Cinquant’anni dopo l’Apollo, l’umanità torna verso la Luna. Il lancio di Artemis II è previsto per le 18:24 ora locale del primo aprile dal Kennedy Space Center, ovvero le 00:24 italiane del 2 aprile. Questa volta a bordo ci sono esseri umani, e la posta in gioco è la ridefinizione degli equilibri geopolitici del dominio spaziale nel ventunesimo secolo.
Il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen sono in quarantena dal 26 gennaio, seguendo un programma di sonno controllato e piano nutrizionale rigoroso in vista del lancio. Saranno i primi esseri umani dal 1972 a osservare direttamente il lato nascosto della Luna, in una missione che non prevede ancora l’allunaggio ma che punta a validare i sistemi critici della capsula Orion: supporto vitale, navigazione, sicurezza. Un ruolo cruciale è affidato alla traiettoria di “ritorno libero”, che sfrutta la gravità lunare per garantire un rientro sicuro sulla Terra.
La missione
La strada verso il lancio non è stata priva di ostacoli. Il 2026 si era aperto con un lancio previsto per il 6 febbraio, poi rinviato al 6 marzo per problemi tecnici. Con il razzo già sulla rampa, nuovi test rivelavano una perdita di elio allo stadio superiore, costringendo a riportare l’SLS nell’edificio di assemblaggio. Solo il 20 marzo il lanciatore è tornato sulla piattaforma 39B. L’ultima variabile rimasta è il meteo su Cape Canaveral, notoriamente imprevedibile. I bollettini diffusi nelle ultime ore danno condizioni favorevoli.
La capsula Orion raggiungerà una distanza di circa 7.400 chilometri oltre il lato nascosto della Luna, segnando il record per una missione progettata per esseri umani. Il rientro avverrà a velocità superiori ai 40mila chilometri all’ora, con ammaraggio nell’Oceano Pacifico e recupero affidato alla Marina degli Stati Uniti. Numeri che misurano la portata tecnica dell’impresa.
Roma-Washington, un asse che guarda alla Luna
Intanto il 31 marzo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha firmato uno Statement of Intent con l’amministratore della NASA Jared Isaacman, alla presenza del presidente dell’ASI Teodoro Valente. L’intesa riguarda lo sviluppo congiunto di moduli abitativi, sistemi di comunicazione e attività scientifiche per la superficie lunare.
Al centro dell’accordo c’è il modulo MPH (Multi-Purpose Habitat) un progetto affidato dall’ASI a Thales Alenia Space, con il sistema di mobilità che sarà sviluppato da Astrobotic. Non è un contributo secondario: gli habitat pressurizzati sono l’infrastruttura fondamentale attorno a cui si costruisce qualsiasi presenza umana prolungata sulla superficie lunare. Senza di essi, la Luna resta un luogo da raggiungere, non da abitare. L’arrivo dei primi moduli italiani sulla superficie è atteso non prima del 2033.
Con questo accordo viene anche confermata la presenza di almeno un astronauta italiano nelle future missioni del programma Artemis, una garanzia che era già stata anticipata al Consiglio Ministeriale ESA di Brema nel novembre 2025, ma che con il congelamento del Lunar Gateway aveva perso certezze. Ora quella certezza è tornata, e si è spostata direttamente sulla superficie lunare.
La partita geopolitica dietro la missione
Artemis II è uno step nella nuova corsa allo spazio tra Washington e Pechino. Mentre la NASA rinviava l’allunaggio al 2028 e ridefiniva il proprio lanciatore, la Cina individuava una rosa di siti per lo sbarco dei propri astronauti. La corsa alla Luna è tornata ad avere la struttura bipolare che aveva caratterizzato la prima, ma questa volta le dinamiche industriali e diplomatiche sono molto più complesse, e il peso dei partner conta quanto quello dei protagonisti diretti.
In questo contesto, l’Italia ha saputo costruire una posizione. Non è un paese osservatore del programma Artemis: è un fornitore di infrastruttura critica, con tecnologie che saranno fisicamente presenti sulla superficie di un altro corpo celeste. Il distretto aerospaziale di Torino, Thales Alenia Space in prima fila, è oggi il centro di una catena del valore che va dall’orbita bassa alla Luna.




