Cingolani e la visione di Leonardo per la Sicurezza Globale

Con l’aggiornamento del piano industriale al 2030, l’amministratore delegato di Leonardo delinea una visione che va ben oltre i numeri — pur imponenti — del gruppo. Al centro c’è una riflessione profonda sulla natura mutata delle minacce, sul ruolo dell’intelligenza artificiale e sull’urgenza di ripensare l’architettura della protezione collettiva

La sicurezza non riguarda più soltanto il perimetro classico della difesa militare, ma investe direttamente la continuità economica e sociale degli Stati. Questa, in sintesi, la riflessione più strategica che meramente finanziaria che Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, ha illustrato presentando l’aggiornamento del Piano Industriale 2026-2030 aziendale. Una cornice che pone la questione non tanto di quanto cresce Leonardo, ma di perché il mondo ha bisogno di ciò che Leonardo produce. Certo, i numeri ci sono e sono robusti: ordini attesi a 32 miliardi di euro nel 2030, rispetto ai 23,8 del 2025, ricavi proiettati a 30 miliardi contro gli attuali 19,5, un EBITA che dovrebbe più che raddoppiare fino a 3,59 miliardi. Ma ciò che caratterizza la presentazione odierna, e che la distingue da un ordinario investor day, è la cornice concettuale entro cui Cingolani inscrive queste cifre.

La minaccia è cambiata, il perimetro della difesa anche

Il punto di partenza del ragionamento di Cingolani è una constatazione che, i conflitti attivi nel pianeta superano ormai la soglia di sessanta, e le minacce – missili ipersonici, vettori balistici, sciami di droni, attacchi cyber coordinati – si distinguono da quelle del passato non solo per la sofisticazione tecnologica, ma per la velocità con cui si dispiegano e per la scala a cui operano. Le recenti escalation nel Golfo hanno fornito una lezione empirica che Cingolani non lascia cadere nel vuoto: nessuno scudo aereo è realmente impenetrabile. La matematica è brutale: un’accuratezza del 94-95 per cento, che sembrava un traguardo ragguardevole, significa che su mille vettori lanciati cinquanta o sessanta possono comunque raggiungere il bersaglio. La risposta industriale a questo problema non è semplicemente costruire sistemi più precisi – impresa peraltro chimerica nel breve periodo – ma sviluppare la capacità di identificare, anticipare e neutralizzare le minacce prima che si avvicinino al bersaglio. E questo, come sottolinea Cingolani, è il territorio dell’intelligenza artificiale. Un’intelligenza artificiale che però – e qui l’ad è esplicito – deve supportare il processo decisionale umano senza sostituirlo nella scelta di chi colpire. Una distinzione che non è solo etica, ma operativa.

Dal kill chain al kill web: la logica del Michelangelo Dome

In questo quadro si colloca la scommessa più ambiziosa del piano: il Michelangelo Dome, presentato come la prima concreta applicazione della visione multidominio di Leonardo. Non si tratta di un sistema d’arma nel senso tradizionale del termine, bensì di un’architettura aperta, modulare e scalabile, concepita per integrare piattaforme eterogenee in una struttura di protezione dinamica e distribuita. Il cuore tecnologico è il modulo MC5, che consente l’interoperabilità tra sistemi diversi – indipendentemente dal produttore – con latenza ridotta e capacità di sincronizzazione dei dati assistita dall’IA.

La metafora che Cingolani usa per descrivere il salto concettuale è illuminante: si passa dalla kill chain – un approccio lineare fondato sul binomio “un sensore, un tiratore” – alla kill web, in cui ogni nodo della rete può attivare il migliore o il più opportuno degli assetti disponibili nel momento del bisogno. Non più una catena, ma un tessuto connettivo. Non più gerarchia sequenziale, ma intelligenza distribuita. Entro la fine del 2026, il primo componente del sistema sarà testato e consegnato in Ucraina: un banco di prova operativo in condizioni reali che difficilmente avrebbe potuto essere più esigente.

La dimensione italiana: Crosetto e la domanda urgente

La visione strategica di Cingolani si incontra, nella giornata odierna, con una domanda molto concreta proveniente dall’esecutivo italiano. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha convocato sabato scorso i principali attori dell’industria nazionale – una platea di circa cento aziende – per chiedere un’accelerazione produttiva in risposta al picco di domanda registrato sui mercati internazionali. La richiesta è specifica: radar e sistemi facilmente dispiegabili, da inviare in Medio Oriente nel giro di settimane. Non si tratta di un ingaggio operativo in senso proprio, precisa Cingolani, ma di una risposta a sollecitazioni di paesi amici che cercano capacità disponibili nell’immediato.

L’aneddoto è rivelatore di una tendenza strutturale: la domanda di sistemi di difesa non si esaurisce nella pianificazione a lungo termine, ma si alimenta anche di esigenze urgenti, spesso imprevedibili, generate da crisi in rapida evoluzione. Leonardo, con il portafoglio multidominio che si è costruita negli ultimi anni, è oggi in una posizione privilegiata per rispondere a entrambe le temporalità.

La guerra ibrida come prossima sfida

Guardando oltre gli orizzonti immediati, Cingolani si spinge a delineare quello che ritiene sarà il vero banco di prova della sicurezza europea una volta che i conflitti in corso si saranno – in qualche forma – conclusi. La guerra ibrida, non tradizionale, è la sfida per cui occorre tenersi pronti già ora. Attacchi alle infrastrutture critiche, manipolazione informativa, sabotaggio economico: forme di conflittualità che sfuggono alle categorie classiche della deterrenza e richiedono strumenti di risposta altrettanto sfuggenti e adattivi.

È qui, forse, che la visione di Cingolani acquista la sua dimensione più ambiziosa. Il piano al 2030 non è soltanto un programma di crescita industriale – per quanto i numeri parlino da soli, e confermino Leonardo tra i grandi protagonisti globali del settore aerospaziale e della difesa. È, prima di tutto, una proposta di architettura della sicurezza per un continente che sta riscoprendo, faticosamente, la necessità di difendersi.

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