Dopo la condanna in primo grado dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy per il caso dei presunti finanziamenti libici alla sua campagna elettorale del 2007, la giustizia d’Oltralpe torna al centro del dibattito internazionale. L’ex capo di Stato è stato riconosciuto colpevole per associazione per delinquere, ma assolto dalle accuse di corruzione e finanziamento illecito, in un procedimento che ha suscitato molte perplessità tra i giuristi. Ne abbiamo parlato con Guido Carlo Alleva, founder partner di Studio Alleva & Associati, che analizza le peculiarità giuridiche del caso e riflette sui principi fondamentali della presunzione d’innocenza e delle garanzie difensive.
Ritiene giustificata la decisione del Tribunale Correzionale di Parigi riguardo all’esecuzione provvisoria della sentenza di condanna di primo grado che ha visto la reclusione dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy?
Come prima cosa, è importante segnalare che non ho dimestichezza diretta con le carte della vicenda giudiziaria legata all’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, e che dunque le mie riflessioni sono quelle di un privato cittadino che si è documentato solo in base a quello che è stato pubblicato sulla stampa. Detto questo, francamente, non ravviso oggettivamente alcuna ragione per tale misura. Penso che il principio fondamentale per cui la persona è presunta innocente – ed è innocente – fino a sentenza definitiva di condanna valga come principio generale in termini assoluti. Nel nostro sistema rarissimamente si vede l’adozione di misure cautelari dopo la sentenza di condanna di primo grado, dovendovi necessariamente essere presenti delle ragioni di natura per l’appunto cautelare: pericolo di fuga, pericolo di reiterazione delle condotte criminose e pericolo di inquinamento delle prove che, capite bene, all’esito di un processo non avrebbe neanche senso ipotizzare. Devo dire che sono rimasto perplesso.
La reclusione, dunque, precede il ricorso in appello? Quali ipotizza potrebbero essere i prossimi sviluppi della vicenda?
Mi pare di comprendere che in Francia il secondo grado, cioè il giudizio d’appello, sia ancora un giudizio di merito, esattamente come avviene nel nostro sistema, avendo la Francia un sistema di tradizione continentale come il nostro. Quindi, ci sarà un processo d’appello in cui verrà ridiscusso tutto il tema di merito. I tempi non è dato conoscerli. Faccio notare che la sentenza è arrivata dopo un’indagine durata dieci anni. Stiamo parlando quindi di tanto tempo rispetto ai fatti, e mi auguro per il signor Sarkozy che i tempi dell’appello siano veloci. Francamente mi auguro che nel frattempo venga rimesso in libertà.
Entrando nel merito della condanna, quali aspetti della sentenza la lasciano più perplesso?
Qui c’è il merito della situazione, perché l’ex Presidente francese è stato condannato esclusivamente per il reato di associazione per delinquere, la quale è stata ritenuta fra lui e i suoi collaboratori che si sarebbero spesi con l’autorità libica perché la medesima garantisse dei finanziamenti alla campagna elettorale del Presidente. Però Sarkozy è stato assolto sia per il finanziamento illecito sia per un’ipotesi di corruzione.
Dunque cosa dice la sentenza?
Che Sarkozy non poteva non sapere che i suoi collaboratori avevano interessato l’autorità o dei soggetti vicini all’autorità libica al fine di ottenere questi finanziamenti, che poi mi par di capire in realtà non siano stati ottenuti. Però, ecco, sono rimasto molto colpito dal fatto che Sarkozy sia stato condannato esclusivamente per l’associazione per delinquere e non per il reato fine che sarebbe stato, per l’appunto, quello di finanziamento o di corruzione. Questa associazione per delinquere si sarebbe in qualche modo manifestata esclusivamente con i propri collaboratori ed esclusivamente rispetto al procacciamento che lui avrebbe avallato, senza sinceramente che ricorrano degli altri elementi abbastanza tipici del reato associativo e cioè l’essere l’associazione per delinquere una sorta di organizzazione criminosa diretta a commettere una pluralità di fatti di reato genericamente intesi.
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