Dipingere è agire. Jacques-Louis David in mostra al Louvre

Nel bicentenario della morte di Jacques-Louis David, il Louvre dedica una grande mostra al pittore simbolo della Francia rivoluzionaria e imperiale. Tra arte e politica, tra realismo e ideale, David emerge come un artista totale: interprete dei suoi tempi, innovatore del linguaggio pittorico e figura ancora oggi controversa, divisa tra gloria nazionale ed eterno esilio

Nel bicentenario della morte di Jacques-Louis David, il Louvre si è assunto il compito di celebrare questo grande pittore, vero e proprio monumento della Storia di Francia. Sue opere come La Morte di Marat, Napoleone valica le Alpi al Gran San Bernardo o L’incoronazione di Napoleone, universalmente note e rappresentate in manuali scolastici, fanno parte dell’immaginario collettivo. La mostra, che chiude il 26 gennaio 2026, è corredata da un corposo catalogo composto da saggi critici e da ottime riproduzioni fotografiche.

Jacques-Louis David

Troppo spesso classificato quale neoclassico, è stato incasellato in un formalismo esattamente all’opposto di quanto David era: uno spirito libero, animato da convinzioni forti, nemico dell’accademismo e che ha pagato care le sue idee politiche. Nato sotto l’Ancien Régime, attore protagonista sotto la Rivoluzione francese, vota per la morte del re Luigi XVI. Amico di Robespierre, finisce in carcere e in extremis si salva dalla ghigliottina. Bonapartista sotto Napoleone è, infine, esiliato sotto la Restaurazione dal re Luigi XVIII.

È fermamente convinto che l’arte contribuisca al mondo in trasformazione e con la propria maestria prova a dare forma ai disordini e alla violenza della società che nasce sotto i suoi occhi ed in cui è immerso. La sua pittura vibrante è legata a quel realismo di matrice caravaggesca da lui assorbito nel viaggio giovanile in Italia e che resta un punto fermo nella sua carriera d’artista. David, cui il Romanticismo renderà omaggio, è quell’insieme singolare di realismo e di ideale che bene descrive Eugène Delacroix. L’ideale traduce la visione e la speranza di una società nuova; il realismo pone a confronto la Storia e la sua contingenza.

Orfano di padre, malgrado sia protetto da Michel-Jean Sedaine, cugino del primo pittore del re, Jacques-Louis non ha inizi facili. Per quattro volte tenta di entrare all’Accademia e per quattro volte è respinto. Contemporaneo di Goethe appartiene a quella generazione facile alle fasi depressive (tenta, infatti, il suicidio), ma che, se riesce a superarle, si apre a una grande carriera. Nel 1774 vince il Grand Prix ed è mandato a Roma. Dichiara: “L’Antico non mi sedurrà”, ma l’impatto con la Città Eterna, la pittura italiana e gli artisti europei che vi gravitano diventano di capitale importanza, e il caravaggismo (oltre al contatto con Valentin de Boulogne e Ribera) segnerà la sua arte in maniera indelebile.

I primi quadri

Il suo primo grande dipinto, San Rocco, colpisce i contemporanei per l’intensità drammatica, il colore cupo e il realismo inedito. Lasciata Roma in anticipo, si rende a Parigi per guadagnarsi il Salon e vi presenta il suo Belisario chiede l’elemosina. Nel 1782 ha la sua prima commissione da parte del re e a soli 35 anni è accademico di Francia. Malgrado la commissione reale imponga clausole precise, David non le rispetta. Tanto peggio per il re. “Nessuno mi farà mai fare qualcosa a detrimento della mia gloria”. Va a Roma a dipingere il suo Il giuramento degli Orazi e contro la critica parigina lo espone appellandosi all’opinione pubblica cosmopolita. È un successo che fa di lui l’innovatore di un nuovo corso della pittura. Il suo trionfo preoccupa l’Accademia di cui Jacques-Louis inizia a contestare apertamente il sistema. Il suo atelier si apre ai giovani; la clientela, composta di liberali illuminati e di aristocrazia reazionaria, si infittisce mentre si dedica a soggetti austeri come La Morte di Socrate o leggeri come Gli Amori di Paride e Elena. Nel contempo dipinge ritratti innovativi, privi di motivi accessori, di messe in scena su sfondi che non siano la vibrazione del colore.

Jacques-Louis David, Belisario chiede l’elemosina, Lille, Palais des Beaux-Arts

I ritratti di M.me Thélusson e M.me d’Orvilliers sono suoi capolavori come quello di M.me Trudaine, del 1791, con i colori della Rivoluzione: blu, bianco e rosso. Tra il 1792 e il 1794 la sua attività è febbrile ed è imprescindibile dalla sua partecipazione attiva alla vita pubblica.

Jacques-Louis David, Ritratto di M.me Trudaine, Museo del Louvre

David rivoluzionario

Amico di Robespierre e di Marat è eletto deputato e vota per la ghigliottina di re Luigi XVI. Nel 1793 è nominato nel Comité de sûreté générale (organo di polizia) dove presiede la sezione degli interrogatori che scrive una delle sue peggiori pagine nell’interrogatorio del piccolo Luigi XVII, l’infelice bambino (la cui unica colpa è di essere il figlio del re) condannato a una morte prematura. Presidente del Club des Jacobins e della Convention nationale, membro del Comité d’Instruction publique, inizia una nuova era culturale, immaginando simboli, monumenti e grandi festività per cementare la vita della neonata Repubblica.

Con il 1971 elimina i privilegi, vuole il Salon aperto a tutti gli artisti e promuove una riforma che abolisce le Accademie. Dopo l’assassinio di Marat e di Le Peletier, David fa dell’immagine un potente mezzo di comunicazione. La pittura deve diventare strumento di fusione di ideale eroico, storia e soggetto contemporaneo. Organizza i funerali pubblici dei due e si dedica agli spettacoli e ai quadri viventi. Mette mano al Muséum central des arts de la République che è inaugurato al Louvre (10 agosto 1793) e che deve diventare strumento di istruzione e emancipazione dei giovani artisti.

Caduta e rinascita

Con la caduta di Robespierre (27 luglio 1974) la stella di Jacques-Louis si offusca. Arrestato due volte, passa sette mesi in prigione in attesa dell’esecuzione trascorrendo il tempo disegnando i ritratti dei giacobini suoi compagni di carcere tra cui lui solo si salva grazie all’impegno dei suoi allievi artisti e ad una amnistia. Non riesce a togliersi di dosso, tuttavia, l’ombra nera che l’ha visto personaggio di spicco durante quel periodo particolarmente insanguinato per la Francia passato alla Storia come La Terreur. Costretto continuamente a dovere giustificare il suo impegno politico, si ammala, ma non si dà per vinto.

In tutto ciò, suo aiuto potente è l’intelligente, giovane, abilissima moglie, Charlotte Pécoul, madre dei suoi quattro figli, sposata (diciassettenne) nel 1782, che ha strategicamente divorziato da lui nel 1794 e con cui si risposa nel 1796. Charlotte, che ha notevoli mezzi economici ricevuti in dote dal padre nonché ampie conoscenze e che non si è coinvolta con le scelte rivoluzionarie estreme del marito, diviene suo impresario.

David da quel momento in poi si terrà fuori da coinvolgimenti politici anche se non rinnegherà mai le sue idee e i suoi ideali. La nuova fase inizia con una serie di ritratti che rappresentano uomini e donne particolarmente eleganti nella loro semplicità. Con il quadro Le Sabine (1800) il successo ritorna insieme a un profondo ripensamento che denota come le sue posizioni troppo rigide che imponevano il sacrificio senza riserve in nome della Rivoluzione si siano umanizzate. Le Sabine rappresentano la riconciliazione; il loro frapporsi tra i propri familiari e i romani che le hanno rapite e di cui sono comunque diventate le spose, vuole fare meditare sulla necessità di chiudere pagine di sangue in nome di una Francia unita, protesa verso un futuro migliore.

Napoleone

Questo è rappresentato ora da Napoleone. Napoleone valica le Alpi al Gran San Bernardo, commissionatogli dal re di Spagna, è un quadro in cui sono condensate pittura e storia unite all’esperienza maturata nell’utilizzo del dipinto come mezzo di comunicazione. Pur rendendosi pienamente conto che è nata una nuova dinastia (questa volta imperiale) e che questo contrasta con l’ideale di Repubblica, scopo della Rivoluzione, David mantiene posizioni ambivalenti. Diventa primo pittore dell’imperatore, il che lo copre di onori, mentre è costretto a confrontarsi con il problema della libertà dell’artista davanti al potere

Jacques-Louis David, Napoleone valica le Alpi al Gran San Bernardo, Museo Nazionale Castello di Malmaison

Lo risolve con Napoleone nel suo gabinetto di lavoro con cui rappresenta l’uomo di Stato moderno, che lavora per la Francia e per nuove istituzioni che sono eredità di quanto la Rivoluzione si prefiggeva. Con la caduta dell’Impero nel 1815 e il ritorno dei Borboni, l’aver votato la morte del re Luigi XVI non gli è perdonata. A 68 anni, seguito dalla moglie, va in esilio a Bruxelles dove riceve l’Europa intera e in particolar modo i giovani pittori che si impegna a formare alla sua Scuola, tra cui Ingres. La sua fama è immensa e i suoi quadri sono esposti comunque a Parigi. Muore nel 1825. La famiglia chiede che le sue spoglie siano tumulate nella sua amata Patria, ma la Francia le rifiuta e questo rifiuto non viene mai meno, nemmeno nel bicentenario della Rivoluzione del 1989.

Jacques-Louis David, Ritratto del generale Bonaparte (frammento), Museo del Louvre

L’esilio postumo di David

È difficile comprendere come quella Repubblica per cui tanto David ha combattuto e si è esposto nella Rivoluzione francese, per la quale tanto ha pagato (carcere e esilio), suo ideale finalmente realizzatosi continui a rifiutarsi di dargli la degna sepoltura riservata ai Grandi della sua Storia. La ghigliottina di Luigi XVI sembra sia un peso a tutt’oggi troppo grande anche per la Francia repubblicana. Di David solo il cuore è stato portato in Patria, ed è seppellito nel cimitero del Père-Lachaise insieme alla moglie, morta pochi mesi dopo di lui. La mostra del Louvre ha messo più che mai in luce l’esistenza di un Affaire David, tuttora aperto, che ci mostra questo geniale artista e uomo della sua epoca, capace di cogliere il giusto linguaggio per rivolgersi al suo momento storico senza cristallizzarsi in esso, sviluppando la capacità comunicativa di interloquire anche con noi, al di là del tempo che trascorre.

Fonti e immagini

Jacques-Louis David (1748-1825). Catalogue officiel de l’exposition, Paris, Hazan Eds, 2025

Le fotografie qui riprodotte sono state scattate dall’Autrice in corso di esposizione.

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