Base Cento

Il marketing come esperienza, l’eterno ritorno del desiderio dell’eguale

Qual è una delle essenze del marketing? Essere sempre pronti a raccogliere gli indizi che provengono dalla società e soddisfare una domanda che i consumatori desiderano ma non sanno verbalizzare. Al fine di sostenere e, nonché, stimolare questa domanda inespressa da parte della platea dei consumatori, nel marketing si sta sempre più sviluppando un approccio che, guardando al bagaglio esperienziale di ciascun individuo, tenta di produrre nuove strategie customizzate in base ai risultati delle analisi sociologiche dei comportamenti dei consumatori. Per incentivare e affinare queste ricerche, e così aprire nuovi mercati, il marketing ha sviluppato strategie di brand awareness (riconoscibilità del brand) che non si esauriscono nel mero acquisto di un bene, bensì aprono una nuova opportunità e fidelizzano il cliente creando comunità ed esperienze condivise. Questa ottimizzazione delle strategie di marketing è possibile grazie al perfezionamento di percorsi raffinati di customer decision journey (processo di acquisto) che, concentrandosi sugli aspetti sensoriali e istintivi del cliente, consentono la possibilità di generare nuovi rapporti circolari tra marchio e consumatore. Abbandonato lo schema che prefigurava il consumatore come un animale ragionevole che agiva semplicemente in base alla soddisfazione di bisogni razionali, gli studiosi di marketing si sono posti il problema di come non solo intercettare i bisogni del consumatore, ma anche creare i presupposti affinché possano scaturire in lui nuovi desideri. In questa nuova socialità dove i touchpoint tra azienda e possibili clienti sono innumerevoli, sia online che offline o, per utilizzare il neologismo di Luciano Floridi, “onlife”, gli esperti di marketing hanno dovuto sviluppare una nuova strategia che superasse l’empasse del funnel attraverso una più sofisticata operazione di marketing definita consumer decision journey. Questo rapporto circolare tra marchio e consumatore trae la propria forza dal fatto che non esaurisce le proprie potenzialità con il mero acquisto, bensì dà avvio ad un

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Orizzonti

Salute e sicurezza, intervista a Giuseppe Mulazzi Direttore Fondazione Rubes Triva

La salvaguardia della dignità e la tutela della salute psicofisica della persona che lavora sono stati i temi principali della Terza edizione del Festival Internazionale della Salute e Sicurezza sul Lavoro svoltasi, dal 12 al 14 giugno, presso il Palazzo Ducale di Pesaro, Capitale della cultura 2024. L’evento, promosso dalla Fondazione Rubes Triva e dall’Osservatorio Olympus dell’Università di Urbino Carlo Bo, è stato patrocinato dal Parlamento europeo, dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero della Cultura ed ha visto la partecipazione di oltre 50 relatori dal mondo del lavoro, dell’accademia e della ricerca, insieme all’intervento di autorevoli rappresentanti delle istituzioni come, tra gli altri, del Commissario europeo al Lavoro Nicolas Schmit e del sostegno del Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani. Direttore Mulazzi, la Fondazione Rubes Triva è in prima linea per la promozione di un approccio etico al mondo del lavoro, un approccio che tuteli la salute e il benessere dei lavoratori e delle lavoratrici. In che modo la Fondazione promuove questa visione e cerca di sensibilizzare gli addetti ai lavori? La Fondazione, in qualità di ente bilaterale ed organismo paritetico nazionale, svolge compiti di formazione dei lavoratori e, altresì, si adopera per informare ed assistere le imprese per la realizzazione di modelli organizzativi efficaci ed efficienti al fine di garantire la salute, la sicurezza ed il benessere dei lavoratori. Tra le molte iniziative della Fondazione, durante la Terza edizione del Festival Internazionale della Salute e Sicurezza sul Lavoro avete presentato la Carta di Urbino, un decalogo di principi a tutela della persona che lavora. La Carta di Urbino raccoglie dei principi che sono presenti in documenti ben più importanti della nostra Carta, come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e, chiaramente,

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Emiciclo

In Russia la democrazia è un futuro che muore?

Colloquio con Andrea Graziosi, professore di storia contemporanea all’università Federico II di Napoli ed esperto di storia russa e sovietica, i suoi ultimi saggi sono “L’Ucraina e Putin. Tra storia e ideologia” e “Occidenti e modernità. Vedere un mondo nuovo”. L’opportunità offerta dal crollo dell’URSS è fallita per due ragioni. Ucraina, il progetto iniziale di Putin è naufragato. Putin psicologicamente ha perso. Anche se vincesse, dovrà fare i conti con una popolazione riottosa e profondamente avversa allo Stato russo

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