Fondazione Carispezia e Comune portano a La Spezia Morandi e Fontana

Al Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, due giganti dell’arte italiana, Morandi e Fontana, si confrontano per la prima volta in un dialogo tra silenzio e vertigine, tra infinito e invisibile, tra materia e spirito. Un progetto coraggioso e innovativo promosso da Fondazione Carispezia e Comune della Spezia, che consacra il CAMeC tra i poli culturali più vitali del Paese

Due rette parallele che non si incontrano mai. Eppure, al CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, da qualche settimana succede l’impossibile: Giorgio Morandi e Lucio Fontana si osservano, si ascoltano, si confrontano. A renderlo possibile è Morandi e Fontana. Invisibile e Infinito, una mostra unica nel suo genere, nata dalla collaborazione tra Fondazione Carispezia e Comune della Spezia, visitabile fino al 14 settembre.

Un evento eccezionale non solo per l’accostamento – inedito – tra due giganti dell’arte italiana del Novecento, ma anche per il contesto: si tratta del primo grande appuntamento del CAMeC dopo la sua riapertura dello scorso ottobre e, da solo, ha già attirato quasi la metà dei visitatori complessivi del nuovo corso. Un segnale potente di vitalità culturale, in cui Fondazione Carispezia gioca un ruolo centrale.

“Credo che la Fondazione abbia il dovere di intervenire sul territorio per elevare l’offerta culturale”, ha dichiarato il presidente Andrea Corradino. “Questo appuntamento rappresenta per noi un momento particolarmente significativo, che si inserisce nel percorso avviato con il progetto di ricollocazione della collezione permanente del CAMeC, frutto di una collaborazione importante con il Comune. Il CAMeC, che quest’anno compie vent’anni, è un’istituzione dedicata all’arte moderna e contemporanea di respiro nazionale, che necessitava di un rinnovato slancio da parte delle Istituzioni e del supporto della Fondazione. Il grande successo ottenuto con l’allestimento della collezione permanente, inaugurata lo scorso ottobre e curata dal professor Gerhard Wolf – direttore del Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max Planck Institut e membro dell’Accademia delle Scienze e delle Lettere di Berlin-Brandenburg – ci ha dato lo stimolo e l’entusiasmo per portare alla Spezia una mostra di livello internazionale come quella dedicata a Morandi e Fontana, affidata a curatori d’eccezione. Credo che tutto questo debba essere motivo di orgoglio per la città e anche occasione di riflessione: investire nell’arte e in eventi di tale rilievo significa contribuire concretamente alla crescita culturale della nostra comunità”.

Curata da Maria Cristina Bandera, tra le maggiori studiose dell’arte del Novecento, e da Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento di Firenze, la mostra raccoglie sessanta opere provenienti dai principali musei italiani – Museo Morandi di Bologna, GAM di Torino, MART di Rovereto – e da collezioni private, oltre che dal patrimonio del CAMeC.

Appena varcata la soglia della mostra, lo sguardo si immerge nella forza dirompente dei Concetti spaziali di Fontana, che spalanca la tela al vuoto cosmico: tagli netti, superfici attraversate da pietre, buchi che non distruggono ma aprono, moltiplicano. Morandi, nella sala successiva, opera nella direzione opposta: concentra lo sguardo, sottrae, distilla il silenzio. Le sue nature morte – bottiglie, caraffe, piccoli vasetti, caffettiere, scatole di latta – sembrano sospese in una luce immobile, mentre i paesaggi di Grizzana si affacciano da un cartoncino ritagliato come un mirino. Dove Fontana guarda all’infinito, Morandi abita l’invisibile.

Poi ancora Fontana, con i suoi Teatrini, piccole architetture teatrali di tagli e aperture, e con La Fine di Dio, la grande tela ovale traforata che rappresenta il tentativo estremo di afferrare l’infinito attraverso il vuoto. L’ultima sala, infine, raccoglie i disegni, gli acquerelli e le incisioni di entrambi gli artisti, primi passi delle loro evoluzioni creative, insieme a sculture preziose: le Nature in bronzo di Morandi e i Concetti Spaziali di Fontana in vetro, porcellana e ottone.

“Il nuovo e non scontato accostamento di Morandi con Fontana impone di guardare le sue opere con occhio nuovo”, osserva Maria Cristina Bandera. “Non solo mettendo a fuoco le composizioni, le infinite variazioni, le sue geometrie, i rapporti tra i volumi, lo scalare delle forme, le armonie dei colori, i superbi esiti tonali, la scansione delle luci e delle ombre, ma impone di intendere il valore degli spazi, così da coglierne l’enigma. Questo vale per i Paesaggi che Morandi era solito osservare attraverso una finestrina di pochi centimetri, ritagliata in un cartoncino, quasi fosse un mirino ottico, con la doppia finalità di definire e di isolare dal contesto, di indagare con un cannocchiale, ravvicinando oppure sfocando l’inquadratura, permettendo alla porzione di paesaggio delle sue speculazioni di essere riconoscibile e nello stesso tempo sfuggente”.

Per Sergio Risaliti, si tratta di “un confronto che non era mai stato tentato in modo così diretto. Morandi e Fontana sono assurti negli ultimi decenni a poli magnetici per le nuove generazioni smarrite alla ricerca di valori intramontabili nell’arte. Pur restando inconciliabili come due rette parallele, l’uno e l’altro hanno indirizzato lo sguardo verso l’infinito e l’invisibile. Fontana verso quanto di più lontano e irraggiungibile potesse esserci da osservare e rappresentare. Forando la superficie e tagliandola con chirurgica precisione, ha inteso porre fine alla tradizione figurativa occidentale aprendo una nuova era, quella di un’arte libera di circolare fuori dal mondo reale, non più prigioniera dello spazio e del tempo terrestre. Morandi non è uscito fuori dal suo studio, vivendo l’arte come una missione sublime, in modo monacale, tutto dedito alla poesia senza tempo del colore e delle forme. Imbrigliando l’irrappresentabile e l’irraffigurabile, ha scoperto la metafisica certezza dell’eterno tra oggetti domestici e nel paesaggio, sempre accordando l’assoluto del linguaggio pittorico al relativo dei sentimenti e delle sensazioni. A lui era caro l’infinito dell’invisibile. A Fontana l’invisibile dell’infinito”.

Nelle nature morte di Morandi il tempo si ferma, nei tagli di Fontana lo spazio si spalanca. Insieme, ci portano oltre il visibile, su quella soglia sottile dove finito e infinito si sfiorano. Un’esperienza che il pubblico continua ad affollare, confermando il CAMeC come uno dei poli culturali più vitali e sorprendenti della stagione espositiva italiana.

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