A Varese, in questi giorni, gli Stati Generali dell’Economia della Salute stanno portando al centro del confronto una delle questioni più decisive per il Paese: come tenere insieme sostenibilità economica, prossimità delle cure e contrasto alle disuguaglianze. Presentando l’iniziativa, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha parlato degli Stati Generali come di “un’occasione concreta per mettere a sistema competenze e visioni diverse”, con l’obiettivo di rafforzare un modello sanitario che in Lombardia esprime già livelli di eccellenza riconosciuti, ma che deve continuare a evolversi per rispondere a bisogni sempre più complessi. La tre giorni di Ville Ponti riunisce infatti alcuni tra i principali protagonisti del confronto istituzionale e sanitario nazionale: ministri, presidenti di Regione, istituzioni nazionali, università, imprese, privato accreditato e terzo settore. Sono attesi, infatti, tra gli altri, i ministri Giancarlo Giorgetti, Orazio Schillaci, Adolfo Urso, Roberto Calderoli e Alessandra Locatelli, gli assessori Marco Alparone e Guido Bertolaso e ad altri presidenti di Regione come Massimiliano Fedriga, Alberto Cirio, Eugenio Giani e Antonio Decaro.
Tra i primi tavoli di confronto che hanno inaugurato l’evento, particolare rilievo ha avuto il panel “Come sostenere il SSN: dai bilanci regionali alle strategie territoriali. Nuove strategie di equilibrio tra risorse e bisogni di salute”. A confrontarsi sono stati Sara Santagostino, presidente del dipartimento Welfare di Anci Lombardia, Antonello Turturiello, presidente STEM-Conferenza Stato-Regioni, Maria Cristina Pierro, Università dell’Insubria, Luca Pesenti, direttore scientifico dell’Osservatorio sulla Povertà sanitaria della Fondazione Banco Farmaceutico ETS, e Michele Nocchio, Aiop Lombardia, attorno a un nodo sempre più centrale: la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale non dipende soltanto dalle risorse disponibili, ma anche dalla capacità di integrarle con una programmazione più efficace, una rete territoriale più solida e una governance capace di far dialogare soggetti diversi. A margine, abbiamo intervistato Michele Nicchio, presidente di Aiop Lombardia, per approfondire il ruolo del privato accreditato all’interno del modello sanitario lombardo.
Presidente, il tema della sostenibilità sanitaria torna con forza al centro del confronto pubblico e istituzionale, anche alla luce delle tensioni sui bilanci e dell’evoluzione dei bisogni di salute. In questo quadro complesso, come si inserisce oggi il modello lombardo e quali elementi lo rendono un caso di particolare interesse nel panorama nazionale?
Il tema della sostenibilità sanitaria è oggi centrale in tutte le agende pubbliche. Viviamo in un contesto di risorse limitate e bisogni crescenti, ma anche in un’epoca straordinaria per la capacità dei sistemi sanitari di innovare e rinnovarsi. In questo scenario, la Lombardia rappresenta un caso particolare: un ecosistema sanitario che, nel tempo, ha saputo costruire una combinazione equilibrata tra pubblico e privato accreditato. Una combinazione che non divide, ma moltiplica valore; che non sovrappone, ma integra competenze; che non crea competizione sterile, ma competizione utile, a vantaggio dei cittadini.
Entrando nel merito del funzionamento di questo equilibrio, spesso al centro del dibattito, quali sono gli elementi che hanno consentito di strutturare una collaborazione così integrata tra le diverse componenti del sistema e quale valore aggiunto ne deriva in termini di capacità di risposta?
Una delle intuizioni più profonde di Regione Lombardia è stata proprio quella di riconoscere il ruolo potenziale del privato accreditato nella rete dei servizi sanitari. Si tratta di elementi che arricchiscono il sistema, ampliandone la capacità di risposta, anche in ambiti complessi e ad alta intensità tecnologica. Le strutture private accreditate, a parità di tariffe e tipologia di prestazioni, operano con livelli di efficienza tali da risultare fino al 25% meno costose rispetto alle strutture di diritto pubblico. Questa maggiore efficienza non è un fatto meramente contabile: significa che, con lo stesso budget, i privati riescono a garantire un numero più elevato di prestazioni ai cittadini, contribuendo in modo diretto alla sostenibilità complessiva del sistema. C’è poi un secondo elemento spesso sottovalutato: il privato accreditato sostiene direttamente i propri investimenti, dagli adeguamenti infrastrutturali alla sostituzione delle tecnologie, fino alle nuove costruzioni.
Se si guarda alle prospettive dei prossimi anni, tra pressione demografica, innovazione tecnologica e vincoli finanziari, quali leve ritiene decisive per garantire un equilibrio duraturo e quale ruolo possono giocare le diverse componenti del sistema nel costruire una risposta efficace e sostenibile?
La sostenibilità, oggi, non dipende solo dalle risorse disponibili, ma dalla capacità di usare bene ogni risorsa, pubblica o privata, purché in grado di tradursi in beneficio reale. In questo quadro, la coesistenza tra pubblico e privato accreditato non crea contrapposizione, ma genera equilibrio. È proprio questa compresenza complementare tra le due componenti a rappresentare uno dei veri punti di forza del modello lombardo: un sistema più resiliente, più flessibile e più sostenibile nel tempo. Ecco perché il futuro della sanità non è nello scontro, ma nella valorizzazione intelligente delle differenze. È questa complementarità – sottile ma potente – che rende la Lombardia un punto di riferimento per tutto il Paese.




