In un contesto internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche e dalla necessità di ritrovare un equilibrio tra sicurezza e valori, l’eredità politica e spirituale di Konrad Adenauer continua a offrire spunti di grande attualità: dalla riconciliazione europea al rafforzamento del legame transatlantico, fino al ruolo delle radici cristiane nella promozione della democrazia e della libertà. La visione del primo Cancelliere della Repubblica Federale tedesca, fondata su cooperazione, responsabilità e integrazione, resta infatti un punto di riferimento per la costruzione di un ordine internazionale liberale e per il rilancio del progetto europeo. In questo quadro, ripubblichiamo di seguito l’intervento integrale (tradotto in italiano dal tedesco) di Michael Borchard, responsabile dei Servizi scientifici e dell’Archivio per la politica cristiano-democratica della Konrad Adenauer Stiftung, pronunciato in occasione dell’evento promosso dalla fondazione per i 150 anni dalla nascita di Adenauer, svoltosi il 12 febbraio 2026 presso la Residenza dell’Ambasciatore di Germania presso la Santa Sede, a Roma.
Adenauer e il cattolicesimo
Caro Bruno Kahl, potrebbe essere rischioso citare in presenza di titolari di cariche pubbliche, predecessori e predecessori, ma in questo caso la citazione è semplicemente troppo bella e utile. Anette Schavan, ex ambasciatrice tedesca presso il Vaticano, in un discorso in onore di un canonico della cattedrale di Colonia ha dato una definizione del cattolico renano, non priva di tratti autobiografici. Tipico del cattolico renano è essere serio nelle questioni concrete, pensare in modo indipendente, essere allo stesso tempo immune da un’autocertitudine che non ammette altro e mostrare disponibilità al compromesso. E poi aggiunge un dettaglio decisivo: il cattolico renano può anche essere a volte un filou (“monello”).
È forse proprio questa caratteristica del filou (“monello”), che non si può seriamente negare al cattolico renano Adenauer, a privare post mortem il cancelliere fondatore del suo forse più grande trionfo ecclesiastico: la beatificazione.
I suoi due compagni di lotta per un’Europa unita, il francese Robert Schuman e l’italiano Alcide De Gasperi, insieme a Konrad Adenauer parte della “Santa Trinità europea”, come già i contemporanei parlavano del trio con ammirazione e ironia, non sono ovviamente cattolici renani e quindi forse già un passo avanti, perché per Schuman e De Gasperi è già stata avviata la procedura che li porterà alla gloria degli altari, anche se entrambe le procedure sono in fase di stallo.
Nel caso di Adenauer, invece, non si è andati oltre un “Si potrebbe pensarci”, e si vede il vecchio signore con i suoi 150 anni seduto su una nuvola, onorato e divertito, che scuote la testa di fronte a tali follie terrene.
Probabilmente avrebbe guardato con lo stesso scetticismo paterno alle mie domande guida per il mio breve intervento, ma le pongo comunque: in primo luogo, che tipo di cattolicesimo era quello di Konrad Adenauer? Ovviamente renano, sì, ma cosa significava realmente per lui?
È vero lo stereotipo di Adenauer come anticlericale? Secondo: che tipo di influenza ha avuto questa caratteristica sulla sua politica?
Terzo, come criterio di valutazione importante per il ruolo di Adenauer come conciliatore, la domanda: la tolleranza renana di Adenauer nei confronti di altre fedi era strumentale e pragmatica o piuttosto influenzata dalla religione, o entrambe le cose? E, fondamentale, la quarta domanda: di che tipo è l’influenza cristiana sulla sua politica europea? Molte domande e il disperato tentativo di racchiudere tutto in appena 15 minuti.
Per anticipare subito il punto cruciale della prima domanda: Adenauer era un homo catholicus senza il minimo dubbio: un cattolico devoto che, anche in situazioni in cui anche ai più devoti sarebbe stata concessa la dispensa dal culto, insisteva per partecipare alla messa domenicale. Così accadde durante il suo leggendario viaggio a Mosca, dove trovò e visitò una chiesa, cosa già di per sé difficile.
Durante la sua detenzione nella prigione della Gestapo a Brauweiler, dopo l’attentato di Stauffenberg ad Adolf Hitler, nel 1944 fece portare nella sua cella un messale Schott per poter almeno celebrare la liturgia della parola.
Eppure, nel dubbio, in lui prevaleva sempre l’homo politicus sull’homo catholicus. Questa divisione ha senso, perché spiega che l’Adenauer politico fa alcune cose per ragioni di opportunità che sono impossibili per l’Adenauer tradizionalmente socializzato come cattolico.
La seconda moglie di Adenauer, Gussie, orgogliosa protestante, deve naturalmente convertirsi, cosa che non è facile né per lei né per i suoi genitori. Lo stesso Adenauer, che si aspetta questo sacrificio
secondo le consuetudini, già nel 1922, in occasione della Giornata dei cattolici a Monaco, che presiede in qualità di presidente, si esprime con convinzione a favore di una collaborazione politica interconfessionale. Solo così si può contrastare la minacciosa polarizzazione politica. Lo stesso Adenauer considererà in seguito come suo più grande successo il fatto di aver contribuito alla creazione del partito popolare CDU, dove la U sta per l’unione tra protestanti e cattolici.
Questa ambivalenza di Adenauer determinava anche il suo rapporto con il clero? Lo storico Heinz Hürten chiarisce che Adenauer, nonostante la sua spiccata autostima, non fu mai veramente anticlericale. “Egli si poneva nei confronti della gerarchia”, secondo Hürten, “con tradizionale deferenza, ma anche con piena consapevolezza della sua libertà d’azione e della sua responsabilità personale come laico”.
Per Adenauer, cattolico, era importante una ragionevole divisione dei compiti tra le due sfere. Egli concordava espressamente con l’affermazione del suo futuro importante compagno di viaggio cattolico Heinrich Krone, secondo cui la proclamazione dei principi guida, in particolare della libertà, che Adenauer considerava il vero obiettivo dei cristiani in politica, era compito delle Chiese, mentre la loro applicazione pratica era compito dei politici responsabili.
Ciò trova espressione esemplare nella sua controversia degli anni Venti con il cardinale Faulhaber di Monaco: come primo presidente del Katholikentag, secondo il giudizio della Schlesische Zeitung del 1922, Adenauer rimprovera il clero. In effetti, il renano rimprovera aspramente il cardinale monarchico di Monaco, che vede nella Repubblica di Weimar una violazione del giuramento. Secondo Adenauer, egli dovrebbe o astenersi da ogni attività politica o rivedere il suo atteggiamento ostile alla repubblica. Faulhaber è fuori di sé e vuole lasciare il Katholikentag. Adenauer si salva con pura astuzia ed evita lo scandalo. Faulhaber non riesce a trovare il suo cappello cardinalizio mentre cammina, Adenauer se ne accorge, interrompe il suo discorso e invita il principe della Chiesa a impartire la benedizione finale, cosa che questi non può rifiutare. La situazione è appena stata salvata. Anche questo getta luce sul cattolico e politico Adenauer.
Cambio di scena alla prima visita di Stato di Adenauer in Italia e in Vaticano con lo stesso schema di ambivalenza: l’udienza con Papa Pio XII, che Adenauer conosce bene fin dagli anni Venti, è una questione delicata per il presidente della CDU Adenauer. Proprio in questa fase iniziale, la diffidenza dei suoi compagni di partito protestanti è ancora alta e questa parte della sua visita a Roma viene osservata con occhio critico. Eppure, anche il sobrio e sicuro di sé renano è colpito dal timore reverenziale che suscita l’atmosfera del Vaticano. Anni dopo confessa a un suo amico ebreo, Nahum Goldmann, che a Bonn lo avevano esortato, soprattutto in considerazione del suo partito in patria, a non inginocchiarsi davanti al Papa, poiché era lì in qualità di Cancelliere tedesco e non di cattolico di Colonia. Ma “quando le porte a battenti si aprirono e il Santo Padre mi apparve in tutta la sua gloria, mi ritrovai in ginocchio prima ancora di rendermi conto di dove mi trovassi”.
Ma poi c’è anche il bellissimo aneddoto che dimostra la distanza di Adenauer: nel 1949, prima del suo incontro con il Papa a Roma, un conoscente gli chiede stupito se sia vero che fino a quel momento non fosse mai stato in Vaticano. Si dice che lui abbia risposto: “No. Pensa che metterei a repentaglio la mia fede cattolica?”.
La sua fede, tuttavia, non è tanto scossa dal Vaticano. È piuttosto il comportamento dei vescovi tedeschi durante il nazionalsocialismo che lo rende ancora più scettico e distante nei confronti del clero. La sua lettera al suo amico Bernard Custodis, parroco di Bonn, del febbraio 1946 mostra in modo quasi brutale la portata della sua delusione personale: scrive senza mezzi termini: “A mio parere, il popolo tedesco, i vescovi e il clero hanno una grande responsabilità per quanto accaduto nei campi di concentramento. È vero che forse in seguito non si poteva fare molto di più. La colpa risale a prima. Il popolo tedesco, compresi i vescovi e il clero (…) si è lasciato uniformare quasi senza opporre resistenza, anzi in parte con entusiasmo (…). È questa la sua colpa”. Secondo Adenauer, si sapeva “che la libertà personale e tutti i principi giuridici venivano calpestati, che nei campi di concentramento venivano commesse grandi crudeltà (…). I pogrom contro gli ebrei del 1933 e del 1938 avvennero alla luce del sole. (…). Credo che se i vescovi si fossero uniti tutti insieme in un determinato giorno per prendere pubblicamente posizione contro questo fenomeno dai loro pulpiti, avrebbero potuto impedire molte cose. Questo non è avvenuto e non ci sono scuse per questo”.
Ciò non sembrò dissuadere il resistente e pastore protestante Martin Niemöller dalle sue invettive contro Adenauer. Lo definì un fascista clericale e affermò che la sua repubblica e il suo governo erano stati “accolti in Vaticano e nati a Washington”.
La valutazione non potrebbe essere più distorta. La CDU era, per così dire, un movimento dal basso, fondato in modo decentralizzato in molti luoghi. Una fondazione che era nell’aria e che nel 1945 proveniva quasi senza eccezioni da persone che si erano opposte al regime, unita a una base quasi rivoluzionaria che si differenziava in modo così fondamentale da altre correnti ideologiche. Vale a dire il riferimento coerente alla visione cristiana dell’uomo, che fin dall’inizio è stata intesa in modo inclusivo e non esclusivo e che invitava tutti coloro che condividevano i valori derivanti da questa visione dell’uomo a partecipare! Il progetto della Repubblica Federale, la Costituzione, l’economia sociale di mercato, tutto questo derivava da questa visione, ma non dalla politica ecclesiastica.
Quando, sedici anni dopo, Rainer Barzel, futuro presidente federale della CDU, scrisse un memorandum in cui chiedeva sostanzialmente alla CDU di orientarsi maggiormente ai dieci comandamenti, temendo che il partito stesse diventando troppo liberista dal punto di vista economico, Adenauer gli diede un rifiuto inequivocabile: era una posizione troppo ecclesiastica per lui. “Dato che il pensiero ecclesiastico sta rapidamente scomparendo dal nostro popolo (…), dobbiamo stare attenti a non fare nulla che possa dissuadere i liberali di entrambe le confessioni dal votare per noi. Senza i voti liberali non possiamo ottenere la maggioranza in Germania. […] Quando leggo una frase del genere, penso sempre a un cattolico medio o a un protestante liberale che legge: “Sottoponiamo la nostra politica al comandamento di Dio!”. Devo dirvi onestamente che la cosa mi imbarazza un po’. E ripeto: non lo facciamo! Signori! Non lasciamoci ingannare! Non agiamo contro il comandamento di Dio, ma non sottoponiamo nemmeno la nostra politica al comandamento di Dio”.
Non facciamoci illudere! Non agiamo contro il comandamento di Dio, ma non sottoponiamo nemmeno la nostra politica al comandamento di Dio”. Ancora oggi vale la massima di Adenauer secondo cui la visione cristiana dell’uomo è il fondamento valoriale della libertà responsabile. In questo senso, come afferma nel 1962 al Tagespost, il cristianesimo «la forza più potente che plasma e sostiene la società».
Questo ci porta alla terza domanda: quale ruolo ha avuto la fede di Adenauer nella riconciliazione? Dopo la Shoah e dopo la guerra, due sviluppi sono stati spesso definiti miracolosi, perché in entrambi i casi le divisioni sembravano insormontabili: il riavvicinamento franco-tedesco e la cooperazione con Israele. Entrambi sono caratterizzati da tracce religiose. L’incontro tra Konrad Adenauer e Charles de Gaulle nella residenza privata del generale, che ha gettato le basi per il riavvicinamento tra i due ex nemici giurati Germania e Francia e ha costituito un tassello importante nella costruzione dell’Europa comune, è stato recentemente ripreso in un film degno di nota, Ein Tag im September (Un giorno di settembre). Nel film c’è una scena chiave in cui Adenauer regala alla coppia De Gaulle una preziosa Pietà. Secondo la moglie di De Gaulle, essa è un segno di sofferenza e dolore, ma anche di riconciliazione. È stata la comune fede cattolica e la conseguente distanza dal nazionalsocialismo che ha reso possibile l’epocale avvicinamento tra i due uomini e i loro Paesi.
Lo stesso vale per l’avvicinamento a Israele. Oggi si sostiene talvolta che Adenauer abbia compiuto questo passo solo per ragioni pragmatiche, nell’ottica di un whitewashing. Ciò non corrisponde al vero. Naturalmente voleva ottenere il biglietto d’ingresso per rientrare nella cerchia delle nazioni consolidate. Ma la grande simpatia per il popolo ebraico, che è in parte la spiegazione del perché proprio Adenauer sia stato combattuto così aspramente dagli scagnozzi nazisti, ha origini religiose. Essa ha inizio nel suo liceo cattolico, dove regna una buona convivenza tra studenti ebrei e cristiani. Continua con i suoi amici ebrei, i suoi sostenitori, i suoi collaboratori e si manifesta in particolare nell’impegno di Adenauer per il sionismo come membro dell’organizzazione lobbistica sionista degli anni Venti, il Comitato Pro-Palestina, e infine nell’impegno del Cancelliere federale per il risarcimento, che ha dovuto far passare contro una forte opposizione da parte della politica e della popolazione. Per Adenauer era inconcepibile un cattolicesimo che non si basasse sul fatto che Gesù era vissuto come ebreo.
Senza questa componente religiosa, sarebbe difficile spiegare la sua iniziativa nei confronti di Israele e degli ebrei. Nel 1966, in Israele, egli stesso parla di un profondo “impegno interiore” che lo ha guidato. E annovera gli ebrei tra ciò che lui definiva, in termini che oggi ci sembrano molto antiquati ed esclusivi, cultura occidentale, che per lui attinge dalle fonti cristiano-ebraico-umanistiche e che allo stesso tempo è il legame che unisce i popoli europei.
Questo ci porta automaticamente all’ultima quarta domanda. Quanto è importante per lui la fede cristiana in Europa: pragmatismo e baluardo anticomunista o radici più profonde?
Proprio uno dei padri fondatori della dottrina giuridica tedesca, Ernst-Wolfgang Böckenförde, che attribuiva alle religioni un ruolo così importante in un sistema statale fondato sui valori, nel 1961 avanzò una tesi avventurosa sulla rivista cattolica Hochland. Secondo lui, la Chiesa cattolica avrebbe una certa affinità con i regimi autoritari. Inoltre, sottolineò il suo anti-liberalismo e riconobbe nell’anti-bolscevismo un importante punto in comune nel pensiero dei nazionalsocialisti e dei cattolici. Soprattutto su questa base, spiegò un certo avvicinamento della Chiesa cattolica al nazionalsocialismo e poi, dopo la guerra, una continuazione senza soluzione di continuità nella lotta contro il bolscevismo, a cui tutto il resto è subordinato. Il governo federale tedesco sarebbe stato un sostenitore disponibile in questo senso.
È innegabile che anche Adenauer durante la Guerra Fredda abbia sottolineato le differenze culturali rispetto all’Unione Sovietica, ma questa non era certamente l’unica motivazione. Nel 1952 scriverà: “Un’Europa unita sarebbe una necessità imperativa anche se non esistesse alcuna minaccia sovietica”. Una prova lampante di ciò è che Adenauer non ha promosso un’Europa unita solo sotto l’influenza della guerra mondiale e della Guerra Fredda. Già nel 1922 era diventato membro dell’Unione Paneuropea di Richard Coudenhove-Kalergi. Già allora sottolineava il fondamento comune dei valori cristiani.
Eppure l’ora zero dopo la guerra ha avuto un ruolo importante. Gli storici mettono giustamente in dubbio che nel 1945 ci sia stata davvero un’ora zero, ma in un caso tutti concordano nel riconoscere una grande innovazione, ovvero nel sistema dei partiti. L’idea della democrazia cristiana, non devo sottolinearlo nel paese di Luigi Sturzo, era già presente molto prima della guerra, ma in Germania, Francia e anche in Italia il crollo totale fu l’impulso per la svolta di questi partiti. Lo dico perché la democrazia cristiana e il processo di unificazione europea sono inseparabili. Il progetto per la casa comune europea, per la sussidiarietà, per l’antitotalitarismo rimane infatti l’immagine cristiana dell’uomo, l’idea della libertà personale che deriva dalla dignità inalienabile dell’uomo, così come ne deriva anche il fatto che questa libertà va sempre di pari passo con la responsabilità. “In nessun altro ambito il cristianesimo, la convinzione cristiana, si manifesta con più forza che nel desiderio di libertà”, afferma Adenauer.
Dopo aver già menzionato Papa Pio XII, che per la sua simpatia verso la Germania era soprannominato il “Papa tedesco”, è logico concludere con il “vero Papa tedesco”, Benedetto XVI. Il fatto che nel suo libro Ultime conversazioni, scritto poco prima della sua morte, si sia definito “adenaueriano” è più di una bella battuta tardiva per il cattolico Adenauer. Il destinatario stesso non solo ne avrebbe preso atto con soddisfazione, ma avrebbe anche apprezzato la motivazione: Adenauer aveva insistito per raggiungere l’unità tedesca solo nella libertà.
Nel 1948 Adenauer disse: “La libertà personale è, e rimane, il bene più prezioso dell’uomo!”. Nel 150esimo anniversario della sua nascita, ciò deve essere accompagnato dall’urgente consapevolezza di Adenauer che questa libertà non è protetta da altri, ma deve essere garantita dalla forza propria dell’Europa.
Grazie per la vostra attenzione, sono felice di poter essere nella città più bella del mondo.




