante chiarire un punto cruciale: il decommissioning non è una parentesi, ma una fase della vita di un impianto nucleare. Le attività di smantellamento e messa in sicurezza richiedono le stesse competenze tecniche, ingegneristiche e organizzative che caratterizzano la gestione di una centrale in esercizio. In questi anni, come Sogin, abbiamo preservato e consolidato tali competenze, un patrimonio che rappresenta una base concreta su cui poter costruire un eventuale ritorno al nucleare.

Quando parliamo di autonomia energetica, non possiamo limitarci alla fonte primaria. L’autonomia si misura anche nella capacità tecnologica di trasformare quella fonte in energia elettrica. Su questo fronte l’Europa è autonoma per oltre il 90%. È un dato strutturale che merita attenzione: significa che esiste una filiera industriale solida, che può sostenere un rilancio del nucleare in chiave europea.

Quanto ai costi, il dibattito pubblico spesso trascura un elemento essenziale: il nucleare è un investimento infrastrutturale di lungo periodo. Parliamo di impianti con una vita utile di 60-80 anni. Non si tratta di una scelta contingente, ma di una decisione strategica per le prossime generazioni. Il 2050 non è una scadenza oltre la quale l’esigenza di decarbonizzazione scompare. Al contrario, la domanda energetica è destinata a crescere, trainata dalla digitalizzazione, dalla gestione dei dati e dall’intelligenza artificiale. Il raddoppio dei consumi previsto al 2050 potrebbe persino rivelarsi prudenziale rispetto agli scenari più avanzati.

Per rendere possibile un nuovo nucleare sarà necessaria un’infrastruttura regolamentare aggiornata. Non partiamo da zero: l’impianto normativo esistente richiede modifiche mirate, non una ricostruzione integrale. L’esperienza maturata negli anni costituisce un punto di partenza robusto.

Per quanto riguarda Sogin, le aree di responsabilità sono chiare. Il decommissioning procede secondo il piano industriale. Il Deposito Nazionale è un’infrastruttura imprescindibile per chiudere definitivamente il ciclo del passato e per garantire una gestione sicura e centralizzata dei rifiuti radioattivi. Posso dirlo con chiarezza: il Deposito si farà.

Siamo pronti da undici anni ad avviare il percorso. Oggi il processo è instradato su binari solidi. Stanno lavorando la Commissione VIA-VAS, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’Isin e Sogin stessa. I piccoli ritardi che fisiologicamente si generano in procedure complesse sono accompagnati da una forte volontà di recupero. La tabella di marcia resta confermata: apertura del cantiere nel 2029 e consegna nel 2039.

Nel frattempo continuiamo a operare nei siti esistenti. Attualmente gestiamo 33 depositi temporanei, di cui 23 per rifiuti a bassa e bassissima attività e 10 a media attività. Prosegue inoltre la gestione del combustibile nucleare, con competenze che abbiamo mantenuto e rafforzato, in particolare presso il deposito Avogadro e il sito di Rotondella.

Accanto alla dimensione tecnica, vi è quella formativa e territoriale. La legge delega valorizza la necessità di formare tecnici intermedi e ingegneri, di rafforzare gli strumenti informativi e di promuovere i territori coinvolti. È un aspetto fondamentale: il nucleare non è solo un’infrastruttura industriale, ma un progetto che richiede consenso informato, competenze diffuse e una visione di lungo periodo.

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