Roma chiama, Sinner risponde: la terra rossa diventerà finalmente amica?

Dopo la breve ma rumorosa parentesi della squalifica Jannik Sinner è pronto a tornare in campo. E lo farà in un’occasione tutt’altro che banale: gli Internazionali d’Italia

Dopo la breve ma rumorosa parentesi della squalifica, Jannik Sinner è pronto a tornare in campo. E lo farà in un’occasione tutt’altro che banale: gli Internazionali BNL d’Italia, tra i tornei più amati dal pubblico italiano, ma anche tra i più insidiosi per lui. Il destino, che ama le coincidenze, ha scelto di fargli calcare proprio la superficie che più ha messo alla prova il suo tennis: la terra rossa.

Un terreno minato per Sinner

Sinner, ormai da 44 settimane consecutive il numero 1 al mondo, ha costruito la sua ascesa sul cemento e sull’erba, vincendo 12 dei suoi 13 titoli proprio su superfici veloci. La terra rossa resta, finora, l’unica ad avergli concesso appena una vittoria. Le statistiche sono chiare: quattro finali perse tutte sul veloce, e sulle superfici lente risultati mai completamente convincenti. Ma perché questa difficoltà?

Un tennis esplosivo rallentato dalla superficie

Il problema è tecnico, tattico e fisico. Il tennis di Sinner, basato su potenza e rapidità d’esecuzione, risente del rallentamento naturale che la terra battuta impone. La palla rimbalza più alta e più lentamente, costringendo a scambi più lunghi e a un gioco meno diretto. I colpi che su cemento fanno male, sulla terra trovano avversari più pronti, capaci di rimettere in gioco tutto.

Dai problemi fisici alle cadute tecniche

Oltre alla superficie in sé, Sinner ha affrontato sulla terra battuta anche problemi fisici: le vesciche causate dall’umidità, il caldo estivo che accentua la fatica, e qualche ritiro forzato (come accaduto a Barcellona nel 2023). Lo scorso anno, infatti, Roma e Roland Garros hanno lasciato in eredità due dolorose sconfitte contro specialisti della terra come Cerundolo e Altmaier. È in questi momenti che è iniziata, forse, la sua metamorfosi.

Jannik Sinner sulla terra rossa – Foto del suo profilo Facebook

Il nuovo Sinner

Oggi Sinner arriva a Roma con un bagaglio tecnico e mentale molto più ricco. L’inizio di stagione è stato scintillante, poi lo stop forzato con il patteggiamento con la WADA. Il lavoro del team, la cura dei dettagli, la capacità di leggere le partite: tutto suggerisce un tennista più completo. Sulla terra, dovrà trasformarsi ancora una volta, rallentare il ritmo, accettare il palleggio prolungato, variare e «spettinare» la palla, come dicono i tecnici.

Roma come banco di prova

Tornare dopo una squalifica è già una prova di tenuta emotiva. Farlo a Roma – dove nel 2022 ha raggiunto per la prima volta i quarti di finale mentre nel 2024 si è dovuto ritirare a causa di problemi fisici – su una superficie ostica, con gli occhi di tutti puntati addosso, è qualcosa che va oltre lo sport. Sinner non cerca rivincite: cerca conferme. Non di potenza, ma di evoluzione. In questo, la terra rossa, più che un ostacolo, può diventare il suo spartiacque.

Il confronto inevitabile con gli altri big

Lo sguardo non può che spostarsi su chi, il primato da numero uno, lo ha portato per anni sulle sue spalle. Le cifre parlano da sole: a 22 anni, età attuale di Sinner, Federer aveva già vinto il suo primo Wimbledon; Nadal aveva conquistato tre Roland Garros consecutivi; Djokovic stava per imporsi agli Australian Open. A Sinner manca solo l’omogeneità di risultati su tutte le superfici.

Se Nadal ha costruito una vera e propria egemonia sulla terra rossa con 14 Roland Garros in bacheca, Djokovic ha sviluppato un gioco ultra-adattabile e Federer ha saputo evolversi per restare competitivo. Sinner, però, ha tutte le carte in tavola per imporsi sulla storia e affermarsi come indiscusso numero uno del mondo.

Simone MassaccesiGiornalista

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