Tomassini, Giulianini e Cossiga. La nuova governance Piaggio letta da Tricarico, Camporini e Alegi

Le nomine del nuovo CdA di Piaggio Aerospace a guida Baykar, con Giovanni Tomassini, Fabrizio Giulianini e Giuseppe Cossiga, riflettono la volontà di coniugare continuità operativa, garanzie di sistema e una visione strategica integrata nel comparto italiano della difesa

Emergono i nomi del nuovo Consiglio di Amministrazione di Piaggio Aerospace, che segna un passaggio decisivo per l’azienda sotto la nuova proprietà della turca Baykar. Amministratore delegato sarà Giovanni Tomassini, attuale Chief Operations Officer dell’azienda, mentre entrano nel board due figure di primo piano del comparto industriale e della difesa: Fabrizio Giulianini, ex amministratore delegato di Selex e figura di riferimento per l’elettronica di Leonardo fino al 2017, e Giuseppe Cossiga presidente di AIAD, la Federazione delle aziende italiane della difesa e dell’aerospazio, e di MBDA Italia.

Gente di mestiere

“Tre persone in gamba e manager di grande spessore”, ha commentato il generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, che ha anche sottolineato come “ci troviamo in una fase di grande espansione dell’industria della difesa, soprattutto in Italia. Avere gente del mestiere e, soprattutto, manager di grande spessore, lascia sperare in un combinato disposto sia delle imprenditorialità italiana, sia delle idee che giustamente la nuova proprietà turca ha in mente e alle quali vorrà dare senza dubbio corpo”. “I nomi – ha commentato il professor Gregory Alegi, giornalista, docente di studi strategici ed esperto di aeronautica – sono la prima indicazione concreta dell’accordo tra Piaggio e Baykar, che su altri termini rimane ancora un po’ vago. Il primo dato significativo sul quale riflettere”.

Tra visione e continuità

L’obiettivo del nuovo assetto sembra essere quello di rappresentare un equilibrio tra una nuova visione strategica e una continuità operativa dell’azienda all’interno dell’ecosistema industriale aerospaziale italiano. “Sono tutte figure di provata affidabilità, non avventurieri” ha continuato Alegi, che ha spiegato: “C’è un amministratore delegato, Tomassini, che è l’ex direttore generale, che quindi conosce l’azienda e che è una garanzia per la transizione; Giulianini più tecnico, specializzato soprattutto in ambito elettronico, che poi è la parte pregiata dei droni; e Cossiga in quanto AIAD è il garante del sistema industriale italiano”.

Nomine di garanzia

In particolare, la presenza di Cossiga assume un significato particolarmente rilevante. La sua nomina, insieme a quella di Giulianini, servirà “a garantire l’allineamento dell’operazione con quello che si è stabilito nelle fasi di negoziazione, e che ha portato alla fine a preferire l’offerta di Baykar”. In particolare, i due rispecchiano “una dimensione se non proprio istituzionale, quantomeno di centralità nel comparto industriale italiano, interessante anche guardando a possibili accordi futuri con Leonardo”.

Il primo, infatti, “ancorché noto ai più come presidente AIAD, è anche presidente di MBDA Italia, e quindi Leonardo” e il secondo è l’ex ad di Selex “quindi anche lui ex Leonardo”. Sono nomine di sistema vòlte a dare garanzie”. Importanti soprattutto dal momento che in Consiglio di amministrazione saranno tre posti italiani e quattro turchi. Ecco allora che le persone scelte “sono nomi che hanno un certo peso nello scenario industriale e istituzionale italiano proprio per garantire che gli accordi presi vengano rispettati” continua Alegi.

L’operazione Piaggio-Baykar

Al netto dei nomi scelti, come sottolinea ancora il generale Tricarico “l’operazione stessa è una buona notizia”, perché al di là delle sofferenze in cui versava l’azienda da decenni “anche per colpa di scelte sbagliate” adesso “può ripartire con obiettivi più oculati e vincenti, soprattutto in un momento in cui si stanno aprendo delle praterie per tutti”.

Certo, mancano ancora i dettagli del piano industriale, e per ora l’unico dato numerico è la dimensione del piano di investimento previsto da Baykar: quaranta milioni in tre anni. Tuttavia, rispetto anche ad altre operazioni viste nel Paese, l’azienda turca ha tre differenze fondamentali, come ricorda Alegi: “È grossa, come si vede dai dati, è solida e ha dei prodotti propri importanti. Quindi, non è un’operazione finanziaria, ha le carte in regola per essere un’operazione industriale”. Posizione confermata anche dal generale Tricarico: “La nuova proprietà di Piaggio non è un fondo, e l’azienda è nelle mani di gente del mestiere.”

Sul nuovo CdA di Piaggio Aerospace, è intervenuto anche il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica: “Credo sia stato una buona cosa imporre alcune regole, alcune condizioni all’accordo con Baykar che ne garantissero l’efficacia, all’interno del perimetro Golden Power. La nomina in Consiglio di amministrazione di queste tre persone risponde a questa logica, e il fatto che uno di questi sia Giuseppe Cossiga è sicuramente una cosa che deve far riflettere: in quanto presidente dell’AIAD, è evidente il suo ruolo sia istituzionale sia di garanzia. Quindi bene così”. Il generale ha aggiunto: “La maggioranza del Consiglio non poteva essere assunta che da chi ha fatto l’investimento finanziario, ma avere tre consiglieri su sette è sicuramente molto positivo e illustra la disponibilità turca a coinvolgere in modo importante il partner italiano”.

L’obiettivo dei droni

Da questo punto di vista, alcune cose potranno essere messe in campo subito, dalla stabilizzazione della produzione, all’accorciamento dei tempi di consegna, alla strutturazione più robusta di un sistema di supporto post vendita. Obiettivi “tutto sommato facili, richiedono solo un po’ di respiro finanziario, ma i pezzi ci sono già tutti” spiega il professore.

Più difficile, invece, la parte dei droni: “Sappiamo che Baykar ha una attenzione particolare verso il settore unmanned, e in questo possiamo immaginare che l’amministratore delegato e il Consiglio di amministrazione non avranno le mani completamente libere, ci sarà un forte indirizzo da parte della nuova proprietà”, ha confermato Tircarico. È un qualcosa “che richiederà di partire da zero. Non sarà facilissimo né immediato”, aggiunge Alegi, che però ricorda “anche qui, abbiamo un uomo del sistema-industria come Cossiga e un uomo ex Selex, quindi sensori, elettronica, come Giulianini”. Selex che, tra l’altro, è stato il partner per l’elettronica, l’avionica i sensori del drone progettato da Piaggio, il P.1HH HammerHead.

Prospettive future

Non mancano dubbi e interrogativi per il futuro. “L’unico problema che potrei mai intravedere – ma è più un quesito personale – è se alla Piaggio ci sono rimaste sufficienti maestranze specializzate” si è chiesto Tricarico, che ha illustrato come “Al dilungarsi delle incertezze, quando la sfiducia cominciò a prendere piede, molti se ne andarono dall’azienda. Tuttavia non ho il polso della situazione, e quindi da questo punto di vista, fosse così la situazione, speriamo sia quantomeno risanabile”. Altri interrogativi riguardano potenziali rapporti tra Piaggio e la joint venture tra Baykar e Leonardo. Come spiegato da Alegi: “Nel comunicato della nuova joint venture si parla solo degli stabilimenti di Monte Grappa. Potrebbe essere che Leonardo si occuperà dei payload e compreranno le cellule da Piaggio? Potrebbe essere. Per ora resta un punto interrogativo”.

Certificati e europeizzazioni

Altro aspetto interessante riguarda la certificazione di prodotti realizzati da realtà fuori dall’Unione europea che hanno bisogno di una interfaccia con cui dialogare per ricevere queste certificazioni. “Un ruolo che l’industria italiana ha già svolto in passato”. Piaggio, in quanto design organization, “tutte queste cose le ha già”. Da questo punto di vista il complesso Piaggio-Leonardo potrebbe avere questa funzione di “europeizzare” prodotti extra-Ue, con tutti i vantaggi conseguenti per guardare al mercato del Vecchio continente nella sicurezza e difesa.

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