La visita del Primo Ministro dell’India, Narendra Modi, che ha incontrato prima il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, poi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Villa Pamphilj, ha formalizzato l’irrobustirsi di una relazione tra i due Paesi che, se fino a ieri era prevalentemente commerciale, diventa adesso qualcosa di strutturalmente più profondo: un Partenariato Strategico Speciale che eleva Roma a interlocutore europeo privilegiato di Nuova Delhi, e Nuova Delhi a perno indispensabile della proiezione mediterranea e indo-pacifica dell’Italia.
La difesa come linguaggio della fiducia
Quello tra Modi e Meloni è il settimo incontro bilaterale tra i due capi di governo in tre anni, e quello odierno è servito a fissare i pinti del Piano d’azione strategico congiunto 2025-2029. Il programma impegna i due Paesi a una Roadmap Industriale della Difesa, alla co-produzione, al co-sviluppo, alla ricerca nel settore della difesa, alla cooperazione marittima, alla cybersicurezza e al contrasto al cybercrime. La visita a Nuova Delhi del Ministro della Difesa Guido Crosetto alla fine di aprile aveva già preparato il terreno, creando uno slancio che la visita di Modi ha contribuito a finalizzare.
Modi, in dichiarazioni pubbliche rilasciate durante la visita, ha definito la cooperazione nella difesa come un simbolo di fiducia tra i due Paesi. “Fiducia” che, nella difesa significa co-responsabilità nella catena di fornitura, condivisione di tecnologie sensibili, integrazione operativa. È qualcosa che l’India non concede a tutti, e che colloca il rapporto con Roma su un piano qualitativamente diverso da quello con molti altri partner europei.
Cooperazione industriale
Tra le aziende presenti al pranzo di lavoro con i vertici industriali dei due Paesi figurano Leonardo e Fincantieri, i due pilastri del sistema difesa-industria italiano. Leonardo, protagonista del programma GCAP, del futuro caccia di sesta generazione sviluppato con Giappone e Regno Unito, e fornitore di piattaforme aeronautiche e sistemi elettronici per decine di forze armate nel mondo, ha da tempo identificato l’India come mercato strategico di riferimento nell’Asia meridionale. L’India, dal canto suo, persegue da anni la politica “Make in India” nel settore della difesa, con l’obiettivo dichiarato di diventare tra i primi esportatori mondiali di sistemi d’arma entro il 2030.
Lo spazio come nuova frontiera bilaterale
Meloni e Modi hanno anche dichiarato che la cooperazione si estende anche al settore spaziale. L’India ha compiuto nell’ultimo decennio un vero e proprio salto tecnologico e industriale nello spazio. La missione Chandrayaan-3, atterrata sul polo sud lunare nell’agosto 2023, ha consegnato all’ISRO (Indian Space Research Organisation) un primato mondiale e una credibilità internazionale senza precedenti. Il programma di lanciatori PSLV e GSLV ha reso l’India un fornitore affidabile di servizi di lancio a costi competitivi. Gaganyaan, il programma di volo umano orbitale, è in fase avanzata di sviluppo.
La convergenza tra i sistemi dello spazio italiano ed indiano è dunque naturale e al tempo stesso ancora largamente inesplorata. I settori di potenziale collaborazione vanno dall’osservazione della Terra (dove l’Italia ha capacità di eccellenza con la costellazione COSMO-SkyMed) ai satelliti per telecomunicazioni, dalla navigazione alla gestione del traffico spaziale, fino alle applicazioni dual-use che sempre più caratterizzano il segmento commerciale del new space. Meloni e Modi hanno parlato esplicitamente della volontà di creare sinergie tra il manifatturiero italiano e il dinamismo dell’ecosistema innovativo indiano, che conta oltre cento unicorni (imprese non ancora quotate in borsa che hanno raggiunto una valutazione di mercato superiore a un miliardo di dollari) e duecentomila start-up.
La geometria dell’Indo-Mediterraneo
La visita di Modi si inserisce in un quadro più ampio per l’India. La tappa romana è stata l’ultima di un viaggio che lo ha portato agli Emirati Arabi Uniti, in Olanda, in Svezia e in Norvegia: un arco strategico occidentale che traccia la direzione della diplomazia di Nuova Delhi in un momento in cui la competizione tra grandi potenze si è riorganizzata attorno alle catene di fornitura tecnologica e agli accessi ai domini emergenti. L’intesa tra Italia e India ha anche una concretezza commerciale precisa con il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), annunciato al G20 di Nuova Delhi nel 2023 e che, nonostante le tensioni successive, resta centrale nell’agenda dei due Paesi, soprattutto in virtù della forte relazione comune con gli Emirati Arabi Uniti.
Obiettivi e prospettive
La Dichiarazione congiunta adottata da Meloni e Modi eleva formalmente le relazioni al rango di Partenariato Strategico Speciale, con l’obiettivo di portare l’interscambio commerciale a venti miliardi di euro entro il 2029, anche attraverso l’accordo di libero scambio tra Unione europea e India. Tra i settori prioritari figurano difesa e aerospazio, tecnologie pulite, macchinari, componenti automobilistici, farmaceutici, agroalimentare e manifattura avanzata. Sono stati firmati accordi specifici in materia di trasporto marittimo, minerali critici, istruzione superiore e cooperazione museale.
Il vero banco di prova, tuttavia, sarà la capacità delle rispettive industrie di tradurre le intenzioni politiche in contratti, joint venture e co-sviluppi concreti. Nel settore della difesa, questo significa affrontare i nodi regolatori legati ai trasferimenti tecnologici, alle clausole di offset, alle certificazioni dual-use. Nel settore spaziale, significa costruire un quadro istituzionale ASI-ISRO che vada oltre gli accordi quadro e si materializzi in programmi comuni finanziati e con scadenze definite.




