La donna “ibrida” del paleolitico: dal passato le nostre origini sapiens

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La donna “ibrida” è realmente esistita, ha 60 mila anni e alla sua morte godeva di ottima salute. È la notizia del momento in ambito archeologico, antropologico e soprattutto scientifico. Nel corso di questo anno sono stati ritrovati resti di una donna con tratti somatici e fisici comuni tra i Neanderthal e i Sapiens.

Dalla famosa grotta dei Guattari, sotto il promontorio del Circeo, sono emerse infatti parti dello scheletro di diversi ominidi e in particolare un teschio ha suscitato la curiosità dei ricercatori. «Effettuare la ricostruzione dell’identikit della donna e cercare di scoprire quale sia stato il suo stile di vita partendo da pochi reperti è stata una esperienza molto emozionante», ha dichiarato Francesco Di Mario, responsabile scientifico che ha coordinato lo studio per la Soprintendenza per l’Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle provincie di Frosinone e Latina.

L’evoluzione della specie umana è di nuovo sotto i riflettori.

La storia risale a circa 60 mila anni fa. In quel periodo le popolazioni nomadi dei Neanderthal e poi, i loro successori i Sapiens, dominavano i continenti. Almeno è quello che si pensava fino ad oggi. Ma questa donna, alta 1 metro e mezzo e del peso di 50 chilogrammi, ha riscritto la storia dell’antropologia. La sua struttura ossea è esattamente un “incrocio”. Il suo cranio e parte dello scheletro presentano un’ibridazione del 4% per le due etnie. Fisicamente prestante, gambe e spalle possenti, come i Neanderthal e il cranio sviluppato verso i Sapiens. Una scoperta che ha permesso di riscrivere le conoscenze e le ipotesi circa la separazione delle due popolazioni e la sequenza di evoluzione delle stesse.

 

 

 

 

La fama della grotta dei Guattari è ben nota alle cronache. Infatti la location è stata teatro di ritrovamenti risalenti al tardo Paleolitico. Nel 1939 un gran numero di reperti permisero di comprendere quale fosse il clima e la natura della costa laziale in quel periodo. L’ecosistema era decisamente diverso: freddo, arido e aspro. Tutte caratteristiche che ritroviamo nell’adattamento alla sopravvivenza delle popolazioni neanderthaliane e in particolare proprio della donna “ibrido” del Circeo.

«Abbiamo trovato una comunità neanderthaliana leggermente più evoluta rispetto alle altre – confermano i ricercatori – tutti i reperti finora ritrovati all’interno della grotta presentano una morfologia più simile a quella dell’Homo Sapiens. E proprio come loro questi neandertaliani avevano una dieta povera di proteine e facevano un abbondante uso di carboidrati di uso vegetale».

La genetica ha decretato la fine del concetto di “razza”, adesso grazie a questa donna anche paleontologicamente e a livello antropologico ne abbiamo definitiva conferma.

 

Elio Nello MeucciGiornalista

 

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