Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi diceva il poeta, e qui siamo di fronte certamente all’amore, e in più al fantasma, vale a dire al mistero, personale e collettivo. In altre parole: Aqua. Ventuno giorni con l’acqua alla gola, il romanzo di Paolo Asti presentato al Salone di Torino, da poco in libreria, è un viaggio a ritmo serrato alla scoperta di qualcosa che da una parte ha a che fare con il filo, o l’intreccio, dei misteri italiani -uno su tutti, il caso Orlandi- dall’altra parte con una suggestione ipnotica. Che come tutte le suggestioni e deliri, in fondo è una ricerca di sé.

Un romanzo di formazione, quindi, che strizza l’occhio alla spy story, ma nel quale, appunto, l’accumulo di fatti e di misteri e di noir è un correlato (oggettivo) inevitabile di uno stare al mondo perfino introspettivo. Il protagonista è un aristocratico romano di nome Rocco Chigi, con un passato da militare e nella gestione di affari spesso delicati e riservati, che ha scelto di seguire la sua passione per l’arte e conduce una vita agiata, agisce una mondanità stabilizzata, sembra per un momento essersi ritirato dalla storia.
Ma ci si può davvero ritirare dalla storia, o anche solo dal proprio carattere? Non si può. Saranno una serie di messaggi, scritti con il rossetto da una donna, contenenti indovinelli istruiti ed enigmi, a riportare Chigi per le vie e sottovie del mondo. In fondo alla ricerca di se stesso.
È questo il punto di partenza del romanzo, che, come accennato, esplora le vene più oscure dell’Italia contemporanea in quanto crocevia di misteri, e lo fa con un linguaggio vivo, accumulando luoghi, fatti, situazioni e stereotipi scelti, verosimiglianze e inverosimiglianze, con un certo tratto sapiente e gusto dell’ars combinatoria. Lingua e stile che tra l’altro riflettono una grande passione d’autore, il jazz. Asti, del resto, è stato definito un “agitatore culturale”e ha dalla sua un approccio, sia autoriale che di vita (è un imprenditore) sempre imprevedibile, curioso, e all’occorrenza “disruptive”.

Ma, tornando al libro, è bello pensare e tutte le situazioni, i viaggi, gli smoking e lo champagne, i giri a Roma, Milano, New York, Rio de Janeiro, Singapore, gli intrighi i misteri, siano vento che “mugghia come fa mar per tempesta”, mentre il narrare, alla fine serve a una cosa: riconoscersi. Appunto: blidungsroman. Romanzo di Formazione.




