Follow the electoral law. Se non capisci perché, studiati il Rosatellum

Politica

Con l’anticiclone sahariano in cielo e le mutande da bagno in mare, l’italiano ha tutto il diritto di non lanciare neanche la solita occhiata sbilenca ai pastoni dei tiggì che fanno girare le facce dei politici sudaticci.

Il curioso che volesse dare una sbirciata ogni tanto per tirarsi su il morale, troverebbe un formicaio in alacre attività compilatoria di alleanze e liste elettorali. E se fosse così temerario da metterci anche l’orecchio per far combaciare video con audio, vedrebbe vacillare le sue poche certezze politiche, e potrebbe pensare che, tutto sommato, “un tuffo nell’acqua più blu-niente di più”, come cantava Alberto Radius della Formula Tre, è sempre preferibile.

Perché ci sarebbe un po’ di roba da capire sui nastri di partenza della campagna elettorale più strana (e strozzata) della storia repubblicana. Cerchiamo qualche bussola che ci orienti soprattutto nel quadrante del Centro-Sinistra, perché, per quel che si comprende, la Destra, convinta di stravincere, procede per la sua strada lasciando irrisolta solo la designazione del presidente del Consiglio, rinviata a dopo il verdetto elettorale.

Nel Centro-Sinistra è più complicato.

Intanto il taglio dei parlamentari duole di più quando l’aspettativa non è quella della vittoria e si sa in partenza che si lascerà a terra un po’ di gente, ma questo forse era stato messo nel conto un po’ da tutti quando si è scelto di fare gli “splendidi” seguendo la bava populista del parlamento bonsai.

Comunque una cosa è teorizzare, una cosa è vedere l’horror vacui che ti guarda in faccia e ti sghignazza addosso.

Ma qui siamo ancora nella psicologia.

Andiamo alla politica: molta gente si domanda con quale criterio si fanno gli sposalizi tra le sigle politiche. Cosa ha portato, per esempio Il movimento di Calenda a fare l’intesa con la Bonino o il giovane ministro degli Esteri ex grillino a fare l’accordo col vecchio democristiano noleggiatore di brand parlamentari certificati?

Collimanza ideologica? Forse anche: Calenda e Bonino parlano la stessa lingua e poi sotto il vello generoso della liberaldemocrazia ci possono stare proprio tutti. Ma, a guardar bene c’è soprattutto una necessità di legge. Perché le norme di contorno alle leggi elettorali impongono la raccolta delle firme per le liste che non abbiano una presenza parlamentare formalmente riconosciuta da almeno un anno prima dello scioglimento delle Camere.

Dunque se hai una sigla su cui appoggiare la tua lista non devi perdere la testa a ravanare il territorio alla ricerca delle firme. Ma bisogna guardare al Rosatellum anche per capire il resto del racconto.

Questa legge elettorale è un ibrido tra proporzionale e maggioritario: 256 deputati e 128 senatori saranno eletti col sistema proporzionale a lista bloccata (tanti voti prende la lista, tanti, percentualmente, saranno i parlamentari eletti secondo l’ordine di apparizione nell’elenco pubblicato- un solo seggio, scatta il primo, due seggi, scattano i primi due e via scorrendo), 144 deputati e 72 senatori saranno eletti con il maggioritario (collegi regionali “uninominali”, un solo candidato per lista o coalizione. Vince chi prende un voto in più degli altri concorrenti).

Accade che nel proporzionale si agitano le bandierine dei partiti, mentre nel maggioritario ci sarebbe posto anche per le coalizioni: un solo candidato per collegio per tutto il centro-destra o il centro-sinistra o altra coalizione. Il centro destra è già nella fase delle trattative delle candidature nell’uninominale distribuendosi i collegi “buoni” in base agli ultimi sondaggi. Il centro sinistra non si sa. Il partito che da’ le carte è quello di Letta, ma è letteralmente dilaniato tra il richiamo frontista rappresentato dalla vecchia strategia filo-contiana, e l’apertura al centrismo antigrillino che vede come interprete principale Calenda. Né manca il dilaniamento interno degli uscenti

Domanda: quale sarebbe la posta in gioco? Si ritiene che a mettere insieme tutte le forze anti-destra si riuscirebbe a spuntare qualche collegio uninominale in più (un numero che arriverebbe appena a due cifre). Per gli alleati “minori”, come Calenda, si tratterebbe forse di qualche seggio. Per altri alleati con il quorum ballerino, potrebbe rappresentare il viatico per salvare il leader e qualche notabile. Qualche esempio per comprendere di che numeri parliamo: 3% Camera proporzionale (ammesso che sia sufficiente) varrebbe 7/ 8 eletti, 5% 12/13, 8% 20, 22% 56/57. Al Senato tutto a metà.

Morale della favola.

La Destra, se la Sinistra non trova una quadra, rischia di portarsi a casa anche nell’uninominale una “vittoria esagerata”. La Sinistra la quadra rischia di non trovarla perché come si muove e si muove perde pezzi, al centro o a sinistra-sinistra. Proposta: perché non si fa promotrice di candidature uninominali fuori dai partiti (personalità che provengano dalla società, cultura, Accademia, sport) ma culturalmente assonanti? Così non ci sarebbero rospi da ingoiare per nessuno e, una volta tanto, si aprirebbe il Parlamento al Paese non con l’apriscatole dei tonni marca grilloparlante, ma con un po’ di gente qualificata che una mano d’aiuto potrebbe pure darla.

 

Pino Pisicchio – Professore ordinario di Diritto Pubblico comparato. Già deputato in varie legislature e capogruppo

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