L’intelligenza artificiale non è più soltanto innovazione tecnologica: è una questione giuridica, processuale e istituzionale. Al centro del confronto, il nodo della prova: dataset, log di sistema e architetture algoritmiche entrano nell’accertamento giudiziale, imponendo nuove competenze e maggiore trasparenza. Questi i temi al centro dell’incontro promosso dall’UAE – Delegazione Roma e Lazio, “Le novità dell’attività legale con l’avvento dell’intelligenza artificiale: dalla norma alla prova del processo”, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dell’avvocatura e del mondo della compliance per una riflessione di sistema sul ruolo del diritto nell’epoca dell’automazione.

L’avvocato Rosanna Marzocca, Presidente dell’UAE, ha aperto i lavori richiamando il ruolo dell’avvocatura come presidio di equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti fondamentali.

I saluti istituzionali dell’avvocato Francesco Samperi e dell’avvocato Alessandro Graziani, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, hanno sottolineato la necessità di un salto culturale della professione forense, chiamata a integrare competenze giuridiche e consapevolezza tecnologica.

Di particolare rilievo l’intervento del Vice Ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha evidenziato come la sfida normativa consista nel coniugare sviluppo e responsabilità, con la vera prova affidata all’applicazione concreta delle regole nel processo.

L’avvocato Maria Bruccoleri, Presidente della Commissione Intelligenza Artificiale, Blockchain e Smart Contract dell’UAE, ha approfondito i profili tecnico-giuridici dell’integrazione tra IA e tecnologie decentralizzate, con particolare attenzione ai temi della responsabilità e della prova digitale.

A chiudere i lavori è stato l’intervento dell’avvocato Antonio Bana, Presidente del Comitato Etico di ENIA, che ha posto il tema in termini netti: l’intelligenza artificiale segna un cambio di paradigma nella responsabilità degli enti. L’etica dell’IA non è solo un elemento reputazionale, ma una condizione giuridica preventiva: le imprese devono dimostrare di governare la tecnologia, garantendo controllo umano effettivo e adeguati presìdi organizzativi, anche alla luce del D.Lgs. 231/2001.