I problemi politici e internazionali del nuovo secolo, il XXI, sono in realtà le evidenti conseguenze di quelli non risolti del secolo precedente e delle decisioni a livello internazionale che hanno comportato nuove difficoltà interne e internazionali, oggi molto presenti. Quando è veramente finito il XX secolo, considerato da molti storici il “secolo breve”, anche se i problemi di quel tempo non sono ancora risolti? Una data per segnalare quando nella storia è iniziato davvero il problema energetico che negli ultimi venti anni e, in particolare ora, rende complicata la politica internazionale e la nostra vita quotidiana?
Non ci sono mai date esatte. La data è una convenzione umana per intendersi sulla successione degli eventi. Alcuni scrittori fanno finire il “secolo breve” nei primi anni Novanta, altri addirittura dal 1973, altri dai primi anni Ottanta. Per iniziare a intravedere gli elementi della situazione attuale, uno primo da considerare senza dubbi è il collasso dell’URSS nel dicembre 1991, iniziato anni prima e finalmente dichiarato in modo aperto. Il giorno 8 dicembre 1991 i leader di Russia, Ucraina e Bielorussia firmarono l’Accordo di Belaveža, dichiarando sciolta l’URSS. Il 25 dicembre Gorbaciov annunziava le sue dimissioni e la fine politica dello stato sovietico. Il 26 dicembre il Soviet Supremo ratificò la fine dell’Unione e ammainò la bandiera rossa del Cremlino. È chiaro che la fine di quel regime comunista ha segnato un momento importante nella politica internazionale, una importante svolta storica.
La Russia di Putin è ora uno stato capitalista. Sebbene Putin abbia un passato come ufficiale del KGB sovietico (valuta bene le notizie che gli provengono dai Servizi informativi), il suo sistema di politica attuata (noto come putinismo) ha come pilastri fondamentali la concentrazione del potere politico ed economico nelle mani di una ristretta élite, supportata dalla Chiesa ortodossa e dalle Forze Armate, in un contesto apertamente post-sovietico e molto internazionale, di facciata.
Altra svolta storica, la Cina di Mao Zedong: l’impero cinese finisce dopo la rivoluzione russa del 1917; penetra l’ideologia marxista; passa un conflitto mondiale. In breve, il 1 ottobre 1949 Mao entra a Pechino e proclama la Repubblica Popolare Cinese. Muore nel 1976. Gli succede Deng Xiaoping che resta al potere fino al 1993. Guidata ora da Xi Jinping, Pechino sta attuando una forte politica di espansione commerciale globale con il gigantesco progetto infrastrutturale della Nuova via della seta.
È ormai chiaro che il collasso degli imperi multinazionali è alla base di molti dei problemi del primo quarto del XXI secolo.
La guerra dei Balcani, cosiddetta anche guerra della pulizia etnica, una guerra all’antica ancora, considerata da molti storici l’ultima conseguenza della Grande Guerra, con la fine degli Asburgo, quella degli Ottomani, cioè l’incisiva parcellizzazione di grandi territori. Quella guerra inizia intorno agli anni Novanta, nel pieno della disgregazione dell’Unione Sovietica, che assieme agli Usa si era spartita l’Europa e parte del mondo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Tutto era cambiato con la caduta del muro di Berlino. Era il 9 novembre 1989. Le certezze del prima divennero le incertezze del dopo, così come le sicurezze che ben presto lasciarono spazio alle insicurezze diffuse. La dissoluzione dell’URSS sconquassò il sistema di forze internazionali e con esso la politica, l’economia e la finanzia, nonché il sistema politico di numerosi stati che persero la protezione della superpotenza e videro incrinato il proprio status quo. Per molti analisti, non vi è ancora una sicura pace duratura nei Balcani. O quanto meno una situazione interna confinaria risolta in modo stabile. La fine della Guerra Fredda non aveva ancora portato a una definito equilibrio di potere fra USA e URSS.
Il Medio Oriente, ex Impero Ottomano, con gli stati creati alla fine ufficiale di quell’impero o definiti alla fine della Seconda Guerra Mondiale ha avuto la creazione nel 1948 dello Stato d’Israele dopo l’errore politico della Lega araba di rifiutare la decisione NU nella Ris.181/1947, che indicava un “Piano di spartizione della Palestina”, cioè la divisione del territorio sotto mandato britannico in tre entità: uno Stato ebraico, uno Stato arabo e un’area sotto amministrazione internazionale comprendente Gerusalemme.
Lo stato ebraico è stato creato. Quello della Palestina lo stanno e lo stiamo ancora aspettando.
Altro mutamento istituzionale che ha le sue conseguenze attuali più che mai chiare. Nel 1978/79 la politica internazionale e in particolare gli USA decisero che l’impero Pahlavi aveva fatto il suo tempo, perché lo shah, malato, era stato un “dittatore” crudele (!) con i suoi servizi segreti, in articolare con la Savak, il più conosciuto. Quindi meglio cambiare e, come era successo nel 1953 per togliere il potere a Mossadeq e ridarlo a Mohammad Reza Pahlavi, Washington fomentò e aiutò la crescente insofferenza del popolo iraniano verso il governo imperiale, trasferendo il potere nelle mani della società sciita religiosa, gli ayatollah. Ma già nel febbraio 1979 una marea minacciosa di manifestanti si addensò alle porte dell’ambasciata americana e nel novembre dello stesso anno l’assaltò, prendendo prigionieri diplomatici e amministrativi. Washington non aveva compreso una realtà locale molto forte.
Il 16 gennaio 1979 “Shah raft” (“lo shah è andato via”) e grande gioia fu manifestata nelle piazze e nelle strade. Il 1° febbraio di quell’anno, rientrato su un aereo Air France, Sayyed Ruhollah Mostafavi, originario della cittadina Khomeyn, fece dell’Iran una repubblica islamica che ha cercato e cerca potere in Medio Oriente per distruggere Israele e arrivare a uno stato di Palestina con mezzi non ortodossi in una guerra non dichiarata ma attuata in modo crudele.
Quindi: Medio Oriente instabile; Mediterraneo instabile; Turchia che tenta di ricostituire, sia pur in forma moderna, un “impero” politico-economico nei suoi ex territori; Balcani instabili con una guerra in atto; Europa molto debole anche in politica, non solo in economia. Una domanda difficile: l’Europa è pronta a ricevere una adesione dell’Ucraina, come stato dell’Unione? E nella Nato? Vedere l’art. 10 del Trattato istitutivo e farsi altre difficili domande.
Una ultima data precisa, questa sì, come curiosità: nel 1914 in Libia, dopo alcune prospezioni geologiche, apparvero, secondo alcuni testimoni, alcune “lacrime” di petrolio. Lo scoppio della guerra fermò tutto. Era l’inizio dei problemi per la sicurezza energetica circa un secolo dopo?
Stante la difficile situazione internazionale globale, il ruolo della mente umana nel settore intelligence è risolutivo, ora più che mai. L’agente deve essere molto ben preparato, molto più che nel passato perché la HUMINT assume sempre più un ruolo determinante. La conoscenza dei territori è fondamentale anche e soprattutto ora con la presenza della IA che aiuta ma può determinare anche errori se chi la usa non ha conoscenze profonde del territorio o del tema sul quale deve trattare o riferire. L’intelligence deve poter contare su un processo critico, una analisi anticipatoria, una analisi tecnica, una analisi delle tendenze del momento, una analisi delle anomalie. Una forte preparazione anche in analisi psicologica.
In sintesi, poi per i diversi territori: una analisi culturale molto particolare relativa alla popolazione, alla sua storia e ai suoi comportamenti derivati da condizioni e norme tradizionali, culturali. Conoscere anche il ruolo delle infrastrutture che supportano le condizioni locali. È molto forte l’importanza di una analisi culturale che per molte ragioni aiuta o dovrebbe aiutare i politici, cioè coloro che alla fine prendono le decisioni e possibilmente anticipare quanto potrebbe accadere. È indubbio che l’analisi nell’intelligence rappresenta una abilità umana fra le più difficili.
L’analisi aiuta a conoscere meglio il nemico politico o militare, i suoi obiettivi, le volontà, gli intenti e le motivazioni. L’analista di intelligence deve saper sviluppare conoscenza, obiettivi nascosti, avere info di genere approfondito. Una analisi avanzata è u processo cognitivo di alto livello che produce pensieri specifici e dettagliati attraverso la comprensione dell’avversario e delle sue conoscenze e preparazione.
L’analisi in intelligence deve essere anche di supporto alle operazioni urbane, avversari irregolari, contro insurrezione e guerriglia interna o situazioni di possibile profondo mutamento interno della stabilità di una situazione sociale o politica. In sintesi: nell’intelligence, esaminare e mettere insieme processi informativi con altri per arrivare alla interpretazione finale. Un compito molto complesso e difficile.




