Difesa, tra qualità e quantità. La soluzione è la pianificazione

Non basta produrre sistemi d’arma eccellenti se non li si produce in quantità sufficienti a sostenere un attrito prolungato. Dalla lezione ucraina ai droni low cost, dai missili ipersonici alla frammentazione industriale europea, il confronto al V Forum Machiavelli Difesa

“Oggi il potere non si misura più soltanto con la forza economica e militare, ma nelle capacità di controllare tecnologie, dati, infrastrutture digitali, reti energetiche e logistiche, spazio, intelligenza artificiale e materie prime strategiche.” Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha aperto i lavori del V Forum Machiavelli Difesa, dal titolo esemplificativo “Qualità e quantità: affrontare e vincere le sfide di massa e innovazione”. “Bisogna smettere di dire ‘abbiamo sempre fatto così’ e capire che il mondo è cambiato”, ha ribadito il ministro, descrivendo come le attuali crisi “non restano confinate a una singola regione, ma si propagano rapidamente all’intera economia globale”. Quindi, ” non possiamo più fare come facevamo dieci anni fa, perché lo faremmo da soli in un mondo completamente cambiato”.

Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Difesa del Senato, ha scelto il tono del realismo rifacendosi a Machiavelli: “la guerra si fa con uomini e denari”, disegnando quella che ha definito senza esitazioni un paradosso strategico: “Abbiamo le migliori tecnologie del mondo, ma in quantità insufficienti. C’è un gap critico tra capacità tecnologica e massa produttiva, perché le nostre catene produttive sono ottimizzate verso uno scenario di pace e non verso uno scenario diverso, qual è quello che purtroppo vediamo incombere.”

Gasparri ha citato i numeri dell’Ucraina, dove si stima siano stati consumati 240.000 proiettili di artiglieria al mese. “Più di quanto l’Unione Europea produce in un intero anno.” E nel frattempo, “sistemi low cost, droni da cinquecento euro, possono mettere in difficoltà difese che richiedono milioni di euro di spesa.” Le guerre di attrito, ha ricordato Gasparri, “stanno esaurendo gli arsenali occidentali in mesi, non in anni”. La soluzione indicata dal presidente passa per un’equazione che considera tre variabili inscindibili: “Innovazione per mantenere o riconquistare la superiorità qualitativa, massa per sostenere l’attrito prolungato, velocità che serve per una rigenerazione rapida delle capacità”.

Per l’ammiraglio Giacinto Ottaviani, Direttore nazionale degli armamenti, “la qualità e la quantità sono un unicum costituito da due molecole: entrambe devono andare avanti insieme. La mancanza di una delle due inficia tutto”. Ottaviani ha descritto un contesto in cui la distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra è diventata “sempre più sfumata e meno marcata.” La minaccia ibrida, cognitiva, cibernetica, spaziale ha eroso i confini: “Le operazioni militari includono ormai dimensioni cognitive, quindi investono anche il settore della società, necessitano una società resiliente in quanto la minaccia ibrida va a colpire la percezione che il popolo ha di quello che sta succedendo.”

Sulla sfida qualità-quantità applicata al procurement, il DNA è stato esplicito: “Munizioni, sensori, sistemi di comando e controllo, piattaforme — tutto deve essere ad altissima tecnologia, ad altissima performance, ma anche in un numero adeguato, con una capacità di rigenerazione tale da sostenere un conflitto.” È un tema, ha rivelato Ottaviani, “ricorsivo nei consessi internazionali, soprattutto in ambito NATO, quando ci riuniamo periodicamente con tutti i direttori degli armamenti dei paesi alleati. Non c’è ancora qualcuno che è arrivato, però siamo tutti in cammino, tutti abbiamo capito qual è il problema.”

Sul versante dell’innovazione e dei processi, la DNA ha già avviato una revisione per “contrarre al massimo il tempo da quando nasce l’idea a quando il prototipo viene fatto”, lavorando sia sulle leve normative già disponibili sia su proposte di modifica legislativa. L’altro asse è la sincronizzazione tra ricerca militare e ricerca industriale, per evitare duplicazioni, dispersione di risorse, disallineamenti che rallentano entrambi i mondi.

Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, ha portato nel dibattito la prospettiva dell’industria: “Qualità e quantità sono due punti spesso considerati in antitesi, anche se in realtà non devono esserlo”, ha esordito Mariani. La lezione ucraina è inequivocabile: “I ritorni del conflitto ucraino ci hanno fatto vedere una guerra di massa tradizionale, ma non dobbiamo dimenticarci che grandissimi danni sono stati fatti anche da minacce di ultimissima generazione come i missili ipersonici”.

Sul procurement, Mariani ha fotografato una contraddizione sistemica che paralizza l’intera filiera: “I tempi di transito di un requisito spesso sono di anni. Un requisito di sviluppo di mesi. Se poi si vuole avere in altrettanti pochi mesi la delivery degli oggetti, questo non è logico”. Sul tema dei finanziamenti, Mariani ha ribadito un concetto apparentemente banale ma dirimente: “Se devo fare tre linee in più per la produzione di missili, artiglieria, radar, dovrei anche essere ragionevolmente convinto che tra dieci anni queste linee servano ancora. Se ci stiamo sforzando per dodici-diciotto mesi e poi scopriamo che tra ventiquattro c’è un cambiamento di rotta, questo non è praticabile.” La pianificazione industriale ha bisogno di orizzonti certi, non di oscillazioni politiche o di revisioni di bilancio annuali che rendono impossibile la programmazione a lungo termine.

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