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San Pietro o Benigni? La riflessione del card. Filoni

Il cardinale Filoni interpreta e analizza la narrazione di Roberto Benigni su Pietro di Galilea, evidenziandone la capacità di rendere attuale e profondamente umana la vicenda dell’apostolo: dalla fragilità del pescatore alla forza trasformante dell’amore di Cristo, fino a farne simbolo universale di fede, caduta e rinascita per ogni esperienza umana

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Cardinale Filoni: vi racconto i rapporti tra Benedetto XVI e il presidente Napolitano

L’attuale Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro in un incontro all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede ha illustrato, dal suo osservatorio dell’allora Sostituto della Segreteria di Stato, le relazioni che intercorsero tra papa Ratzinger e il capo dello Stato. Che negli anni hanno scoperto affinità, coltivato rispetto reciproco e permesso ad un profondo senso di fiducia di crescere

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Scomodare l’Altissimo?

Perché durante vicende drammatiche uno si salva e un altro no? Una riflessione che prende lo spunto dal recente attentato a Trump. La risposta di Gesù. Un ricordo di un viaggio a Pechino nel 1993

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I ricorsi della storia

La chiesa romana di Sant’Onofrio sul Gianicolo di cui è titolare il Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa. Il racconto della sua visita nell’unica parrocchia cattolica a Gaza, dove ha portato conforto, solidarietà e vicinanza. A due passi da Sant’Onofrio visse ed è sepolto Torquato Tasso, l’autore della “Gerusalemme Liberata”.

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Pasqua, la ricorrenza tra parole e gesti

C’è un brano, tra i più significativi del Vangelo, in cui la “parola” del Signore si fa “gesto” carico di un contenuto nuovo e che ci aiuta ad entrare nella Pasqua del Signore. Il gesto, sappiamo, è sempre un linguaggio che rafforza la parola, anzi la rende non di rado più suggestiva. Veniamo al brano nella narrazione che ce ne dà l’evangelista Luca: il Maestro è a Gerusalemme in occasione di quella che sarà la sua ultima Pasqua; egli aveva ampiamente parlato della vigilanza, mettendo in guardia dall’ipocrisia e dagli inganni; stando poi nell’Atrio del Tempio, volle commentare un gesto quasi insignificante e nascosto, l’obolo di una povera vedova che entrando nella Casa di Dio donava il proprio contributo di due soldi, tutto ciò che aveva; fu un gesto di amore molto bello per quel Luogo che era lo spazio della presenza gloriosa dell’Altissimo in mezzo al suo Popolo: la Shekinah di Dio; su Gerusalemme Gesù aveva anche preannunciato il giorno in cui la Città santa sarebbe stata umiliata, distrutta e privata della propria nobiltà spirituale. Era stata una giornata faticosa e allora di sera se ne andò sul costale del Monte degli Ulivi per pregare avendo a fronte la Città di Davide. Chi ha visitato Gerusalemme conosce bene questo suggestivo luogo che guarda ancora oggi le mura imponenti e la spianata del Tempio. Il giorno dopo, desiderando celebrare la cena Pasquale, Gesù mandò Pietro e Giovanni a preparare il necessario: luogo, pane, vino, erbe amare, dicendo: «Andate a preparare per noi la Pasqua» (Lc 22, 8). La Pasqua ebraica, così ricca di simboli per Israele, è per Gesù l’ultima, ma anche l’occasione per un “evento” nuovo che egli ha nel cuore: l’istituzione di quella che per la Chiesa diverrà la Pasqua sacramentale, l’Eucaristia: «Quando fu l’ora prese posto a

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