Ai padiglioni di Eurosatory, la principale fiera europea della difesa terrestre che si tiene a nord di Parigi, si sta consumata in questi giorni una sfida a distanza tra le principali industrie del vecchio continente per aggiudicarsi il futuro blindato d’Europa. La posta in gioco è il main battle tank di nuova generazione. Due sono i protagonisti principali della sfida. Da un lato KNDS, il gruppo franco-tedesco che ha svelato per la prima volta il proprio prototipo denominato CaPINT (Capacité Intermédiaire), concepito come soluzione-ponte per rimpiazzare il Leclerc francese, che si prevede venga ritirato attorno al 2037. Dall’altro, la joint venture italo-tedesca Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV), costituita nel 2024, che ha presentato il proprio modello di carro armato candidato a dotare l’Esercito Italiano nel prossimo decennio.
Il carro di LRMV
Leonardo Rheinmetall Military Vehicles ha mostrato a Eurosatory un mockup del proprio MBT ancora in fase di sviluppo. La caratteristica più distintiva della proposta LRMV riguarda l’armamento secondario: un cannone automatico da 30 mm a controllo remoto, progettato specificamente per contrastare i droni grazie a un’elevazione massima di 85 gradi, sufficiente a ingaggiare minacce provenienti dall’alto, esattamente il tipo di attacco che ha dimostrato di essere letale in Ucraina.La società è attualmente in trattativa con il Ministero della Difesa italiano per la fornitura del mezzo all’Esercito. I rappresentanti aziendali hanno evitato di precisare lo stato dei negoziati, confermando però l’obiettivo di una messa in servizio entro l’inizio del prossimo decennio. Oltre al carro, Leonardo ha esposto anche un drone quadricottero collegato alle munizioni Vulcano da 120 mm. Lo scenario ipotizzato è un drone a guida laser impiegato per guidare le munizioni e consentire l’ingaggio di obiettivi a distanze superiori rispetto alle capacità attuali.
Il CaPINT di KNDS
La proposta di KNDS è, invece, un compromesso ingegneristico: una torretta sviluppata in Francia, montata sullo scafo tedesco del Leopard 2. Il CaPINT nasce esplicitamente come soluzione intermedia in attesa del Main Ground Combat System (MGCS), il progetto franco-tedesco di carro di quinta generazione che, tuttavia, non è atteso prima della metà degli anni Quaranta. La torretta è priva di equipaggio e integra il cannone Ascalon da 120 mm sviluppato da KNDS France, con la possibilità di aggiornarlo a una variante da 140 mm. Il cannone Ascalon ha già effettuato circa trecento colpi di prova, e KNDS rivendica che il test condotto in Portogallo nel gennaio scorso, lo sparo in movimento da una torretta a controllo remoto, rappresenti un primato mondiale.
L’amministratore delegato di KNDS, Jean-Paul Alary, ha descritto il progetto come un anticipo del “combattimento di domani”, lasciando intendere che alcune delle ambizioni inizialmente riservate all’MGCS potrebbero essere anticipate nel CaPINT stesso. Tra queste, la presenza di uno o due veicoli robot in scorta al mezzo principale e un’architettura digitale aperta capace di integrare sistemi di protezione attiva, difesa anti-drone e capacità di ingaggio oltre la linea visiva. L’obiettivo è consegnare un dimostratore alla Direction Générale de l’Armement entro il 2030 e le prime unità di serie entro il 2035, per un dispiegamento operativo nel 2037.
Due carri, un gap europeo
Al di là delle specificità tecniche, quello che Eurosatory 2026 consegna agli osservatori è il quadro di un’industria della difesa europea che si muove in ordine sparso ma con una consapevolezza comune: il tempo stringe. Il Leclerc francese, il Leopard 2 nelle sue varianti operative, i Centauro e gli Ariete italiani appartengono a una generazione concepita nel dopo-Guerra fredda, pensata per scenari che la guerra in Ucraina ha reso obsoleti. La principale incognita politica rimane il destino dell’MGCS. Il progetto franco-tedesco, già rallentato da anni di negoziati difficili tra Parigi e Berlino, subisce ora il peso di un precedente scomodo: solo poche settimane fa i due paesi hanno abbandonato la collaborazione sul Future Combat Air System, il caccia di sesta generazione. Se lo stesso schema si ripetesse per i sistemi terrestri, le conseguenze per la base industriale e tecnologica della difesa europea sarebbero, nelle parole dello stesso Alary, “una pessima notizia per l’Europa”.




