Francesca Morvillo, storia di un amore in tempo di guerra

Il romanzo di Felice Cavallaro, con al centro la moglie di Falcone perita anch’ella a Capaci

Cultura

Come era lecito attendersi, tanti i libri nella ricorrenza dei trent’anni delle stragi di Capaci e di via d’Amelio. Francesca. Storia di un amore in tempo di guerra di Felice Cavallaro – firma di punta del Corriere della Sera e scrittore affermato – edito da Solferino, spicca perché particolare. Particolare per la figura che ne è al centro, Francesca Morvillo, dimenticata ancor più degli uomini delle scorte dei due giudici. Ma non solo per questo.

Quasi tutti i libri pubblicati nel triste anniversario sono dei saggi, “Francesca. Storia di un amore in tempo di guerra” è un romanzo, per quanto atipico. Atipico perché “romanzo verità” in cui s’intreccia la storia d’amore di Francesca Morvillo e Giovanni Falcone con i fatti della storia degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso – attraversati da una catena impressionante di delitti mafiosi – concedendosi all’immaginazione narrativa margini ridottissimi.

Il primo pregio del romanzo è di essere dedicato a Francesca Morvillo. E non è poco. Francesca Morvillo – che l’autore, nascosto tra le pagine del libro nei panni del giornalista Federico, ha conosciuto da vicino – è una figura di rilievo sotto diversi profili. È tra le prime donne a indossare la toga di magistrato (prima il concorso era vietato alle donne), ha esercitato il difficilissimo mestiere di chi giudica gli altri (soprattutto nei tribunali minorili) con passione e competenza, è stata a fianco di Falcone, pur sapendo i rischi cui andava incontro, non solo nel sostenerlo moralmente ma anche dividendo con lui – nell’ombra e silenziosamente – lettura ed esame di carteggi giudiziari.

Altro pregio è quello di riuscire a raccontare (non era affatto facile) la relazione  sentimentale tra i due magistrati senza cedere in leziosi sentimentalismi e anzi legando il privato – in cui talvolta affiorano momenti di gradevole levità – e il pubblico – gravido di inquietudini e terrori – con misura, sensibilità e intelligenza.

Il romanzo si divide in tre parti: nella prima, “L’incontro”, prevale la love story tra Francesca e Giovanni (quando si conoscono, i primi incontri, Cupido in agguato fino a quando non scocca le sue frecce fatali); nel secondo, “L’Addaura”, la loro vita in comune è insidiata dai fatti di mafia che si succedono senza pause; nella terza, “Roma-Capaci”, gli accadimenti sanguinosi e le vicende giudiziarie (le diverse “bocciature” di Falcone, la sua scelta di collaborare col ministero della Giustizia) sfociano nel più tragico degli epiloghi.

In “Francesca Storia di un amore in tempo di guerra”, romanzo dalla struttura simile a quella di una sceneggiatura (a quando il film o la fiction televisiva?), abbondano i dialoghi che ne rendono ancora più scorrevole la lettura. Consigliata vivamente ai giovani perché abbiano memoria della lunga stagione delle stragi di mafia, qui raccontate scrupolosamente, come pure la solidarietà di chi dedicò l’esistenza al contrasto a Cosa nostra.

Il romanzo di Cavallaro ci consegna anche un ritratto dell’uomo Falcone: ironico, intelligente, fragile, come fragile è ogni uomo innamorato. Ed è un ritratto insolito perché di Falcone si è solito ricordare l’investigatore acuto, il magistrato integerrimo, il funzionario al servizio delle istituzioni, tralasciando l’uomo.

Ed è questo è un ulteriore pregio di un romanzo in cui non mancano, pur nello stile asciutto e privo di enfasi, momenti capaci  di suscitare commozione, come quando si ricorda l’amicizia di Francesca Morvillo con la mamma di Emanuela Setti Carraro che le volle regalare una spilla d’oro con un luminoso smeraldo appartenente alla figlia – col senno del poi, un passaggio di testimone: ”Per te, Francesca. Accetta. La indossava Emanuela. Mi prometti che la porterai tu, che farai brillare questa stella, come lei non può più…?”

Il romanzo inizia e si chiude con le parole che Francesca Morvillo dedica a Falcone in un biglietto ritrovato dentro un libro: “Giovanni, amore mio, sei la cosa più bella della mia vita. Sarai sempre dentro di me come io spero di rimanere viva nel tuo cuore”.

 

Antonino Cangemi – Giornalista e scrittore

 

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