L’area dell’Øresund tra Danimarca e Svezia: una riflessione geopolitica

L’eurodistretto dell’Øresund, che unisce Copenhagen e Malmö, mostra come la cooperazione transfrontaliera possa trasformare aree ritenute marginali in nuovi centri di gravità economica e geopolitica europea, offrendo un modello pragmatico di integrazione su lavoro, innovazione, sostenibilità e sicurezza in un contesto segnato da crescenti tensioni globali. Proponiamo l’analisi di Alexander Virgili e Antonio Virgili pubblicata su “EUROPA 2028 The European Magazine” anno I / n. 2

La Danimarca e l’area scandinava solo periodicamente sono al centro dell’attenzione economica e geopolitica, essendo considerate un poco a margine dell’Europa, alla stregua di una certa visione che – in modo complementare pone il Mediterraneo come “periferia” dell’Europa. Questo modo distorto e angusto di descrivere l’Europa e i suoi interessi strategici viene però smentito da dinamiche e legami che vanno ben oltre la centralità franco-tedesca. Le turbolenze mediterranee non possono essere ignorate e relegate a questioni delle quali devono occuparsi solo pochi, allo stesso modo, lo emergere di una questione Artica e della complessa gestione dell’area baltica non sono solo questioni scandinave o russo-statunitensi. Anche i modelli d’integrazione, di organizzazione del territorio o di welfare che si sperimentano in Scandinavia sono più volte oggetto di studio con un certo ritardo. Tra questi c’è l’area dell’Øresund (che prende il nome dall´omonimo stretto danese), situata tra la Danimarca e la Svezia, area di particolare importanza geopolitica ed economica nel contesto nordico, dell’Unione Europea e dell´Europa nel suo insieme. Il distretto transfrontaliero creatovi, che unisce l’area metropolitana della capitale danese, Copenhagen, e la città svedese di Malmö, attraverso il ponte di Øresund, rappresenta uno degli esempi più avanzati di cooperazione regionale europea ed è il primo ed unico eurodistretto dell’Europa scandinava. L’eurodistretto, da non confondere con le regioni transfrontaliere in senso lato, si distingue dalle seconde per il raggruppare unità urbane limitrofe ad una frontiera e consente intensi scambi di risorse, mobilità transfrontaliera dei cittadini e integrazione economica. La definizione stessa di eurodistretto è recente; la costituzione di tali distretti non è codificata normativamente, può essere realizzata mediante un semplice accordo su progetti comuni nell’area; oppure in modo più istituzionalizzato da un’associazione locale di cooperazione transfrontaliera, che elabori piani di cooperazione transfrontaliera tra città o comuni; oppure, con un grado di istituzionalizzazione ancora maggiore, includendo strutture che permettano un trasferimento di potere e siano elette da tutti i cittadini del distretto.

Cenni geografici e storici dell’Øresund

Il distretto dell’Øresund prende il nome dallo stretto che separa la Danimarca dalla Svezia. Questo braccio di mare è una delle vie di navigazione più trafficate del mondo e ha avuto una grande importanza storica, sia per la navigazione che per i conflitti geopolitici del Nord Europa. Nel Medioevo, il controllo del passaggio marittimo dell’Øresund era fondamentale per il commercio nel Mar Baltico. Il ponte di Øresund, completato nel 2000, ha notevolmente migliorato la connessione fisica tra Copenhagen e Malmö, creando una regione metropolitana transnazionale che fonde culture, economie e politiche. L’importanza geopolitica della regione è legata sia alla sua posizione strategica tra Est e Ovest, sia al suo potenziale come “ponte” tra i paesi scandinavi e il resto d’Europa. Uno degli aspetti distintivi di questo distretto è l’aver coniugato una tradizione commerciale antica con prospettive strategiche di lungo respiro, lasciando in secondo piano storiche rivalità tra i Paesi dell’area. L’area, integrandosi, è divenuta un importante polo economico, con diverse aziende di alta tecnologia, industrie creative, ricerca scientifica e servizi finanziari che operano in sinergia. La cooperazione è rafforzata da un quadro normativo favorevole all’integrazione economica e dalla libera circolazione delle persone, facilitata dal sistema dell’Unione Europea e dalle politiche locali di scambio e interazione. Sia per la denominazione, che per il prevalere dell’area metropolitana di Copenaghen, rispetto a quella di Malmö, si può considerare un distretto con matrice prevalentemente danese.

Mercato del lavoro e settori economici strategici

Uno degli sviluppi più significativi a livello di geopolitica regionale è la creazione di un mercato del lavoro più integrato tra i due Paesi, con un flusso di lavoratori altamente qualificati tra Copenhagen e Malmö, consentendo alle persone di abitare in uno Stato mentre lavorano nell’altro. Ciò ha aumentato la competitività e ha permesso alle due città di svilupparsi come un unico, grande, mercato del lavoro. La collaborazione tra le università di Malmö e Copenhagen ha creato un ambiente fertile per l’innovazione, in particolare nei settori della tecnologia dell’informazione, dell’energia rinnovabile e della biotecnologia. La Svezia, nota per il suo approccio alla sostenibilità e all’innovazione tecnologica, e la Danimarca, leader nella produzione di energia eolica e nelle politiche ambientali, hanno trovato numerosi punti di convergenza in questi ambiti costituendo una regione dell’innovazione.

Particolare il fatto che le due nazioni, pur essendo membri dell’Unione Europea, mantengono politiche economiche e fiscali differenziate. La Danimarca non è parte dell’Eurozona, ma utilizza la propria valuta, la Corona danese (DKK). Pure la Svezia, anch’essa membro dell’UE, non ha adottato l’Euro e mantiene la propria moneta, la Corona svedese (SEK). In entrambi i Paesi i cittadini europei possono abitualmente pagare anche in Euro. Ciò crea alcune peculiarità nei rapporti economici tra i due Paesi, ma le politiche favorevoli alla cooperazione hanno permesso di superare gran parte di queste differenze a favore di una integrazione complementare tra la forte vocazione industriale svedese e la spinta all’innovazione e alla sostenibilità danese, Paese con consolidata presenza nei settori zootecnico e agricolo. Quello ad alta tecnologia è comunque il comparto prevalente: biotecnologie, farmaceutica, telecomunicazioni e applicazioni dell’IA sono ben presenti con numerose start-up, divenendo un incubatore e polo di rilievo europeo. L’Øresund Science Park, situato a Lund (Svezia), è un esempio emblematico di centro di ricerca e innovazione, dove le università locali e le aziende private collaborano per lo sviluppo di nuove tecnologie. In questo contesto, le politiche di cooperazione transfrontaliera hanno favorito la nascita di progetti di ricerca e innovazione congiunti, aumentando la competitività della regione sul mercato globale. Se il mercato del lavoro si è giovato dell’ecosistema economico tecnologico è però pure stato fonte indiretta di alcune frizioni. La complessa articolazione dei sistemi previdenziali dei due Paesi, tra i migliori quanto a garanzie per i cittadini, sta ponendo alcuni rallentamenti all’integrazione, poiché non è facile integrare sistemi fiscali e assistenziali ben consolidati su base nazionale ma diversi tra loro. Nonostante i progressi, permangono delle sfide politiche e sociali da affrontare, poiché le differenze nelle politiche sociali e nei sistemi di welfare tra i due Paesi non sono facilmente eliminabili.

Il settore dei servizi è un altro ambito in forte crescita nell’area dell’Øresund. La presenza di città cosmopolite come Copenhagen, con la sua vivace scena culturale, commerciale e turistica, e di Malmö, che offre una qualità della vita elevata a prezzi relativamente più bassi, attira sia i turisti che i professionisti internazionali. Il turismo risulta un motore economico non secondario, con un flusso continuo di visitatori che attraversano il ponte dell’Øresund per approfittare delle opportunità culturali e commerciali offerte dalle due città. Inoltre, Copenhagen è uno dei poli principali per le conferenze internazionali, con eventi che attirano esperti, ricercatori e leaders del settore da tutto il mondo, oltre ad essere il principale hub aeroportuale scandinavo. In sintesi, la cooperazione economica tra Danimarca e Svezia nell’ambito dell’eurodistretto ha avuto impatti positivi sul benessere regionale, migliorando il PIL pro capite e promuovendo un ambiente favorevole all’innovazione. La concentrazione di attività economiche legate alla tecnologia, al green business, e ai servizi finanziari ha reso l’area dell’Øresund una delle regioni più prospere del Nord Europa, favorendo un aumento significativo degli investimenti stranieri diretti, in particolare nelle tecnologie verdi, nei settori legati alla salute e nelle tecnologie emergenti.

Energia, trasporti, sostenibilità

Danimarca e Svezia sono tra i leader mondiali nelle politiche di energia rinnovabile e sostenibilità. La regione dell’Øresund costituisce un laboratorio di innovazione in questo settore, con progetti che spaziano dalla produzione di energia eolica (la Danimarca è uno dei maggiori produttori di energia eolica in Europa) all’adozione di soluzioni di mobilità sostenibile e a basso impatto ambientale. La Green TransitiOn è uno degli ambiti di cooperazione tra i due Paesi: Copenhagen è nota per la sua politica di sostenibilità, diversi decenni or sono è stata la prima capitale europea a creare zone pedonali chiuse alle auto e ha ambiziosi piani per diventare a breve una città carbOn-neutral. Malmö, da parte sua, ha promosso numerosi progetti legati all’uso delle energie rinnovabili, come la costruzione di edifici a basso consumo energetico e l’adozione di sistemi di trasporto pubblico ecologici. L’area dell’Øresund è pure un esempio di integrazione dei sistemi di trasporto. Non solo il ponte ha migliorato notevolmente la mobilità transfrontaliera, per le persone e per le merci, ma il trasporto di merci intermodale (strada, ferrovia, nave, aereo) si avvale di un sistema logistico integrato, che collega e integra i porti di Malmö e Copenhagen, due dei più importanti hub logistici nel Mar Baltico. L’infrastruttura di trasporto ha sostenuto la crescita dei settori del commercio e dell’industria, poiché le aziende hanno accesso diretto a un mercato comune che copre sia la Svezia che la Danimarca, con la possibilità di raggiungere velocemente il resto dell’Europa. Una sostenibilità praticata concretamente, attraverso la pianificazione di infrastrutture, reti energetiche e di trasporto che, congiuntamente, abbiano crescenti requisiti di sostenibilità.

Le dimensioni politiche dell’eurodistretto dell’Øresund

L’eurodistretto dell’Øresund non ha una propria istituzione politica ufficiale, ma è regolato da una serie di accordi bilaterali tra i due paesi. La “Commissione del Piano Øresund”, una struttura di guida che coordina la pianificazione e la gestione dello sviluppo urbano e dei trasporti. Tuttavia, le politiche migratorie, di welfare e fiscali rimangono separate, e le decisioni politiche vengono influenzate dalle singole priorità nazionali. Questo distretto ha un’importanza strategica particolare non solo a livello regionale, ma anche per l’Unione Europea. Si inserisce in un contesto geopolitico caratterizzato da sfide economiche, politiche e sociali che travalicano i confini europei e che l’Europa vive con crescente tensione. Le due città, Copenhagen e Malmö, costituiscono un laboratorio di cooperazione transnazionale che puó offrire spunti per altre regioni dell’UE, occasione di approfondimento e verifica delle politiche di integrazione regionale e locale in Europa. La creazione di una zona economico-sociale condivisa tra Paesi che hanno approcci diversi alla gOvernance nazionale e all’integrazione europea, evidenzia la capacità della Danimarca e dell’UE di affrontare le sfide delle eterogenee esigenze politiche e culturali. Le dinamiche di confine nell’eurodistretto dell’Øresund, pur con le difficoltà esistenti, sono indicative delle nuove possibili modalità di interazione tra Stati membri dell’UE. La libera circolazione delle persone e dei beni, insieme alla cooperazione nelle politiche di trasporto, educazione e ricerca, sta creando una regione fortemente interconnessa. Questo modello di cooperazione potrebbe essere esteso ad alcune altre aree transfrontaliere in Europa, specialmente in quelle regioni che affrontano problemi simili.

Gli eurodistretti non sono solo una risposta alle esigenze nazionali o interne dell’UE, ma possono essere parte di una risposta strategica alle dinamiche globali di interdipendenza. In un mondo sempre più globalizzato, ma non privo di elementi di forte instabilità geopolitica (conflitti, guerre civili, ecc.) e di divisioni, dove i flussi di capitale, persone e merci non conoscono confini, le regioni transfrontaliere si sono adattate per competere a livello internazionale. La Danimarca con il distretto transfrontaliero dell’Øresund suggerisce un modello che si potrebbe definire di “cooperazione pragmatica” che va oltre i confini nazionali e si orienta a soddisfare le esigenze sia interne proprie che del Paese confinante (in altri tempi in reciproca competizione) oltre che di una economia globale interconnessa. Gli esempi della cooperazione tra Francoforte e Strasburgo, ove si è rafforzata la posizione della regione nella finanza e nei settori dei servizi, e tra zone urbane di Francia e Belgio, hanno contribuito alla creazione di reti industriali interconnesse che permettono di gestire i flussi globali di beni e servizi in modo più efficiente, consentendo di far fronte a interlocutori internazionali di scala dimensionale continentale (Cina, India, Stati Uniti). Tale aspetto dimensionale non va trascurato, e un Paese relativamente piccolo come la Danimarca lo sta affrontando, invece di ignorarlo.

Inoltre, in un periodo di nuove crescenti tensioni in Europa sia per il conflitto Russo-Ucraino che per la persistente instabilità del versante a Sud del Mediterraneo, individuare forme di collaborazione e integrazione che si proiettino con ottimismo verso il futuro è opportuno e dà il senso di una programmazione nel tempo e della integrazione di più esigenze ed obiettivi, percorso obbligato per poter fronteggiare le pressioni e sfide portate dalle grandi potenze extraeuropee. Non ultimo, l’eurodistretto danese riveste un ruolo nelle relazioni geopolitiche tra l’Unione Europea e gli Stati extraeuropei. In un contesto internazionale che vede l’UE confrontarsi con potenze emergenti e l’acuirsi di tensioni geopolitiche (l’area Baltica, l’area Artica e il vicino Russo), le regioni transfrontaliere possono contribuire a stabilizzare i confini interni ed esterni dell’UE e a promuovere politiche di sicurezza comune. I Paesi europei affrontano sfide comuni come i cambiamenti climatici, la gestione dei flussi migratori e le tensioni commerciali globali, gli eurodistretti possono essere una ulteriore piattaforma di dialogo regionale che può fungere da intermediario tra le politiche nazionali e quelle europee. Le dinamiche di cooperazione in queste aree mostrano come la politica di vicinato dell’UE possa essere estesa in modo pragmatico, senza la necessità di modifiche formali nei trattati europei. La Danimarca, pur senza essere tra i Paesi più accesi sostenitori dell’Unione Europea, attua una politica territoriale che è funzionalmente allineata con alcune delle strategie europee e, forse principalmente, che investe con una prospettiva di medio e lungo periodo. Una nuova centralità danese in un’area, quella Scandinava e Baltica, nella quale la Danimarca ha storicamente più volte avuto un ruolo guida.

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