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Sardegna, tanto tuonò che …Todde. Il Pd teme l’effetto-rondine, Salvini lascia o raddoppia?

Analisi del post voto in Sardegna: la vittoria di Alessandra Todde interrompe il ritmo lento della campagna elettorale verso le Europee. E apre molti interrogativi, Spira un vento nuovo di alternativa per il campo largo o la competizione tra Schlein e Conte non renderà l’esperimento esportabile? La faglia però si è aperta nel centrodestra. Dove le prossime settimane diranno se il leader della Lega, incalzato dal partito del Nord, affonderà il coltello nelle difficoltà della premier o cercherà una tregua. Banco di prova: il terzo mandato per i presidenti di Regione          ***** Un pugno di voti – poche migliaia, frutto di uno spoglio tartaruga indegno di un Paese moderno – ha scompaginato l’andamento lento della campagna elettorale verso le Europee e le prossime tornate locali. Sintesi brutale: a destra Gorgia Meloni si è risvegliata senza il mantello dell’invincibilità che il piglio, le circostanze e la debolezza degli avversari le avevano finora cucito addosso; a sinistra, dove ci si preparava a salutare la prematura dipartita dell’ennesimo leader del Pd, è improvvisamente balenata la scintilla di un’alternativa all’orizzonte; nelle teste dure del Terzo Polo si è fatta strada l’idea che soli non si va da nessuna parte (almeno con questa legge elettorale) e litigando ancora meno.       E dunque, il day after del voto sardo è fitto di inquietudini. Alessandra Todde – la prima presidente dell’Isola, il primo governatore in quota grillina, l’artefice della prima riconquista di una regione alla destra in un decennio – è una pentastellata sui generis: profilo da manager, expat per diversi anni, viceministro allo Sviluppo Economico nel governo Draghi, da sempre dialogante con i Dem. Circostanze non facilmente replicabili, al netto degli altri ostacoli disseminati sulla strada del campo largo, a partire dalla politica estera. Ad esempio, ci si chiede nelle

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Follini ricorda De Gasperi: la politica ha perso lungimiranza. L’eccesso di presentismo è il grande limite di questa stagione

Quest’anno ricorrono i 70 anni dalla morte di Alcide De Gasperi (scomparso il 19 agosto del 1954). Della sua eredità, di quel che resta della visione del politico che fondò la Democrazia Cristiana, fu l’ultimo presidente del Consiglio del Regno d’Italia, gestì la transizione dalla monarchia alla Repubblica, stravinse le elezioni del 1948 e guidò l’Italia nei difficili e straordinari primi anni del Dopoguerra, Bee Magazine ha parlato con Marco Follini. “La sua storia ci racconta che in quelle circostanze straordinarie si poté attingere a una classe dirigente inventata che poi diede buona prova di sé – spiega l’ex vicepremier del governo Berlusconi ed ex leader dell’Udc, già segretario del movimento giovanile della Dc, ora analista ed editorialista politico – Certo, oggi con la strada molto meno in salita la classe dirigente non è a quel livello”. Follini conclude con realismo: “La politica ha perso lungimiranza. L’eccesso di presentismo è il grande limite di questa stagione in cui anche i migliori vengono divorati dalla loro stessa frenesia e finiscono per non lasciare nessuna traccia”. La voce su De Gasperi dell’Enciclopedia Treccani lo definisce nell’incipit: statista. Seguendo una distinzione a lui stesso cara: “Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione”.  Oggi vede statisti in giro? Quello che vedo oggi è l’opposto di De Gasperi. Siamo alle prese con una classe dirigente molto affannata e superficiale, propensa ad andare di moda più che durare nel tempo. Lui, al contrario, arrivò al potere da anziano, varcò la soglia di Palazzo Chigi intorno ai 65 anni. Un po’ come la corsa per la Casa Bianca dei due “giovanotti” americani. La sfida dell’età per Biden e Trump, come ha scritto Ezio Mauro su “Repubblica”. Il nuovo conflitto della modernità che nella scelta tra esperienza ed efficienza vede come posta in gioco

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Riccardo Magi (+Europa): il no del Veneto alla legge sul fine vita è stata un’occasione persa. Sia per la politica sia per il Paese. La società è più avanti dei partiti

“É stata un’occasione persa per la politica e per il Paese. Ma la partita non è chiusa, ricorreremo ad ogni strumento democratico per affermare la libertà di autodeterminazione dei cittadini”. Riccardo Magi, deputato, segretario di +Europa, ex segretario dei Radicali, analizza con Bee Magazine la bocciatura in Veneto della legge di iniziativa popolare sul suicidio assistito che ha spaccato la Lega e il centrodestra: “La società è più avanti dei partiti”. Ringrazia il governatore veneto Zaia, che molto si è speso a favore, ma avvisa: “La Lega di Salvini è un partito di destra reazionaria, non credo cambierà”. E sul Pd dice: “Nonostante gli sforzi di Elly Schlein, è un partito intrinsecamente conservatore su molte questioni”.       Per un solo voto la legge di iniziativa popolare sul suicidio assistito in Veneto non ha raggiunto il quorum in consiglio regionale. Il governatore Zaia, che si era speso molto, ha chiarito che la legge non avrebbe cambiato il contesto – disciplinato dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2019 – ma solo regolato tempistiche e modalità di accesso al fine vita. E ha definito “immorale” che una materia così delicata continui essere disciplinata dai giudici e “ipocrita” chi fa finta di non vedere la situazione. É stata l’ennesima occasione persa per la politica? Anche se per un solo voto, è stata indubbiamente l’ennesima occasione persa per la politica, ma soprattutto per il Paese, per le persone. Ed è drammatico ammettere che per noi che lavoriamo da sempre per affermare in Italia la libertà di scelta dei cittadini sul fine vita con il suicidio assistito e l’eutanasia, in Parlamento e nelle piazze, questa sconfitta non è una sorpresa. La società su questo è più che pronta, e lo ha dimostrato più volte, così come su tante altre grandi questioni sociali che riguardano

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Verso le europee: il dilemma di “re Giorgia” e l’assedio a Schlein

É un Paese più civile quello in cui non ci si candida per mandati che si sa già di non poter onorare, non ci si candida in circoscrizioni multiple, non ci si candida quando si hanno già onerosi impegni incompatibili con la campagna elettorale? Indubbiamente sì. Ma non è detto che sia un Paese reale. E non è certo l’Italia né del passato né del 2024. Ecco perché sebbene Romano Prodi sulla carta abbia perfettamente ragione, la questione dell’eventuale corsa di Elly Schlein alle Europee è più complessa. Non simmetrica rispetto a quella della premier Giorgia Meloni – come qualche propaganda interessata vorrebbe far credere – ma nemmeno priva di un gioco di rimandi. Da un lato infatti c’è il dilemma di Re Giorgia – stravincere o smussare, salvaguardare (almeno per un po’) la stabilità di governo o affondare il colpo sui numeri del prossimo Europarlamento – dall’altro l’assedio in cui si dibatte la segretaria del Pd tra correnti malmostose e sindaci scalpitanti. Vincere con tracotanza o perdere con stile? si è chiesta Concita De Gregorio su “Repubblica”. Sciogliere questi nodi non sarà indolore né a destra né a sinistra.       “Se continuiamo a indebolire la democrazia, poi non ci lamentiamo. Se la dittatura risolve più problemi della democrazia, vince la dittatura” ha ammonito Prodi, precisando di parlare in termini generali. E non si può dire che il Professore predichi bene e razzoli male: da presidente della Commissione Europea non si è mai candidato, sebbene il suo nome avrebbe irrobustito l’Asinello prima e il listone Uniti nell’Ulivo dopo. Una scelta di principio, rigorosa, e un consiglio per l’oggi. Ribadito da un gruppo di nomi femminili di peso – Sandra Zampa, Paola De Micheli, Alessandra Moretti, Laura Boldrini – che sottolineano l’effetto paradosso sul piano dell’alternanza di genere. Se

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Autonomia differenziata: “per tutti o per nessuno”. Non si possono privilegiare le regioni del nord a danno delle altre

Martedì 16 gennaio il ddl Calderoli, che contiene il testo sull’autonomia differenziata fortemente voluto dalla Lega, comincia il suo iter nell’aula del Senato dopo il via libera in Commissione Affari Costituzionali. Bee Magazine ne ha parlato con Corrado Edoardo Mollica, avvocato tributarista, già componente dell’Osservatorio sul federalismo fiscale dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, autore del saggio “Il sacco del Sud d’Itala” (Calabria Letteraria Editrice).

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