Inchiesta Cer ultima puntata. Maria Valenti, ENEA: Investire nelle Comunità Energetiche? Sì, ma con qualche accorgimento

Tutti pensiamo che il fotovoltaico sia la soluzione per l’indipendenza energetica. Ma è legato al fabbisogno delle materie prime

“L’indipendenza energetica passa attraverso un mix di soluzioni, tra cui le CER”. È questa l’opinione della Dottoressa Maria Valenti, responsabile del laboratorio smart grid e Reti Energetiche dell’ENEA. È a lei che rivolgiamo le nostre domande per questa ultima tappa nella scoperta delle CER. E per capire se, alla fine dei conti, sono utili o no per l’indipendenza energetica dell’Italia. A maggior ragione stando alle ultime notizie fornite dall’ENI (che importa combustibili russi), per cui la Russia ha ridotto le forniture di gas di un terzo.

Cosa ne pensa delle comunità energetiche? Secondo lei, sono una delle soluzioni per ottenere l’indipendenza energetica?

Sì. L’indipendenza energetica, però, passa attraverso un mix di soluzioni, tra cui le CER che sono utili per coinvolgere direttamente l’utente finale. Non possiamo pensare di diventare indipendenti energeticamente senza coinvolgerlo sia in termini di consumi sia di partecipazione attiva a questo modello di business. Non possiamo pensare di diventare indipendenti energeticamente dall’oggi al domani: abbiamo bisogno di tempo e di soluzioni cuscinetto come quella di Draghi che sta cercando altre fonti di energia dall’estero. Soprattutto, abbiamo bisogno di una visione strategica, che è quello che è mancato all’Italia e che ci ha portato alla dipendenza dalla Russia.

Quali sono gli step da fare per raggiungere l’indipendenza energetica?

Realizzare le CER, fondere le fonti rinnovabili, e sensibilizzare su questo tema il cittadino (come il singolo utente, il costruttore di nuovi edifici, l’installatore delle tecnologie). Per quanto siano preparati, per loro sembra che esista solo il fotovoltaico e basta.

Oltre a sensibilizzare i cittadini, cosa bisognerebbe fare per raggiungere l’indipendenza energetica?

Per prima cosa bisogna snellire le procedure burocratiche (perché gli iter autorizzativi sono lunghi), cosa che si sta facendo poco per diffondere le rinnovabili e le CER. Poi, bisogna creare nuovi modelli di business: le CER si possono presentare in diverse forme costitutive. Dal lato ricerca e a livello politico bisogna individuare dei modelli costitutivi per realizzarle. Le politiche amministrative e sociali devono essere rivolte ai modelli costitutivi individuati. Infine, bisogna trovare altre fonti di energia oltre al fotovoltaico: ad esempio, l’energia geotermica. Bisogna produrre energia elettrica da fonte green. Ma, attenzione: esistono anche fabbisogni termici. Noi dobbiamo ridurre il consumo di energia primaria (cioè delle risorse che servono per produrre energia, n.d.r.), non soltanto il consumo di energia elettrica. E poi c’è un’altra cosa da considerare.

Di che si tratta?

Tutti pensiamo che il fotovoltaico sia la soluzione per l’indipendenza energetica. Ma è legato al fabbisogno delle materie prime. Quando siamo dipendenti dal fotovoltaico, siamo dipendenti dalla Russia, dalla Cina… A quel punto spostiamo il problema. Perché, quando i pannelli e le tecnologie arrivano a fine vita dopo 25 anni, siamo punto e a capo con la dipendenza energetica. La geotermia, per esempio, questo problema non ce lo dà. Però si trova in pochi punti d’Italia.

Qual è il futuro delle CER?

C’è il progetto eNeuron. È un progetto di innovation action, cioè un’azione finanziata prima da Horizon 2020 e ora da Horizon Europe. Il progetto è costituito da 2 fasi. Una prima legata alla realizzazione di una piattaforma con la quale gli utenti della comunità potranno partecipare attivamente alla gestione comunitaria dell’energia. In una seconda fase, invece, il progetto verrà focalizzato sull’uso ottimale dei vettori energetici multipli.

Ce lo può spiegare meglio?

La comunità energetica, così come intesa nel progetto eNeuron e come la intendiamo noi all’interno dell’ENEA, è una sorta di cella della rete elettrica. Si immagini questa rete energetica nazionale (formata da parte termica e da parte elettrica). Invece di avere questa dorsale che distribuisce energia in maniera diffusa in tutta Italia, dobbiamo immaginare di avere tante sottoreti e unità costitutive. Oggi queste unità possono essere formate dall’utente, domani ciascuna di esse potrà diventare una micro-rete industriale o una comunità energetica.

All’interno della CER, questa unità diventa una sorta di cella che è in grado di autoregolare il proprio consumo, di scegliere la fonte migliore per soddisfare il fabbisogno termico ed elettrico. In questo modo, andiamo ad usare il modello ottimale di consumo delle risorse energetiche primarie. Questa, nel caso di eNeuron, è una comunità energetica.

E qual è, invece, il futuro delle smart grid?

È la digitalizzazione: dobbiamo avere reti digitalizzate, sempre nel rispetto delle problematiche della cybersecurity.

Uno dei problemi del fotovoltaico è che occupa spazio. A che punto è la ricerca in questo senso? State realizzando dei pannelli più piccoli?

Più che pannelli più piccoli bisogna migliorare l’efficienza del pannello, per cui a parità di ingombri ottengo più kWh, cioè più energia. Oggi ci sono delle tecnologie efficienti. Nelle grandi città è difficile installarli. A parte che sul tetto dell’edificio, non si possono installare i pannelli sufficienti per renderlo indipendente dal punto di vista energetico. Certo, si possono usare i pannelli verticali. Ma ci sono tante fonti alternative adattandole in base a come le si vuole usare. Però è sempre un problema di costi: il cittadino va a comprare la fonte di energia che costa di meno e, quindi, non installa pannelli fotovoltaici più efficienti, ma quelli che costano meno. La ricerca è avanti ma non è detto che sia quello il prodotto richiesto.

Nel corso della mia inchiesta sulle CER ho scoperto che per renderle autonome, hanno bisogno di sistemi di accumulo nelle smart grid. A che punto è la ricerca in questo senso? Ci sono dei sistemi di accumulo che rendono la CER indipendente al 100% dal punto di vista energetico?

Sì, si possono realizzare smart grid con sistemi di accumulo, con le comuni batterie al litio. Di smart gridcompletamente autonome ci sono, ma sono pochi casi. Noi non dobbiamo arrivare a CER al 100% autosufficienti. Il modello di completa autosufficienza non è detto che sia il più efficiente in prospettiva, perché le batterie col tempo tendono a non funzionare più bene come all’inizio. Non dobbiamo diventare autosufficienti al 100% come CER o come utente, ma dobbiamo diventare al 100% autosufficienti come sistema Italia. Se si considera tutta la catena energetica, dall’approvvigionamento fino a fine vita, e tutte le tecnologie delle smart grid (fonti rinnovabili, sistemi di accumulo termico ed elettrico, ecc.) dobbiamo ragionare in maniera integrata. Perché, altrimenti non diventeremo mai, come sistema Paese, indipendenti dal punto di vista energetico.

L’Italia può diventare una grande CER?

Se lei intende dire che l’Italia può diventare autonoma dal punto di vista energetico con le fonti che abbiamo, allora la risposta è sì, se lei intende questo come comunità energetica. E, per farlo, dobbiamo smartizzare le reti e, in particolare, la rete di distribuzione a cui si collegano gli utenti finali.

A che punto è la ricerca dal punto di vista delle fonti rinnovabili? Quali sono le fonti più performanti?

Noi abbiamo tutte le tecnologie pronte, sia dal punto di vista energetico che digitale. Le fonti rinnovabili sono mature dal punto di vista tecnologico; ognuna in funzione dello specifico contesto: per esempio la geotermia richiede scavi specifici. Serve, però, testare l’integrazione delle tecnologie digitali con le tecnologie energetiche. Servono, poi, delle norme che facilitino la smartizzazione delle reti. Dobbiamo rendere pubbliche le ricerche che noi facciamo, ad esempio attraverso i quotidiani. La ricerca non deve morire in laboratorio, perché deve essere divulgata e applicata. A proposito delle CER, c’è una considerazione da tenere a mente.

E quale?

Non dobbiamo mirare ad avere tutta l’Italia piena di CER al 100% indipendenti. Dobbiamo mirare ad avere CER che riducono in maniera significativa l’utilizzo di fonti fossili per la produzione energetica, anche attraverso lo scambio di energia tra diverse fonti energetiche. E questo avverrebbe attraverso la rete elettrica nazionale, che diventa il sistema di bilanciamento tra le diverse CER. È alquanto improbabile che le CER siano totalmente indipendenti dalle fonti fossili. Sarebbe sbagliato dal punto di vista tecnico e tecnologico. Sarebbe, anche, sbagliato seguire questo schema.

Quindi, dovrebbe esserci una qualche forma di dipendenza energetica nelle CER?

Non ho detto che ci deve essere per forza, ho detto che potrebbe essere più conveniente dal punto di vista energetico complessivo italiano avere un sistema più energivoro e uno meno energivoro che si bilanciano a livello di rete. Cioè, laddove c’è ampia disponibilità di spazi come la campagna, si possono predisporre le fonti rinnovabili. In città, invece, non c’è questo spazio, e non è detto che io debba diventare al 100% indipendente dalle fonti fossili. Io posso installare quello che posso, e fare la CER nel mio quartiere, però… Si immagini a livello Paese: se tutti avessero delle CER che dimezzano il fabbisogno di energia da fonti fossili, tutta l’Italia dimezzerebbe il suo fabbisogno. Però c’è un problema.

Quale?

Il problema è che spesso si inseguono le tecnologie e i modelli di mercato in maniera isolata. Il compito del legislatore dovrebbe essere quello di avere una visione strategica di lungo periodo e d’insieme. Io cittadino non sono tenuto a fare questo, però chi governa deve sapere che devono essere abilitate le CER di varie percentuali: ci sarà la CER che è al 100% indipendente e che produce un sovrappiù da fonti rinnovabili e lo immette in rete e viene incentivata in questo; perché, se io produco più di quello di cui ho bisogno e lo immetto in rete come energia green devo essere incentivata. Poi, ci sarà la comunità energetica che non è 100% green che, però, taglia del 30% i consumi da fonte fossile e si avvale del sovrappiù dell’altra CER. È così che si costruisce il sistema: non si può pensare di avere un intero Paese fatto di CER al 100% indipendenti energeticamente: e questo anche perché non sarebbe un modello sostenibile dal punto di vista economico per l’Italia.

 

Dario Portaccio – Giornalista

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