“Dobbiamo utilizzare l’intelligenza artificiale per difenderci meglio, per poter coordinare sistemi complessi e delicati. Senza difesa non c’è vita.” Con queste parole il Senatore Maurizio Gasparri, Presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato della Repubblica, ha chiuso i lavori della tavola rotonda “Come l’IA ridefinisce l’ecosistema operativo militare?”. Un incontro che ha messo attorno allo stesso tavolo rappresentanti delle istituzioni militari e politiche, dell’industria nazionale della difesa e del mondo dell’innovazione tecnologica, tra gli altri gli interventi del Generale Stefano Del Col (Consiglio Supremo di Difesa), Claudio Catalano (IDV), Andrea Camaiora (The Skill), Alessandra Michelini (Telsy), Enrico Della Gatta (Fincantieri), Daniele Tonti (AIAD), Yehu Ofer (Odysight.AI), Antonio Sciuto (Elai) e Vincenzo Marziale (Thales Alenia Space).
Il fattore umano
Il filo conduttore della mattinata è stato il rapporto tra autonomia algoritmica e controllo umano. La domanda non è se l’intelligenza artificiale debba essere integrata nei sistemi operativi della difesa, ma a quali condizioni il presidio umano nel ciclo decisionale possa essere considerato reale e non meramente formale. La risposta emersa è netta: non basta inserire l’uomo nella catena di comando se non si investe in formazione, contesto e capacità effettiva di interpretare e contestualizzare gli output algoritmici. Il rischio, altrimenti, è quello di una compliance di facciata che non riduce l’autonomia delle macchine ma ne offusca soltanto la visibilità.
Integrazione multi-dominio
Sul fronte delle piattaforme terrestri la sfida è trasformare veicoli concepiti con logiche tradizionali in sistemi autonomi o optionally manned. Una transizione che non è solo tecnologica: richiede un aggiornamento profondo delle dottrine di impiego e degli standard di certificazione, in un contesto in cui il ritmo di sviluppo imposto dai conflitti in corso, dove dal requisito operativo al primo prototipo possono passare settimane, rende obsoleti i modelli di acquisizione pluridecennali dell’industria europea tradizionale.
Il dominio navale e underwater ha portato al tavolo una delle sfide fisiche più difficili, le comunicazioni subacquee, ancora oggi limitate alla propagazione acustica, che rendono i sistemi autonomi sottomarini praticamente ciechi appena si immergono. Un gap tecnologico che rende il dominio underwater il più promettente per l’applicazione delle nuove tecnologie, in un momento in cui la sicurezza di cavi, pipeline e gasdotti sui fondali è diventata una priorità strategica per l’intera economia globale.
Nello spazio è stata delineata una traiettoria già in atto, con l’integrazione dell’IA nei sistemi satellitari, dalla difesa cyber all’elaborazione in tempo reale dei dati di missione, diventata ormai un passaggio strutturale. La visione del cloud orbitale come architettura distribuita e sostanzialmente inafferrabile apre scenari inediti tanto per la continuità operativa quanto per la sovranità digitale.
Logistica d’avanguardia
Uno degli assi portanti della discussione ha riguardato la manutenzione predittiva, con esperienze dirette di applicazione dell’intelligenza artificiale alla gestione degli assetti: l’analisi dei dati sensoriali in tempo reale, l’individuazione precoce delle anomalie, la riduzione dei tempi di indisponibilità. Risultati già misurabili, tanto nei teatri operativi quanto nella gestione ordinaria delle flotte. La sfida è sviluppare la capacità di scalare questi approcci in ambienti ad alta criticità, con dati frammentati, contesti logistici in continua evoluzione e resistenze organizzative radicate.
Sovranità digitale
Il tema che ha attraversato trasversalmente ogni intervento è stato quello della sovranità digitale. La dipendenza da infrastrutture cloud e fornitori stranieri è una vulnerabilità strategica. I dati militari, classificati o meno, non possono risiedere fuori dalla giurisdizione nazionale senza compromettere l’autonomia decisionale del sistema Paese. La risposta richiede investimenti in data center sovrani, tecnologie crittografiche nazionali, incluse soluzioni quantum-ready già disponibili, e competenze specializzate capaci di supportare operazioni in ambienti contesi.
La difesa è vita
A chiudere i lavori è stato il Senatore Gasparri, con un intervento che ha saputo tenere insieme la dimensione strategica e quella etica. Il riferimento all’enciclica pontificia Magnifica Humanitas, con cui Papa Leone XIV ha scritto che “l’intelligenza artificiale deve essere disarmata”, richiamando l’analogia con il controllo del nucleare, non è stato letto come un freno, ma come un perimetro: “Ogni grande potere tecnologico deve essere accompagnato da un discernimento morale e da un controllo pubblico adeguati”. Un richiamo, ha precisato Gasparri, che non contraddice la necessità di investire in difesa e sicurezza, ma ne sottolinea la responsabilità: “Senza difesa non c’è vita.”




