La galleria di Eufemi. Carlo Fracanzani, padre della legge sulla obiezione di coscienza. Uno dei cinque ministri del governo Andreotti dimessisi per protesta contro la legge Mammì

Politica

Carlo Fracanzani, deputato dal 1968 al 1994, sottosegretario al Tesoro, ministro delle Partecipazioni Statali, presidente della Commissione politiche dell’Unione, può vantare il merito di aver visto molte iniziative parlamentari diventare  leggi dello Stato.

Erano i tempi i cui il Parlamento aveva una sua centralità e non rinunciava al proprio ruolo. Una legge riguarda il suo Veneto con la salvaguardia del territorio, un’altra riguarda i giovani con la legge sulla obiezione di coscienza e quella costituzionale per l’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo e passivo.

Poi se ne possono aggiungere altre,  come la riforma del servizio radiotelevisivo, i giovani del Belice, e da ministro delle Pp.SS., i fondi di dotazione e gli interventi per superare la crisi della siderurgia.

Era ministro delle PP.SS. quando insieme a Mannino, Martinazzoli, Mattarella e Misasi, durante il Governo Andreotti VI, il 27 luglio 1990  si dimise non condividendo la legge Mammì, che era la prima legge di sistema del mondo dell’informazione radiotelevisiva. Andreotti li sostituì rapidamente nominando altri cinque ministri

Ripercorriamo alcuni passaggi del suo impegno politico.

 

Come nasce questa passione per la politica?

Ero al liceo e mi interessavo; c’è stato un fatto. Nel novembre del 1951, c’è stata l’alluvione del Polesine. Sono affluiti un gran numero di sfollati. Molti sono stati accolti molto bene; un giorno ho deciso di fare volontariato;  mentre facevo questa attività il vicesindaco ha detto: “Tra mezz’ora viene De Gasperi al gabinetto del sindaco”; la gente aveva accolto con grande disponibilità gli sfollati.   (Il 16 novembre 1951 De Gasperi sale nel Polesine con un treno speciale; il 17 dopo Rovigo raggiunge Padova in prefettura  due giorni dopo  l’alluvione, poi Este che accoglie mille profughi nella  grande scuola comunale ). Non sapevo di questa venuta.

Sono andato e sono stato veramente colpito da De Gasperi che ha dimostrato grande sensibilità e aveva colto questo dramma. Si vedeva che si era immedesimato, la grande intelligenza di cogliere il problema, il tipo di azione e la risposta che si doveva fare. Una cosa che mi è rimasta impressa.

Da lì è scattata la molla?

Questa sollecitazione è stata forte. È  venuto nel novembre 1951, e immediatamente dopo nel 1952 mi sono iscritto alla Dc.

Partecipava  alla vita del movimento giovanile?

Partecipavo alla  vita di partito, nel provinciale nel 1953. Quando mi sono iscritto alla Università e alla Fuci partecipavo  da una parte alla vita di partito e dall’altra al movimento giovanile, poi al congresso di Bari del 1957 del giovanile quello che ha eletto Celso Destefanis delegato nazionale in contrapposizione alla lista Cabras.

Come movimento giovanile in sede nazionale quella è stata la prima occasione che ho vissuto. Un congresso molto interessante, partecipato, molto approfondito. (Il congresso si svolse il 17 marzo 1957. Intervennero Aldo Moro e Arnaldo Forlani che portó il saluto della direzione nazionale. Nella lista Destefanis erano presenti tra gli altri Padula, Cattanei, Bernassola, De Cinque, Sabatini, nella lista Vittorio Boni, Cabras, Arnaud, Bodrato, Zamberletti. Tutti diventeranno successivamente parlamentari e classe dirigente Dc ndr).

Poi diventa sindaco, giovanissimo a nemmeno trenta anni?

Sì, dopo divento sindaco ad Este nel 1964, poi sono entrato nel consiglio nazionale dell’Anci. Nel quinquennio venne operata una variante al piano regolatore con piani particolareggiati, individuate ed acquisite aree, da destinare alla edilizia e agli insediamenti produttivi, nonché interventi di sistemazione di edifici pubblici e per i servizi pubblici nella distribuzione dell’acqua e dell’elettrificazione.

C’è la vicenda in cui sembrava che dovesse essere candidato alla Camera nel 1963?

Nonostante il forte sostegno in Direzione di Donat Cattin e con il pieno consenso di Moro, la candidatura sfumò.

“Non ci sono motivi religiosi o morali. C’è soltanto il fatto che noi la riteniamo troppo giovane” disse il vescovo di Padova Mons. Girolamo Bortignon in un incontro chiarificatore. Per De Gasperi conservo ancora un ricordo bellissimo. Per ragioni di età non ho fatto in tempo a fare politica con De Gasperi, di conoscerlo, ma resta questa occasione in cui ho avuto modo di conoscerlo e questa  immagine che mi è rimasta  impressa.

Affondando nei  ricordi entra in Parlamento con le elezioni politiche del ‘ 68 una bella covata.

Insieme a me entrarono alla Camera nel 1968: Rognoni, Bodrato, Galloni, Ciccardini, Zamberletti, Bianco, Scotti tra gli altri.

Conservo ricordi  molto belli,  ottimi ricordi. A parte la generazione di quelli entrati. Nella generalità non voglio fare confronti, ma ho trovato ottimi colleghi, quelli che ho trovato io!

E tra le iniziative parlamentari a quali è più legato?

Adesso, nel novembre scorso, c’è stato il cinquantesimo della legge Romanato – Fracanzani di tutela ambientale. Una banca ha preso iniziativa di fare un volume molto bello, sui Colli  Euganei salvaguardati dalla legge speciale 1097 del 1971. I Colli erano minacciati da 68 cave che estraevano materiale da costruzione.

Possiamo considerarla la prima legge ecologista?

Ho saputo solo dopo che hanno fatto vari incontri di presentazioni. Romanato è stato presidente della Commissione cultura, una bella figura. Nel mese di maggio, il figlio, professore di storia, ha organizzato un bell’incontro di presentazione ricordando anche Giacomo Matteotti su cui ha scritto volumi, entrambi nati a Fratta Polesine.

E la legge sulla obiezione di coscienza?

L’obiezione di coscienza è stato un percorso molto faticoso. Sono stato portato  particolarmente dall’onda dei giovani. Avevo presentato la proposta  nella mia prima legislatura, ma non riuscimmo. Sarà solo nella legislatura successiva. Fu presentata a inizio legislatura del 1972 in parallelo da Marcora al Senato  e  da me alla Camera. A dicembre ci sarà il cinquantesimo anniversario della legge 15 dicembre 1972 n. 772!

C’erano resistenze nella Dc?

Sì, ci furono. Poi mi sono occupato molto della politica estera. Ho fatto il presidente del forum per la cooperazione e per la sicurezza in Europa perché avevamo fatto missioni molto importanti. Finito di fare politica mi hanno chiesto di fare opinioni su un quotidiano su questioni di politica  estera.

Due anni fa avevo fatto  una lunga intervista sul problema – quando nessuno ne parlava – sull’attuale ordine mondiale. Portando esperienza,  fatta con attività di presidente del forum sulla tematica dell’ordine internazionale  ricordando in particolare l’apporto fondamentale di Moro per Helsinki.

Due anni avevo parlato lungamente di questo grande impegno di Moro nella fissazione della agenda e nella sottoscrizione e dall’altra del  contributo convergente come obiettivo di Papa Karol Wojtyla. Questi due contributi hanno portato in termini pacifici alla caduta del Muro. Ponevo in termini di attualità il tema del multilateralismo. Due anni fa c’era ancora TRUMP e l’unilateralismo. Il ruolo dell’Onu etc. tutte cose che sono tornate di drammatica attualità dopo lo scoppio della invasione della Ucraina. Ci sono cose che si modificano, ma altre rimangono attuali.

Alla luce degli avvenimenti attuali quello che hanno fatto i nostri leader preveggenti da de Gasperi con l’Alto Adige  a Moro non è forse straordinario?

Magnago aveva una grandissima stima di Moro. Non se ne parla mai,  ma Moro fu fondamentali. Negli settanta v’era grande attenzione all’Africa con attenzione alla  cooperazione con le convenzioni di Yaoundé prima e di Lomé poi, oggi non se ne parla più, sembra calato il silenzio? Quando sono  entrato in Parlamento mi chiesero in che commissione si vorrebbe entrare.

Chiesi gli Esteri. Come prassi, la Esteri era preclusa, non si poteva entrare perché era riservata ai leader e comunque non a quelli di prima legislatura.Poi entrai perché Donat  Cattin fu chiamato al governo come Ministro, facendo eccezione a questa prassi potei entrare.

In quella Commissione c’erano Vedovato e Spinelli che nel libro dei suoi ricordi Diario Europeo ha ricordato quando nel 1976 ci fu una grossa tragedia in Libano (il massacro di Tall El Zaatar da parte delle milizie reazionarie libanesi nel campo di rifugiati palestinesi ndr) e una delegazione parlamentare che guidavo io è tornata e poi andata a Londra e Spinelli cita un mio intervento. Qualche  giorno fa sono andato in parrocchia e c’era un sacerdote che è parroco in una località vicino Beirut. Ha richiamato la tragedia del 76, con nomi,  posti Mi è sembrata di riviverla.

Un grande momento?

Che strane le cose. A distanza di così tanti anni andare a reincontrare fatti e persone.

E sulla citazione di Malgeri su suo nonno segretario dell’opera dei congressi di Padova? Come veniva vissuta in famiglia?

Purtroppo mio nonno Carlo è  morto prestissimo, giovanissimo , ai primi del novecento.

Era una figura importante?

Mio nonno aveva 12 figli e mia zia anziana che viveva con noi, mi ricordava i contatti, le lettere di mio nonno con grandi personaggi dell’Opera dei Congressi. Citava questi nomi che erano  ricordi belli della sua gioventù.

E i grandi personaggi di Padova come Ferdinando Storchi, parlamentare e presidente delle Acli per 10 anni.

Era una bella figura. Anche Gui una bellissima figura, vicinissimo a Moro. (Commemorato recentemente alla Università  Lumsa).

Che cosa ha rappresentato Donat Cattin  per Fracanzani. Donat Cattin ha combattuto come un leone per difenderla in occasione della sospensione dal Gruppo (avvenne su un emendamento in senso autonomistico e regionalistico sulla legge per i fondi rustici che mise in minoranza il governo. Fanfani consigliò di punire il primo firmatario dell’emendamento. Cosa che fece il direttivo con la sanzione della sospensione per 4 mesi dal Gruppo ndr) per un voto in dissenso.

Una bellissima figura di grande politico e grande ministro, poi le posizioni si sono distinte, quando  è stato eletto Zaccagnini al congresso del 1975, Donat Cattin  era orientato per Rumor. Fu grande sostenitore della mia candidatura nel 1963. Ministro eccezionale, dopo siamo nel campo dell’opinabile; siccome non erano convergenze di potere, ma convergenze di idee, ognuno può averle diverse; abbiamo avuto distinzioni di posizione, fa parte della dialettica politica. Questo non significa che dimentico il ruolo e non cancello i rapporti umani sempre assolutamente eccelsi. Malgeri ha presentato un volume con gli articoli di Donat Cattin aveva scritto su vari interlocutori politici. Scriveva molto bene. Era bravo anche come giornalista.

E Bettiol?

Era straordinario come professore e umanamente simpatico. È stato mio professore a Padova solo che era su posizioni politiche diverse, ma con  lui ho avuto un un bellissimo rapporto. Io facevo la prima legislatura  da parlamentare e lui l’ultima da senatore. Stavamo più volte assieme. Il dato umano andava al di lá delle distinzione politiche.

Se è stato suo allievo rimane il rapporto personale? 

Una frase che dipinge tutto con  cui mi presentava: “Questo è mio allievo di diritto e non di politica” questo riassume tutto! Ricordo che partecipò con la sua esperienza di capogruppo  alla elaborazione della riforma del regolamento del 1982; all’auletta fece un intervento bellissimo! Avevo 13 anni e nel 48 andavo a sentirlo, perché era untale  oratore che  la gente rimaneva ammaliata!

Che programmi ha ora?

Devo andare tra poco ad un incontro con una associazione di volontariato… avevo promesso di intervenire  con la mia partecipazione. Anche a 85 anni si può essere giovani nello spirito e nell’ azione quotidiana portando avanti anche controcorrente  i valori che si sono perseguiti con coraggio e determinazione con lo sguardo sempre rivolto verso i giovani.

 

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