Ucraina, un’interessante testimonianza di un osservatore sul campo

Intervista al presidente onorario di Italia Ucraina Maidan, Fabio Prevedello

La guerra in Ucraina lascerà un segno indelebile, sia sugli equilibri geopolitici dell’Europa sia sui milioni di civili toccati dal conflitto. È difficile oggi fare previsioni sul futuro dell’Ucraina ma resta la consapevolezza dell’esistenza di un’emergenza che va risolta: l’Associazione Culturale Europea Italia- Ucraina Maidan nasce a Milano nel 2014 da un’idea di Fabio Prevedello che oggi è Presidente onorario. Ne abbiamo raccolto la testimonianza su ciò che ha visto in Ucraina e su come vede l’evoluzione della guerra.

Come nasce la vostra associazione?

La nostra associazione nasce nel 2010 e non avendo poteri, diciamo così, di poter vedere nel futuro il nome che abbiamo scelto nulla c’entra con la rivoluzione di piazza. Ci siamo chiamati così perché per noi italiani la piazza è il punto di partenza e di ritrovo per i bambini per gli adulti e per gli anziani. Nulla c’entra con il dato politico perché era il 2010 e piazza Maidan, come sappiamo, è venuta ben quattro anni dopo.

Qual è stato il supporto che avete dato una volta che è iniziato il grande esodo dall’Ucraina con la guerra?

Noi abbiamo iniziato nel 2014 ad aiutare le persone che erano colpite dalla guerra. Per otto anni abbiamo portato in Ucraina più di 300 tonnellate di aiuti umanitari. Questo ci ha permesso di sviluppare una certa esperienza nella movimentazione di carichi, dal piccolo furgone a quelli più pesanti. Tutto quello che abbiamo fatto è stato fatto in modo regolare, con documenti di trasporto e bolle doganali. Tant’è che nel 2018 il presidente Poroshenko mi ha conferito, in qualità di presidente, un’onorificenza che si chiama di terzo grado scelto: questa onorificenza, da quando esiste la Repubblica Ucraina nel 1991, è stata conferita a solo cinque realtà dell’Unione Europea.

Quali altre attività di sostegno avete svolto?

Abbiamo sempre aiutato orfanotrofi, centri anziani, centri profughi e centri di sostegno per le famiglie bisognose. In molte volte ci siamo ritrovati anche ad aiutare e sostenere degli ospedali. Abbiamo ricostruito una sala operatoria nell’ospedale di Svitlodarsk vicino a Sloviansk, nella regione di Lugansk e da un mese a questa parte stiamo cercando inoltre di sostenere le varie realtà italiane e ucraine per coordinare gli sforzi e poter riuscire a unirsi con un comune coordinamento.

Chi c’è in Ucraina oltre Zelensky?

Da un punto di vista di realtà politica, in Ucraina, in questo momento, è abbastanza difficile trovare delle differenziazioni e che anche quelle che prima erano delle differenti vedute dei vari partiti si sono andate ad annullare per sostenere in blocco il Presidente Zelensky. Anche l’ex Presidente Petro Poroshenko o Yulia Tymoshenko, leader ed avversari nelle elezioni presidenziali, in questo momento, sono assolutamente a sostegno del governo del Presidente Zelensky. In questo momento a livello politico, ci sono gli ucraini e nulla più.

Quale sarà il futuro dell’Ucraina dopo la guerra?

Il problema è capire quando finirà la guerra e cosa resterà dell’Ucraina. Prima del 2014, credo che l’80% degli ucraini non fosse interessato né all’Unione europea né alla Nato. Io mi ricordo quando frequentavo amici ucraini e spiegavo come funzionasse l’Unione europea mi guardavano estremamente scettici e ritenevano che il loro paese non potesse mai divenirne parte perché tutto è troppo caro. La paura era quella di essere spiazzati dalla potenza economica degli altri Stati. L’avvicinamento con l’Unione europea è iniziato all’epoca di Yanukovich. Oggi una grossa parte dell’Ucraina è stata purtroppo bombardata. Ci sono città ucraine dove il 70/80% delle case sono state bombardate, dove il 40-45% sono state distrutte. Credo che avrà grossissime difficoltà a rapportarsi a qualsiasi blocco, anche restando indipendente. Sicuramente punteranno sempre a un avvicinamento all’Unione Europea, anche perché si sentono sicuramente molto più vicini a una mentalità mitteleuropea.

Quale potrebbe essere il futuro del Donbass? Come si gestiranno i rapporti di una Regione che poi diventerà di fatto indipendente?

Partiamo dal fatto che il Donbass non è una regione ma tre macroregioni. È un po’ come parlare di Padania in Italia. La Padania non è solo la Lombardia, ma va a toccare quattro regioni che coprono una vasta area geografica. Fino a prima dell’invasione russa della Crimea, la Crimea si trovava all’interno dei confini ucraini come repubblica autonoma solamente in ambito di sanità e difesa e moneta. La Crimea affidò questa sovranità al governo centrale, ma tutto il resto era gestito dalla Crimea, avendo una indipendenza più ampia rispetto a quella che ha oggi l’Alto Adige. Non so quanto la Russia possa accettare un Donbass ucraino libero e indipendente, dato che punta all’annessione di zone particolarmente ricche di metalli preziosi e di minerali e il know how tecnologico di cui oggi la Russia ha disperatamente bisogno.

Ad oggi in Ucraina esistono gruppi di estrema destra e quanto potere hanno?

Assolutamente sì, esistono. Esistono due realtà di estrema destra, Pravy Sektor che è considerabile la nostra Forza Nuova o la nostra Casapound e l’altra Svoboda, più simile a Fratelli d’Italia. Questi due partiti messi insieme non sono riusciti a superare la soglia di sbarramento del 3% per entrare in Parlamento. Insieme hanno totalizzato il 2,075%. Se questi due partiti, con queste percentuali, sono un pericolo cosa dovremmo dire dei partiti di estrema destra in Germania che hanno percentuali otto\nove volte superiori? Sì, c’è un battaglione di nazisti ma si tratta di 3000 persone che si rifanno a un’idea politica di destra, su un popolo di 44 milioni di abitanti.

Il conflitto segna la fine di Putin?

Non so se sono vere le voci del male che ha Putin, credo che come tanti dittatori del passato voglia lasciare un segno indelebile nella storia del suo paese e potrebbe essere questa guerra dove lui vorrà uscirne mediaticamente come vincitore, in modo che, un domani che lascerà il potere, venga ricordato su tutti i libri di storia russi come uno dei più grandi condottieri e leader che la Russia abbia mai avuto. Questa ovviamente è la visione di Putin.

 

Francesco Fatone – Giornalista

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