Tutti i membri della Nato (esclusa l’Islanda che, non avendo Forze armate, non è conteggiata) hanno raggiunto nel 2025 l’obiettivo del 2% del Pil dedicato alla spesa militare. Un traguardo fissato ormai undici anni fa al vertice del Galles. Lo certificano i dati preliminari pubblicati proprio dall’Alleanza Atlantica, aggiornati al primo semestre dell’anno. Gli Stati Uniti rimangono il pilastro centrale della Nato. Pur spendono “solo” il 3,22% del loro Pil per la difesa (in calo, tra l’altro, rispetto agli anni precedenti) rappresentano di gran lunga la quota più alta in termini assoluti, con oltre la metà del totale della spesa Nato. All’estremo opposto, Lussemburgo, Spagna, Repubblica Ceca, Belgio, Macedonia del Nord, Germania e Portogallo raggiungono appena la soglia del 2%, restando i membri con il livello di spesa più basso, seppure in linea con l’impegno minimo previsto. Anche l’Italia figura fra i Paesi che hanno raggiunto infine il minimo previsto del 2% del Pil, risultando tuttavia tra gli Stati ad aver incrementato di più la spesa militare, passando da meno di 18 miliardi nel 2014 agli oltre 45 miliardi di quest’anno.
L’accelerazione verso nuovi target
Il raggiungimento del 2% non rappresenta un punto d’arrivo ma, come confermano le decisioni del vertice Nato di L’Aia dello scorso giugno, l’inizio di una nuova fase. I 32 Paesi dell’Alleanza si sono impegnati a incrementare progressivamente la spesa per la difesa fino al 5% del Pil entro il 2035. L’obiettivo intermedio prevede di destinare almeno il 3,5% al comparto militare, cui si aggiunge l’1,5% per spese di sicurezza generale. Secondo i dati pubblicati, solo tre Stati hanno già superato la soglia del 3,5%: Polonia (4,48%), Lituania (4%) e Lettonia (3,73%), che si confermano i più determinati nell’aumentare gli investimenti in armamenti e capacità difensive. Un primato non casuale, data la loro vicinanza alla Russia (e nel caso delle repubbliche baltiche, un quasi accerchiamento se si considera la presenza della exclave russa di Kaliningrad).
Il denaro da solo non basta
La Nato, nel suo complesso, rappresenta il 55% della spesa militare globale, pari a circa un trilione e mezzo di dollari. Un primato che riflette il ruolo centrale dell’Alleanza nell’architettura di sicurezza globale, ma che solleva anche interrogativi sulla sostenibilità economica e politica degli impegni futuri. Il segretario generale Mark Rutte ha accolto positivamente i nuovi dati, sottolineando però la necessità di tradurre i numeri in capacità effettive. “Il denaro da solo non garantisce la sicurezza – ha detto, inaugurando una fabbrica di munizioni in Germania –. La deterrenza non deriva dal 5%. La deterrenza deriva dalla capacità di combattere potenziali nemici”.




