Ogni anno in Italia oltre 56mila donne ricevono una diagnosi di tumore al seno. È su questo numero che si misura il senso della Race for the Cure, la manifestazione promossa da Komen Italia che fino al 10 maggio presidia il Circo Massimo con il suo Villaggio Race. E che quest’anno vede una presenza istituzionale particolarmente strutturata: Assidai, Fasi, IWS, Pro.Ge.Sa. e DataHubs. Cinque realtà che operano nell’ecosistema della sanità integrativa e del welfare complementare e che partecipano con uno stand congiunto e con una squadra comune, la 5XCare, impegnata nel percorso amatoriale di domenica 10 maggio.
Prevenzione come servizio
La Race for the Cure non è una maratona celebrativa. In questi quattro giorni, i visitatori potranno accedere gratuitamente a esami strumentali e clinici per la diagnosi precoce di tumori al seno, ginecologici, della tiroide, della pelle, del cavo orale e del retto-ano, oltre a screening cardiaci, epatici e delle vie respiratorie. Screening oculistici e audiologici, consulenze su nutrizione, menopausa, salute delle ossa e invecchiamento completano un’offerta che trasforma il villaggio in un presidio sanitario diffuso. Le iniziative saranno realizzate dalla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, dall’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola e da altri presidi ospedalieri della Capitale. Sarà inoltre possibile effettuare lo screening per la donazione del midollo osseo tramite ADMO.
Sabato 9 maggio, allo stand condiviso dalle cinque realtà, è in programma un incontro con la dottoressa Smeralda De Fazio, senologa e chirurga oncologa, dedicato a rispondere alle domande concrete sul tumore al seno e sulla prevenzione. Per l’intera durata della manifestazione, i visitatori potranno partecipare a questionari informativi realizzati in collaborazione con il dottor Gianluca Franceschini, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Senologica del Policlinico Gemelli.
Cinque soggetti, un ecosistema
La composizione della partnership è essa stessa un segnale. Fasi, che raccoglie 130mila dirigenti iscritti, più di trecentomila assistiti e 14mila aziende aderenti, fondato nel 1977 su base contrattuale tra Confindustria e Federmanager, e Assidai, fondo di assistenza sanitaria integrativa nato su iniziativa di Federmanager, con 120mila persone assistite e oltre 35 anni di attività, rappresentano la spina dorsale del welfare sanitario della dirigenza industriale italiana. IWS (Industria Welfare Salute) è l’hub tecnologico-operativo nato dalla stessa galassia, con una forte vocazione alla digitalizzazione dei processi per fondi sanitari e previdenziali. Pro.Ge.Sa., attiva da oltre trent’anni nella consulenza e nei servizi in sanità, presidia la gestione delle prestazioni e l’accesso alle cure attraverso strumenti come la Help Card. DataHubs porta il dato: istituto di ricerca e consulenza specializzato nell’analisi avanzata, promuove osservatori sull’evoluzione del welfare e della sanità integrativa.
Che questi soggetti appaiano insieme, con un unico stand, un’unica squadra, un unico messaggio, non è casuale. È la rappresentazione visibile di un sistema che, al di fuori dell’evento, lavora quotidianamente in modo interconnesso. “I valori su cui si fonda l’iniziativa si sposano con l’impegno costante di Assidai nel sensibilizzare manager, quadri, consulenti e le loro famiglie sulla necessità di seguire uno stile di vita sano e sull’importanza della diagnosi precoce”, ha dichiarato Armando Indennimeo, presidente Assidai. “Per noi la prevenzione è un servizio che accompagna le persone nel tempo, con attenzione, continuità e prossimità”, ha aggiunto il presidente del Fasi Daniele Damele, sottolineando come nell’ultimo anno il fondo abbia ulteriormente implementato i pacchetti di prevenzione per i propri iscritti.
Il welfare come scelta di campo
C’è una domanda implicita che la partecipazione alla Race for the Cure pone a questi soggetti, e che merita di essere resa esplicita: fino a che punto il welfare integrativo è disposto a uscire dalla propria funzione assicurativa per diventare un agente attivo di cultura sanitaria? La risposta che emerge dalle dichiarazioni dei protagonisti è netta. “Esserci è prima di tutto una questione di responsabilità e di cuore”, ha detto Fabio Pengo, vicepresidente Fasi. “Come realtà che opera nel settore sanitario, riconosciamo il valore di iniziative che contribuiscono alla diffusione della cultura della prevenzione”, ha dichiarato Francesca Di Girolamo, presidente di IWS. Leonardo Maggiolini, amministratore unico di Pro.Ge.Sa., ha posto l’accento sull’accessibilità: “Attraverso l’esperienza maturata in oltre trent’anni d’impegno per facilitare l’accesso alle cure, lavoriamo ogni giorno per rendere questi percorsi sempre più vicini alle persone”. Giacomo Galante, amministratore unico di DataHubs, ha chiuso il cerchio portando la prospettiva del dato: “La conoscenza può giocare un ruolo chiave nel rendere i servizi e i percorsi di salute più efficaci e vicini alle persone”.
Dalla corsa del Circo Massimo alla partita più larga sul futuro del sistema sanitario italiano, il filo è più corto di quanto sembri. In un Paese in cui la spesa sanitaria privata delle famiglie ha superato i quaranta miliardi di euro annui e il Servizio Sanitario Nazionale fatica a garantire tempi di accesso adeguati, il ruolo dei fondi integrativi non è accessorio: è strutturale. E la capacità di tradurre questa funzione in presenza fisica, in esami gratuiti, in incontri con specialisti, è forse la forma più efficace di rendicontazione pubblica che un soggetto di welfare possa offrire.




