Papa: Mons. Mosquera (Vescovo di Quibdò, in Colombia): “Il prossimo Pontefice continui quanto fatto da Papa Francesco”

L’eredità del pontificato di Bergoglio si può e si deve riprendere, anche se di tratta di un’impresa difficile. Parla il Vescovo degli ultimi, Wiston Mosquera Moreno: “Papa Francesco è stato è stato il Papa delle periferie fisiche e esistenziali”

Francesco Pontefice in discontinuità, Francesco che ha aperto al mondo non solo occidentale, Francesco il cui Pontificato si è caratterizzato per una attenzione agli ultimi della terra, inedita e a suo modo rivoluzionaria. Sull’eredità di Bergoglio nella chiesa a venire BeeMagazine ha sentito il colombiano Wiston Mosquera Moreno, vescovo di Quibdó, capoluogo del dipartimento colombiano del Chocó, nominato proprio da Papa Francesco.
“Bergoglio ha effettivamente rotto gli schemi classici – racconta Mons Mosquera-. Ha vissuto in un appartamento molto modesto in Santa Marta e non nei palazzi papali, si è seduto alla stessa tavola con i dipendenti della Santa Sede, è sempre stato vicino ai bambini e ai poveri vulnerabili, la familiarità con cui trattava le persone. La sua giovialità sudamericana lo caratterizzava in qualsiasi momento. il prossimo Papa avrà una eredità molto difficile. Non solo il mondo aspetta l’elezione di un nuovo Pontefice ma anche della sua dimensione spirituale, profetica, sociale e pastorale, così come quella che sarà sua relazione con le grandi élite del potere mondiale, egli fu un ambasciatore di pace per il mondo. Credo che l’elezione sarà abbastanza veloce perché la maggioranza degli elettori viene da Francesco e, sebbene non abbiano l’obbligo di essere come lui, sicuramente questo farà in modo che saranno portati a eleggere con una certa velocità qualcuno che almeno sostenga quanto già fatto dal precedente Papa. Non penso che vogliano eleggere qualcuno che farà tabula rasa di quanto fatto da Francesco perchè sarebbe un disastro per la Chiesa in questo momento” 

Winston Mosquera Moreno

Ci può raccontare la sua storia? In che zona della Colombia è nato? Quali sono le difficoltà che ha affrontato da giovane e ora che è Vescovo? 

Sono nato nel 1967 da una famiglia umile nel piccolo paesino chiamato Andagoya nella regione del Chocó, Colombia. Un territorio che vede gli scontri di vari gruppi armati, le guerriglie dell’ELN e della FARC, il Clan del Golfo o gruppi paramilitari. Un ambiente ostile per i giovani perché sei sempre sotto tiro per essere reclutato a forza per integrare questi gruppi criminali. Una zona senza molte scelte di educazione ma la mia famiglia ha sempre avuto molto chiaro che la violenza non poteva essere l’alternativa, semmai si cercavano opzioni differenti che ci avrebbero permesso altre opportunità dalla vita e studiare fu una di queste. Mi legai al gruppo giovanile della parrocchia Sagrado Corazón de Jesús ad Andagoya. Divento catechista, animatore della liturgia ed esco in compagnia di sacerdoti e religiosi in compiti missionari di evangelizzazione a differenti popolazioni sia dentro che fuori della giurisdizione parrocchiale. Inizio il servizio sociale, una volta terminato mi trasferisco a vivere nella città di Santiago de Cali. Qui ho seguito i servizi parrocchiali fino al 1996 quando venni ammesso nel seminario maggiore di San Pedro Apóstol de Cali, nella stessa arcidiocesi nella quale ho realizzato tutti gli studi e dove sono stato ordinato diacono e presbitero nel 2005. Poi sono stato nominato parroco nel comune di Jamundí e poi in Cali. Qui ricevo l’incarico di vicario generale di tutta la Arcidiocesi di Cali. Dopo sei anni ricevo la notizia che il Santo Padre Francesco mi designava Vescovo per la Diocesi del Quibdó, sempre nella regione del Chocó. Parlare delle difficoltà del ministero episcopale significa ricordare molte cose che ho vissuto da giovane i problemi di ordine pubblico non sono passati anzi si sono acutizzati e le comunità locali continuano in una situazione di disperazione per gli assassini e il reclutamento forzato di minori. Sembra una terra di nessuno anche se il governo colombiano invia i militari ma si tratta solo di una risposta momentanea. Tocca alle organizzazioni di base, i consigli comunitari, alla Chiesa Cattolica aiutare la popolazione e fare resistenza contro la violenza fino a dove e possibile.

Papa Francesco è stato un Papa che ha rotto gli schemi tradizionali della Chiesa. Cosa ricorda del suo pontificato e cosa ha fatto per la Colombia?

Ricordo molte cose del Pontificato di Francesco. Innanzi tutto la forma in cui si presentò al mondo dopo la sua elezione, salutando chi stava in piazza San Pietro dicendo che i cardinali erano andati fino alla fine del mondo a prenderlo. Ricordo la sua semplicità, i suoi differenti scritti, i viaggi pastorali che ha fatto in tutto il mondo tra cui la Colombia. Come si è interessato a questo paese ascoltando le vittime di tante atrocità commesse dai gruppi armati illegali, animando tutti, e specialmente a noi colombiani, affinché potessimo fare il primo passo verso la pace. E ancora le sue visite agli anziani, nelle carceri nei paesi con maggioranza religiosa musulmana e sempre con lo stesso messaggio di pace, egli fu un ambasciatore di pace per il mondo. Per i colombiani è impossibile dimenticare cosa ha fatto Papa Francesco per loro. Nel 2016 invitò in Vaticano il presidente colombiano eletto dell’epoca, Juan Manuel Santos Calderon, che è anche premio Nobel per la pace e l’ex presidente Alvaro Uribe Velez per far finire una polarizzazione politica che teneva in ostaggio il Paese prima del dialogo di pace tra il governo e le formazioni guerrigliere delle FARC – EP (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). Il processo di pace continuò ma purtroppo entrambi gli esponenti politici rimasero sulle loro posizioni e tutt’oggi sono ancora nemici. Per il resto Bergoglio ha effettivamente rotto gli schemi classici e molti di questi li conosciamo. Ha vissuto in un appartamento molto modesto in Santa Marta e non nei palazzi papali, si è seduto alla stessa tavola con i dipendenti della Santa Sede, la sua vicinanza ai bambini e ai poveri vulnerabili, la familiarità con cui trattava le persone. La sua giovialità sudamericana lo caratterizzava in qualsiasi momento. 

Il ricordo di Bergoglio sarà quello di Papa delle periferie. L’attenzione ai più poveri e agli umili è sempre stata la guida della sua missione. Crede che il prossimo Papa continuerà in questo solco? 

È vero. Bergoglio è stato il Papa delle periferie fisiche e esistenziali e per questo motivo ha sempre mantenuto una attenzione particolare per i senzatetto, verso le comunità LBGTIQ+ e verso i migranti he vengono esclusi dalle altre nazioni. Credo che il prossimo Papa avrà una eredità molto difficile. Non solo il mondo è in attesa dell’elezione di un nuovo Pontefice ma anche della sua dimensione spirituale, profetica, sociale e pastorale, così come quella che sarà sua relazione con le grandi élite del potere mondiale.

Perché Papa Francesco la scelse come primo Vescovo colombiano afrodiscendente? Come è avere una responsabilità del genere in una zona della Colombia come il Chocò?

Credo che Papa Francesco mi scelse come Vescovo andando controcorrente come sempre. Sicuramente non concepiva che la Chiesa in Colombia non fosse multicolore, e cioè capace di integrare tutti. Non sono il più brillante ed erudito ma sono un pastore che ha camminato con il popolo prima di essere sacerdote. Mi integro con facilità e semplicità e queste qualità, unite alla preparazione e al cammino pastorale e sociale, hanno fatto in modo che decidessi di servire nel territorio del Chocò che non mi è sconosciuto. Avere questa responsabilità in una zona come questa ha molte sfide perché qui non c’è solo una situazione di povertà, disoccupazione ed emarginazione ma dobbiamo affrontare anche violenza di ogni genere, la fame, la disperazione in tante persone. La nostra lotta quotidiana è raggiungere tutte le persone con l’annuncio del Vangelo.

Oggi inizia il Conclave. Crede che l’elezione del nuovo Pontefice sarà veloce? Chi pensa verrà eletto?

Credo che l’elezione sarà abbastanza veloce perché la maggioranza degli elettori viene da Francesco e, sebbene non abbiano l’obbligo di essere come lui, sicuramente questo farà in modo che saranno portati a eleggere con una certa velocità qualcuno che almeno sostenga quanto già fatto dal precedente Papa. Non penso che vogliano eleggere qualcuno che farà tabula rasa di quanto fatto da Francesco perchè sarebbe un disastro per la Chiesa in questo momento.  Purtroppo però non ho la minima idea di chi verrà eletto, ve ne sono molti di nomi validi ma è meglio non fare supposizioni.  

La Colombia sta passando un momento molto difficile. Il processo di pace avviato nel 2016 non è mai decollato, i gruppi guerriglieri sono tornati ad essere i proprietari dei territori che si disputano con i cartelli dei narcotrafficanti colombiani e messicani. Il paese segue rimanendo in alto nelle classifiche mondiali per la coltivazione della coca e la produzione della cocaina. E i problemi con il vicino Venezuela non aiutano la situazione interna. Cosa chiede alla comunità internazionale e al prossimo Papa per il suo paese? 

Di fronte all’escalation di violenza che continua attivamente in Colombia io chiedo al mondo, agli organi internazionali e alla Santa Sede, per il mio paese, che non lascino soli i colombiani perché non è un segreto che la fonte di questo miscuglio dio violenza è alimentata dal flagello della droga, dall’attività mineraria illegale che sono in gran parte nelle mani delle stesse persone.  

Silvio Mellara

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