Leonardo finalizza l’acquisizione del 100% di IDV Group srl, la holding italiana sotto cui è stato riorganizzato il business difesa di Iveco Group, comprensivo dei marchi IDV e ASTRA, per un prezzo di 1,6 miliardi di euro. Sul piano industriale, il perimetro acquisito è tutt’altro che trascurabile: nel 2025 il business difesa ha generato ricavi per 1.368 milioni di euro, con sei siti produttivi tra Italia, Germania, Romania e Brasile, circa duemila dipendenti, dodici uffici commerciali in Europa, Stati Uniti e Brasile e sette centri di ricerca e sviluppo. Un asset capace di coprire l’intera gamma dei veicoli militari, dai leggeri e medi blindati ai corazzati pesanti, fino ai logistici e tattici. “L’acquisizione ci rafforza come attore di riferimento nel settore della Difesa terrestre e ci rende ancora più competitivi in un segmento di mercato caratterizzato da significative prospettive di crescita future”, ha dichiarato Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, sottolineando come l’operazione costituisca un ulteriore passo nella strategia di crescita inorganica delineata nel Piano Industriale del gruppo.
Un consolidamento annunciato
Il closing di oggi non giunge come una sorpresa. Fin dall’annuncio dello spin-off da parte dell’allora ceo di Iveco Group, Olof Persson, era chiaro che l’operazione avrebbe potuto rappresentare solo l’inizio di una fase di consolidamento industriale in un settore da più parti indicato come indispensabile per le nuove dinamiche geopolitiche. La questione era chi avrebbe acquisito IDV, e a quale titolo. Leonardo era il candidato naturale, tanto per ragioni di complementarità industriale quanto per la logica sistemica che il gruppo stava costruendo attorno al comparto terrestre. Ma non era il solo: anche Rheinmetall era tra i potenziali interessati, e sull’asset si erano affacciate riflessioni anche da parte di operatori d’oltreoceano, considerato che IDV è fornitore rilevante del Pentagono.
La scelta di Leonardo riflette una traiettoria precisa. Solo cinque anni fa, in Leonardo si parlava di vendita di quella che una volta era OTO Melara, il settore della principale azienda della difesa italiana dedicato ad artiglierie e veicoli corazzati, ritenuto poco produttivo e senza futuro, tanto da monetizzarlo per rafforzare la presenza dell’azienda nell’elettronica. Il cambio di scenario geopolitico — l’invasione russa dell’Ucraina, il riarmo europeo, la pressione americana sugli alleati NATO — ha ribaltato quella logica, trasformando la capacità terrestre da asset residuale a priorità strategica.
La joint venture con Rheinmetall come architrave
Il vero asse portante di questa trasformazione è però la Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV), la joint venture paritetica tra i due gruppi costituita nell’ottobre 2024. La società ha sede legale a Roma e sede operativa a La Spezia, con il 60% delle attività previste in Italia, e ha come mandato principale lo sviluppo e la produzione dei mezzi che andranno a rinnovare l’intera componente corazzata delle Forze armate italiane. Il programma è ambizioso: il piano complessivo prevede l’acquisizione di 1.050 veicoli corazzati di nuova generazione, nell’ambito del programma A2CS (Army Armoured Combat System), oltre al futuro Main Battle Tank basato sul Panther KF-51 di Rheinmetall.
A gennaio 2026, la joint venture ha già consegnato all’Esercito i primi veicoli corazzati Lynx, in una cerimonia tenutasi presso il Centro Polifunzionale di Sperimentazione dell’Esercito a Montelibretti. Il programma è quindi operativo, e l’acquisizione di IDV si innesta su questa struttura già avviata, aggiungendo capacità produttive di piattaforme ruotate e logistiche che la sola LRMV non poteva garantire.
Le implicazioni geopolitiche sono rilevanti: la scelta di Rheinmetall di privilegiare l’alleanza con Leonardo, sfilandosi dal progetto franco-tedesco MGCS (Main Ground Combat System), ridisegna gli equilibri europei nel settore. L’asse italo-tedesco si configura così come polo alternativo alla tradizionale egemonia franco-tedesca nei mezzi corazzati pesanti.
Il capitolo ancora aperto: gli autocarri militari e Rheinmetall
L’acquisizione di IDV chiude un capitolo ma ne apre un altro, altrettanto rilevante. Secondo fonti della stampa tedesca riprese nei giorni scorsi, Rheinmetall si starebbe preparando a rilevare la produzione degli autocarri militari di Iveco — il segmento logistico e tattico dell’asset acquisito da Leonardo. L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha confermato che “esiste già un accordo di massima con Leonardo”, ma che le trattative formali potranno avere inizio solo ora che il closing è stato perfezionato. Il processo era infatti in stallo proprio in attesa del completamento dell’acquisizione da parte del gruppo italiano.
Si tratta di un tassello coerente con la logica complessiva dell’asse italo-tedesco: Leonardo si concentra sulle piattaforme ad alto contenuto tecnologico e sulle suite elettroniche integrate, mentre Rheinmetall consolida la propria presenza nel segmento dei veicoli logistici e tattici, dove il gruppo di Düsseldorf vanta già una posizione rilevante attraverso MAN Military Vehicles. Una divisione del lavoro che, se confermata, renderebbe la partnership ancora più strutturata e complementare.
La visione di Cingolani
Con l’acquisizione di IDV, Leonardo compie il passaggio definitivo da fornitore di sistemi elettronici e di armamento a OEM integrato nel settore terrestre. La capacità di offrire suite elettroniche complete — dai sistemi di comando e controllo alle elettro-ottiche, fino alle torrette di nuova generazione — insieme ai veicoli di IDV, permette ora di proporre soluzioni operative complete su piattaforme sia cingolate che ruotate. È la stessa logica che Cingolani ha declinato anche negli altri settori: un mosaico di collaborazioni — i carri con Rheinmetall, i droni con Baykar, il caccia GCAP con BAE Systems e Mitsubishi, i satelliti con Thales — che riflette la volontà di ridurre la frammentazione nel settore europeo della difesa.




