Aerospazio Lucano. Colangelo: “Serve una regia nazionale per far crescere i territori”

Dalla sinergia tra università, imprese e istituzioni nasce in Basilicata un modello di sviluppo che guarda allo spazio per generare innovazione, occupazione e competitività, che chiede una regia nazionale capace di valorizzare le filiere territoriali come motore di crescita per tutto il sistema Paese

Una intesa tra ricerca, industria e pubblica amministrazione. È questo il segreto del settore dell’aerospazio della Basilicata, come ci spiega in una intervista ad Antonio Colangelo, presidente del Distretto Tecnologico TERN e del Cluster Lucano dell’Aerospazio. Un esempio virtuoso che dimostra come serve una regia nazionale che creda nelle filiere territoriali.

Presidente, come si struttura oggi il sistema lucano dell’aerospazio?

Si compone principalmente di due soggetti principali. Da un lato il Cluster Lucano dell’Aerospazio, che ha il compito di promuovere le iniziative sul territorio e coinvolgere nuove imprese. Dall’altro il Distretto Tecnologico (Tern), che è il braccio operativo: gestisce i progetti di ricerca, partecipa ai programmi europei e coordina le attività con i partner scientifici. Il distretto nasce per volontà della Regione Basilicata, attraverso un accordo con il ministero dell’Economia, il ministero dell’Università e della ricerca e altri enti pubblici. È un consorzio a maggioranza pubblica che include Regione, Università della Basilicata, Cnr, Enea e Agenzia spaziale italiana. Insieme rappresentiamo un vero ecosistema dell’aerospazio, dove ricerca e industria lavorano sotto lo stesso cappello.

La Basilicata ha una storia speciale con lo spazio…

Esatto. Negli anni Ottanta, con la nascita del Centro di Geodesia Spaziale di Matera, realizzato grazie a una collaborazione tra Cnr, Nasa e Piano nazionale dello spazio, è nata l’Agenzia spaziale italiana. Da lì si è sviluppato tutto: ricerca, competenze, aziende. Quel seme ha generato un intero ecosistema. Ecco perché dico spesso che quando lo Stato decide di investire strategicamente in un territorio, i risultati arrivano. Oggi siamo riconosciuti in Europa come un modello per capacità tecnologica e coesione. È la dimostrazione che anche da una regione piccola si può costruire un sistema competitivo e innovativo.

Su quale segmento è specializzato il settore in Basilicata?

La nostra specialità è trasformare i dati grezzi – satellitari, aerei o da droni – in informazioni utili e poi in applicazioni operative. In particolare la Basilicata è leader per quanto riguarda l’osservazione della Terra, nel quale la Regione è riuscita a costruirsi una reputazione di livello europeo. Parliamo di applicazioni per la prevenzione degli incendi, il monitoraggio di frane e smottamenti, il controllo delle infrastrutture, la gestione dei rischi ambientali.

In cosa si traduce concretamente l’azione del distretto?

In un percorso che parte dal bisogno, passa per la ricerca e arriva all’industria. Partiamo sempre dalla domanda reale: i bisogni del territorio, delle pubbliche amministrazioni o delle agenzie europee. Da lì elaboriamo i progetti di ricerca, sviluppiamo innovazioni e trasformiamo i risultati in applicazioni concrete. Le innovazioni nascono come prototipi, ma poi vengono industrializzate, permettendo alle aziende di diventare più competitive. È un processo che richiede visione, ma anche capacità tecnologica e organizzativa. È il principio della tripla elica: ricerca, industria, pubblica amministrazione. A questa aggiungiamo anche la società civile, perché i nostri progetti nascono ascoltando le esigenze delle comunità locali, delle associazioni e dei sindacati.

Quanto pesa oggi il sistema aerospaziale lucano?

Secondo i dati Istat 2024, il comparto aerospaziale rappresenta l’1,5% delle industrie regionali, ma produce l’11,5% del Pil della Basilicata. Significa che abbiamo un sistema ad alta intensità di valore aggiunto: circa ottocento addetti per un fatturato complessivo di 330 milioni di euro, con progetti per oltre duecento milioni negli ultimi anni. È un risultato importante, frutto di una rete pubblico-privata che ha saputo conquistare credibilità anche in Europa.

La rete aerospaziale si occupa anche di formazione?

Sì, insieme all’Università della Basilicata abbiamo lanciato il primo master europeo in osservazione della Terra, che ha avuto un successo superiore alle aspettative. Alla prima edizione si sono iscritti studenti da tutta Europa, e la seconda – già partita – ha il doppio delle richieste rispetto ai posti disponibili. È una formula virtuosa: i partecipanti fanno stage gratuiti nelle aziende del distretto e molti di loro vengono poi assunti. Nella mia azienda, ad esempio, cinque stagisti sono entrati stabilmente in organico. È un esempio concreto di formazione che diventa competitività.

Quali sono, guardando al futuro, i vostri prossimi obiettivi?

Stiamo lavorando per coinvolgere aziende non strettamente aerospaziali, ma con competenze complementari: elettronica, meccanica di precisione, sensoristica. In Basilicata l’automotive vive una fase difficile; il nostro obiettivo è trasferire know-how e dare a queste imprese la possibilità di riconvertirsi, trovando nuovi sbocchi nella filiera aerospaziale e della difesa. È un lavoro che stiamo portando avanti con Confindustria Territorio, AIAD e con il mio ruolo nel Comitato nazionale di Confindustria Aerospazio: serve una visione nazionale per rendere più solide le filiere territoriali.

In quest’ottica, intendete coinvolgere anche l’amministrazione centrale?

Sicuramente sarà cruciale il coinvolgimento del Mimit, della Difesa e del ministero dell’Ambiente, insieme a quello della Ricerca scientifica. Sono i pilastri che devono sostenere le iniziative regionali, facilitare l’accesso ai fondi e accompagnare la crescita delle imprese. Il ruolo dei distretti e dei cluster può essere quello di attuatori e beneficiari di politiche nazionali coordinate, così da integrare le eccellenze locali in strategie di sistema.

In prospettiva, quale sarebbe il prossimo passo per rafforzare questo ecosistema?

Serve una politica industriale nazionale che riconosca il valore delle esperienze territoriali e le metta in rete. La Basilicata può diventare un laboratorio anche per nuovi settori, penso all’underwater e alle applicazioni duali per la difesa. Abbiamo già le competenze per raccogliere e trasformare dati, che provengano dallo spazio o dal mare. Se il Governo immaginasse di localizzare qui un polo per settori specifici, per esempio per l’underwater o per la difesa spaziale, troverebbe un terreno già fertile e pronto a produrre valore.

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