Mai più la guerra. La missione di Papa Leone XIV in favore della pace

L’omelia di inizio pontificato e non solo. La linea di Papa Prevost è chiara fin dall’inizio. La priorità è l’unità della Chiesa e la salvaguardia della pace. Dalle parole ai fatti

Affacciandosi su una piazza San Pietro gremita di fedeli e curiosi, le prime parole di Papa Leone XIV sono state un appello alla pace — una pace disarmata e disarmante. Nei giorni successivi alla sua elezione, il nuovo pontefice statunitense ha scelto di non restare in silenzio: ha parlato al mondo con voce ferma, richiamandolo alla ragione e invocando la fine delle ostilità. Un gesto che segna, fin da subito, la cifra del suo pontificato. Un atteggiamento che ha confermato anche ieri, nella cerimonia che ha dato l’ufficialmente il via all'”era Prevost”

In un contesto internazionale sempre più frammentato e insidioso, segnato da ciò che sia Papa Francesco sia Papa Leone XIV hanno definito una “Terza guerra mondiale a pezzi”, il Santo Padre ha scelto di proseguire nell’esempio di Bergoglio e spendersi con vigore in favore della pace.

Domenica scorsa, nel suo primo Regina Caeli – davanti a centomila persone – Papa Leone XIV si è espresso in favore di una pacificazione di tutti i conflitti in corso: dalla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, alla guerra in Ucraina, senza dimenticare la tensione, ora apparentemente quietata, lungo il confine del Kashmir tra India e Pakistan.

La pace autentica, giusta e duratura secondo il Papa

Papa Leone XIV ha richiesto ai potenti del mondo una pace autentica, giusta e duratura. Come sostenuto sulle colonne de Il Foglio da Claudio Cerasa, nelle affermazioni del Santo Padre c’è una nuova idea di pace, che non cede a quella che è stata definita la «cultura della resa», ma che propone una nuova dottrina «anti bandiera bianca». A sostegno del raggiungimento di questa pace, in ogni conflitto, il Santo Padre si è dichiarato disponibile ad ogni sforzo. 

A tal proposito, nel corso dell’appuntamento giubilare con i rappresentanti delle Chiese orientali, Leone XIV ha lanciato un ennesimo appello ai leader mondiali, annunciando che «la Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace. I popoli vogliono la pace». Ribadendo ai responsabili dei popoli di incontrarsi, dialogare e, soprattutto, negoziare.

La pace nelle parole

L’impegno in favore della pace, secondo il Santo Padre, deve partire, però, dalle parole. Infatti, nel corso dell’incontro con i comunicatori e i rappresentanti dei media nell’Aula Paolo VI del 12 maggio scorso, Leone XIV ha riaffermato la centralità del linguaggio e dell’informazione nel contesto mediatico odierno.

In un mondo dominato dalla frenesia della notizia, inquinato dalle insidie della disinformazione e delle fake news, Leone XIV ha lanciato il proprio invito ai comunicatori e ai giornalisti a «portare avanti una comunicazione diversa, che non ricerca il consenso a tutti i costi, non si riveste di parole aggressive, non sposa il modello della competizione, non separa mai la ricerca della verità dall’amore con cui umilmente dobbiamo cercarla».

Questa modalità comunicativa è fondamentale poiché, come ha evidenziato il Santo Padre, la percezione delle cose può variare a seconda di come vengono raccontate, in quanto – ha proseguito Leone XIV – «la pace comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri, parliamo degli altri; e, in questo senso, il modo in cui comunichiamo è di fondamentale importanza: dobbiamo dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra».

Il legame tra notizie e discernimento sulla veridicità di quanto viene affermato era stato già affrontato in passato da Prevost, che sottolineò come uno degli elementi fondamentali per preservare la democrazia e i nostri valori sia quello di educare le persone al pensiero critico, allenarle all’analisi di ciò che viene loro riferito, formarle affinché esse siano capaci di comprendere le conseguenze di ciò che ascoltano e viene pronunciato. 

Non cedere all’imperativo della competizione

In un contesto internazionale dominato dalla frenesia e da un costante contraddirsi senza esitazione, l’impegno per la pace tra i popoli non può prescindere dal modo in cui raccontiamo il mondo. L’impegno in favore della pace tra i popoli può e deve iniziare dalle modalità in cui vengono esposti i fatti, rappresentati gli avvenimenti, senza cedere all’imperativo della velocità sull’approfondimento, alla competizione sulla comprensione. 

Lorenzo della Corte

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