Finanziaria a tempo di record in un Parlamento quasi esautorato. La manovra di bilancio 2022 tra scadenze istituzionali e prospettive elettorali

La Sessione di bilancio ha preso avvio con la pronuncia del Presidente del Senato il 16 novembre scorso sul contenuto proprio del disegno di legge 2448 con lo stralcio di alcuni articoli riguardanti norme ordinamentali. I tempi sono stati inesorabilmente compressi dai ritardi tra l’approvazione in Consiglio dei Ministri dello scorso 28 ottobre e la presentazione in Parlamento.

I documenti sono completi nella forma della relazione tecnica e nella sostanza con la bollinatura a conferma della serietà del lavoro fatto dal Governo senza le disgustose e irritanti polemiche del passato verso la Ragioneria. Puntuale è la rappresentazione degli obiettivi e delle singole azioni. È articolata in 34 missioni e in 721 programmi di spesa suddividi in azioni.

La manovra di 199 articoli oltre quelli per gli stati di previsione dei dicasteri è accompagnata unicamente dal decreto fiscale 146 che definisce le misure per l’assegno universale e per i servizi e valorizzazione della famiglia insieme alla dotazione finanziaria per la riforma fiscale.

È su questo punto che le posizioni sono divergenti nella maggioranza e con le forze sindacali sul come destinare gli otto miliardi, le risorse disponibili per la riduzione della pressione fiscale con un triplice ventaglio di ipotesi: contenimento del cuneo fiscale, Irap, oppure rimodulazione della curva irpef con intervento sulle aliquote intermedie.

Non sono scelte facili nel trovare un equilibrio politico tra forze con visioni divergenti perché si ripropone il dilemma se privilegiare l’impresa o le famiglie e quindi se guardare a migliori condizioni per lo sviluppo agendo sui fattori di competitività intervenendo sul cuneo fiscale oppure con misure più generose per le famiglie di lavoratori e pensionati.

Questo intervallo non è stato tempo sprecato se è vero che la cabina di regia di Palazzo Chigi ha proceduto alla ulteriore messa a punto di alcune misure legislative perfezionando disposizioni che avevano generato allarme e preoccupazione come nel caso dei bonus e degli incentivi fiscali alle ristrutturazioni in edilizia.

La drastica riduzione dei bonus in questo comparto avrebbe determinato una confusione generale nel sistema trattandosi di investimenti che richiedono orizzonti pluriennali e tempi di realizzazione che non coincidono con le scadenze temporali fiscali.

Del resto il bonus nell’edilizia ha determinato un volume di oltre 57 mila pratiche e quasi 10 miliardi di investimenti.

Una pericolosa asimmetria tra cronoprogrammi dello stato di avanzamento dei lavori e scadenze fiscali avrebbe determinato incertezze e confusione. Tutto ciò in un momento di ripresa economica che ha evidenziato la lievitazione dei costi dei materiali con conseguenze sui preventivi di spesa, su procedimenti complessi come le delibere assembleari, sulla revisione prezzi, sui tanti soggetti coinvolti (amministratori progettisti, famiglie, condomini, banche, imprese).

Alla lievitazione dei costi si è aggiunta la carenza di materie prime come ferro e legname, di materiali come i ponteggi per le costruzioni e perfino di manodopera che preferisce il reddito di cittadinanza piuttosto che affrontare esperienze lavorative fuori sede.

Non c’è solo il problema dei chip per la manifattura dell’automotive o delle integrazioni nelle catene di fornitura e di valore. Di questo è bene tenere conto. Non è sufficiente porre lo sguardo ad episodi diffusi di truffe nelle erogazioni a chi non ne aveva diritto. C’è anche un problema culturale che merita di essere affrontato. In questo senso appaiono positivi i correttivi per limitarne gli abusi rafforzando i controlli preventivi.

Il lavoro della cabina di regia ha consentito di aggiustare la manovra facilitando il procedimento legislativo in senso stretto, eliminando tensioni politiche, anche se le norme regolamentari che disciplinano la Sessione di Bilancio ormai saranno rispettate solo formalmente.

In poco più di un mese si dovrà fare quello che un tempo si faceva in tre mesi!

Altre questioni sono ancora sospese come la riforma delle pensioni su cui le posizioni sono divergenti.

Le commissioni parlamentari, soprattutto la commissione Bilancio, non potranno svolgere quella azione penetrante sulle singole disposizioni legislative così come il lavoro istruttorio e di “lettura” della politica piuttosto che operato dalle strutture tecniche parlamentari.

Le forze politiche non potranno svolgere quel confronto di merito che consente di entrare nello specifico, di valorizzare la propria cultura programmatica e valoriale, ma dovranno limitarsi a guardare le grandi scelte, i grandi aggregati finanziari cercando di alzare qualche effimero successo.

Del resto, sono molti anni che il Parlamento è chiamato a ratificare la decisione di bilancio senza incidere sui saldi di bilancio perché la Finanziaria è nelle sole mani del Governo stretto tra vincoli europei e vincolo interno del debito pubblico. La finanziaria ha ormai perso il significato che aveva quando fu predisposta per la prima volta nel 1978 da Filippo Maria Pandolfi dopo la riforma della legge di contabilità 468 del 1978 e successive modifiche e integrazioni.

Con la pandemia è cambiato il mondo!

Oggi il Parlamento è ulteriormente svuotato sia nella rappresentanza che nella funzione.

L’azione parlamentare ed i relativi interventi saranno assolutamente marginali e non incideranno sulla sostanza e sulla realizzabilità della manovra come avviene ormai da anni; l’integrità della manovra per il 2022 sarà salvaguardata.

Questa situazione del Parlamento è destinata a peggiorare se non si affronteranno per tempo i problemi legati alla riduzione dei seggi parlamentari.

Ciò richiede infatti una riforma urgente dei regolamenti parlamentari che investa la questione dei numeri della rappresentanza costruita su un Parlamento diverso da questo che si aprirà con la diciannovesima legislatura.

Senza interventi profondi, coraggiosi e responsabili, si determinerà una paralisi con un Parlamento frammentato e svuotato nelle sue funzioni di organo legislativo. Questo è un lavoro che dovrebbe essere affrontato da subito.

Dubito che i due Presidenti delle assemblee legislative abbiano la forza, la competenza, il carisma, la autorevolezza per perseguire questo obiettivo. Naturalmente questo è il risultato di chi voleva questo stato di cose favorendo l’affermazione di una Costituzione materiale cancellando progressivamente quella formale.

È una situazione che dovrebbe generare allarme e preoccupazione.

E invece troviamo silenzio negli organi di informazione ormai avvitati in una spirale di crisi dell’editoria come dimostrano i recenti dati delle vendite dei quotidiani e la stessa riforma dell’inpgi (l’istituto di previdenza dei giornalisti italiani) che trova spazio nell’articolo 29 della finanziaria sancendo il passaggio all’INPS con la salvaguardia dei diritti acquisiti nel vecchio regime del Fondo previdenziale autonomo.

Cade con rammarico l’ultimo baluardo dell’autonomia dell’informazione addossando facili responsabilità.

C’è poi un altro elemento da sottolineare.

Questa decisione di bilancio si realizza alla vigilia della scadenza presidenziale.

Il presidente del Consiglio si è mosso in modo accorto, evitando che fossero affrontate questioni divisive che avrebbero alimentato tensioni tra le forze politiche anche interne alla maggioranza. La scelta di rinviare alcune questioni è stata saggia. Ha significato, come dire. vedetevela voi se siete in grado di farlo e quando sarete chiamati a decidere perché questo non fa parte del programma di governo che verte sulla lotta al virus e alla emergenza COVID e sul PNRR.  Questa è la mission istituzionale del governo di Mario Draghi e il presidente del Consiglio la sta realizzando con pieno successo, come dimostrano i dati inoppugnabili.

Le stesse previsioni dell’Unione Europea confermano un orizzonte di crescita sostenuta e stabile oltre le due cifre nel prossimo biennio che poggia sul pieno utilizzo del RRF, negli investimenti pubblici accompagnandola con il piano nazionale degli investimenti complementari e delle condizioni di finanziamento che hanno determinato la crescita dei prestiti bancari con tassi applicati dalle banche ai minimi storici.

La pandemia ha colpito i movimenti dell’export e i settori contact intensive (commercio, trasporti, ricezione, spettacolo, sport) non hanno recuperato i livelli precedenti alla crisi sanitaria.

Le incertezze sulla inflazione e soprattutto sui prezzi energetici non mettono tuttavia in discussione il percorso di crescita.

Se c’è un dato che in questa manovra colpisce è la spinta agli investimenti (ben 112 miliardi aggiuntivi tra il 2022 e il 2036) e il nuovo rapporto tra spesa per interessi e investimenti.

La spesa per investimenti per il prossimo anno (143 md) è doppia rispetto a quella per interessi (76 md). Ciò significa che non ci stiamo solo dissanguando per adempiere al costo del servizio del debito, ma guardiamo al futuro con prospettive di crescita solida e duratura.

Per gli investimenti privati si è agito sui beni strumentali attraverso la legge di grande successo come la nuova Sabatini e sulla ricerca e sviluppo. Non va infine dimenticata la lettura dei saldi finanziari e la dimensione annuale del forte ricorso al mercato (478 miliardi nel 2022) impone attenzione costante e scelte oculate nella gestione del bilancio e nell’uso razionale delle risorse.

L’elezione di Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica significherebbe non solo il riconoscimento di meriti storici della persona che ha guidato il Paese nella fase difficile della crisi internazionale, ma anche la migliore garanzia per il perseguimento degli ideali europei nella integrazione comunitaria, il consolidamento dei legami transatlantici e sul piano interno una valorizzazione del merito in risposta alle bislacche e dannose teorie dell’uno vale uno!

Sarebbe la migliore garanzia di proseguire la linea Draghi anche senza Draghi, senza i fantasmi del presidenzialismo materiale e quindi fuori dal dettato costituzionale.

Dalla decisione di bilancio 2022 matureranno le condizioni per la elezione del nuovo presidente della Repubblica.

Se il percorso sarà agevole si elimineranno future tensioni, altrimenti la via delle elezioni anticipate nel 2022 appare inevitabile.

 

*già senatore nella XIV e XV legislatura

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