Voci parlamentari. “Aiutare chi la terra la lavora, non chi la guarda, altrimenti l’agricoltura non si salverà”

Intervista all’ex deputato Dc Giuseppe Zuech, una vita per il mondo agricolo. Prosegue la galleria dei personaggi di Maurizio Eufemi Come vanno i rifornimenti di grano, in questi tempi di guerra in Ucraina. I ricordi di Marcora, Andreotti, Bisaglia, Rumor. La Coldiretti? Non è più quella di una volta

EconomiaPolitica

Giuseppe Zuech, 78 anni il prossimo 18 luglio, deputato dal 1976 al 1992 è un esempio della migliore rappresentanza del mondo agricolo. Ha iniziato giovanissimo nei giovani Coldiretti, poi ha fatto esperienze nelle amministrazioni locali, poi ha trasferito nelle aule parlamentari la profonda conoscenza dei problemi agricoli. Un’esperienza a tutto tondo.

Un esempio di come la denigrazione abbia colpito indiscriminatamente una classe politica dirigente.

Lo sentiamo mentre si sta per chiudere l’annata agraria 2022 ed è tempo di raccolti.

Gli agricoltori sanno anticipare le scelte. In questi mesi  di guerra in Ucraina. In Italia sembra che gli agricoltori abbiano capito per tempo che occorreva anticipare  le scelte di produrre più grano mettendo in produzione terreni non coltivati. Ciò è stato possibile anche per la lievitazione dei prezzi che hanno reso più redditizie le scelte autunnali. La semina non è una operazione da ultimo momento. Occorre preparare il terreno e seminare tenendo conto del tempo meteorologico. Tutti fattori determinanti sul risultato finale.

Come va, Bepi,  il raccolto del frumento? 

Stiamo lavorando ancora. Tutto sommato bene. I problemi di tutti. Prima avevo i bovini. Ho orientato tutto in cereali e nella frutta;  ho diviso  in due le produzioni.

La frutta è più redditizia?!

Produco ciliegie.

Le ciliegie poi con certi prezzi?!

È un prodotto particolare, di facile deteriorabilitá e un tempo di consumo molto stretto.

Non è la mela per intenderci? 

I prezzi vanno bene al commerciante, ma non al produttore. È un prodotto molto delicato; la mela è una altra cosa, è molto più semplice. Da noi bastano due giorni di pioggia per rovinare il prodotto.

In passato sono state approvate  leggi di settore. Per fortuna ci sono le leggi per le calamità naturali.

C’è la possibilità di fare l’assicurazione. C’è il contributo ministeriale che offre garanzie sui rischi atmosferici!

Quest’anno come va? 

Ho visto che c’è più produzione di frumento. Anche io ho fatto la trebbiatura lunedì scorso.

Come è stata la resa? 

La resa è stata di 23 quintali al campo, che vuol dire 60 quintali per ettaro di grano Rebelde, che è una qualità di grano tenero per fare il pane.

È una bella resa rispetto ad altri terreni, quasi come la Pianura Padana? Il prezzo è salito? 

Da noi sta 40 euro al quintale, ma aspettiamo la borsa di Verona per avere un dato ufficiale perché non è stato ancora quotato quel tipo di frumento.

Però è stato seminato a ottobre scorso, prima della guerra in Ucraina. Qual era il prezzo? 

Se fosse come l’anno scorso a 23, 24 euro al quintale è difficile pagare le spese. Dopo i 40 euro si riesce a guadagnare bene. Il grano tenero è un altro discorso rispetto al grano duro,  sul quale c’è la PAC ( politica agricola comunitaria).

Dopo la esperienza parlamentare che cosa hai fatto? 

Mi sono dedicato all’azienda che avevo prima con il mio papà. Ho fatto il presidente provinciale della Coldiretti. Adesso è giusto che ci siano gli altri. Se mi chiamano negli organismi sono sempre presente.

Quindi sei ridiventato  operativo nel settore come tanti colleghi come Natale Carlotto, che a Cuneo è ancora attivo? 

Beh, lui seguiva molto anche prima. Io ho fatto sempre l’imprenditore.

E queste vicende, queste demagogie anti casta, contro i parlamentari, come le valuti? 

Dobbiamo dare atto  alla presidenza, alla nostra associazione che hanno fatto bene ad avere difeso le nostre ragioni arrivando finalmente a ottenere un po’ di giustizia.

I colleghi veneti li senti? Luciano Righi ? 

Sì, una bravissima persona. Sono a Marostica in provincia di Vicenza non lontano da lui.

Quando sei entrato nella Dc? Sei entrato in Parlamento nel 1976 con il rinnovamento  della Dc di Zaccagnini svolgendo il mandato per quattro legislature. Quali erano le tue precedenti esperienze?

Mio padre è stato sindaco  Dc per venti anni di Pianezze, poi nei  primi anni  sessanta ho cominciato nel mondo agricolo con la Coldiretti con i giovani 3P. Facevamo corsi a Roma alla Domus  Pacis, alla Domus Mariae a Castelfandolfo, sui Castelli Romani.

Quindi ti sei impegnato nella Coldiretti? 

Sono partito da zero come assessore comunale nel mio paese, poi eletto assessore nella provincia di Vicenza . Poi quattro mandati alla Camera.

Ho fatto tutta la gavetta.

Sono stato presidente Associazione  allevatori e Presidente del Club 3 P che significa: Provare, Produrre, Progredire ( fu fondata da Paolo Bonomi nel 1957 ndr).

Sono stato eletto presidente nazionale subentrando al senatore Truzzi presidente nazionale del club 3 P; il dottor Pirelli era il direttore.

Lo sai che Truzzi veniva a Ussita (Mc) ai piedi dei Monti  Sibillini nella sua casa che ha chiamato “la mantovanella” in ricordo della sua terra di origine? Lo ricordo nelle solitarie passeggiate lungo il fiume! 

L’ho conosciuto. Bravissima persona. In gamba.

Le leggi sull’Agricoltura degli anni ottanta (vedi Nota alla fine dell’articolo NdR) sono state leggi di grande avanzamento del settore agricolo. C’era grande  concordia politica anche tra forze antagoniste? 

Avete fatto scelte oculate, per la modernizzazione di prospettiva?  

Non c’è dubbio.

Abbiamo avuto un grande ministro dell’ Agricoltura come Marcora. Ho ricevuto il riconoscimento del premio Giovanni Marcora ill 17 febbraio 1991, nel palazzo ducale di Mantova, consegnatomi da Gianni Goria, ministro dell’Agricoltura, poverino prematuramente scomparso.

Marcora conosceva i problemi.  Bravissimo. Ho una impressione ottima, un po’ rustico, ma di grande capacità.

Che ricordi hai dei leader Dc nazionali e veneti? 

Personaggi che ho conosciuto bene: Goria, Bisaglia, Mariano Rumor, vicentino, bravissimo cinque volte presidente del Consiglio, Giulio Andreotti come presidente del Consiglio, persone di cui ho un ricordo bello. Di Andreotti avevo grande rispetto; conservo ancora i suoi biglietti di auguri a Natale. Ho un ricordo bello, positivo. Mandava gli auguri personali. “Caro Zuech, auguri!” . Tre parole scritte di suo pugno, teneva a un segno di rispetto personale. Ci teneva a questo rapporto. Aveva questa grande dote.

Adesso non sei più allevatore…

No, ho lasciato. Avevo  i bovini da latte. Facevo sia la carne sia il latte in quel periodo.

E adesso ? 

Con l’azienda in collina era difficile fare  certi lavori con le macchine agricole e ho preferito orientarmi in colture specializzate: mais, soia, frumento e mi sono specializzato nel ciliegio.

La scelta di abbandonare la zootecnia è derivata dalle politica comunitaria?  

No, bisognava  produrre i cereali per alimentare il bestiame.

Il ciliegio richiede molta manodopera ? 

Molta. Raccolto tutto a mano.

Avete gli stagionali? 

Siamo  una famiglia numerosa  e ci aiutiamo molto tra fratelli e sorelle.

È la solidarietà familiare?

Si.

E la meccanizzazione?

Sono attrezzato  per fare quel che serve per la frutticoltura. Poi ci sono i conto terzisti. Sarebbe troppo oneroso acquistare i macchinari tanto costosi per una media azienda.

C’è anche in Veneto la cooperazione diffusa come in altre Regioni del Paese? 

Sono presidente di un  gruppo di 45 aziende medie e piccole ; abbiamo  decine di attrezzi agricoli, macchine in forma associativa come spaccalegna, trivelle, tagliaerba, ecc., alcune macchine che utilizziamo  insieme per abbattere i costi. Da 40 anni, da quando ero Presidente 3 P abbiamo cominciato così ad acquistare questi attrezzi e andiamo avanti; è un vantaggio; da molti anni stabiliamo un tanto all’ora, un minimo per le spese e per la manutenzione perché le macchine vanno mantenute.

Sono macchine costose? 

Costano e bisogna stare attenti ; razionalizzare al massimo per contenere i costi.

E adesso la Coldiretti come va? 

È cambiato tutto. Non è più la Coldiretti di una volta.

Che fanno? 

Sono soprattutto orientati nel dare servizi come le pratiche burocratiche, le fatture, ma come sindacato come facevamo noi no; era una altra cosa, non è più il sindacato di una volta. Sostanzialmente fanno un servizio di caf. Ti segue le fatture, non è più un sindacato che difende il mondo agricolo di quelli che lavorano effettivamente la terra. È un’impronta diversa dalla nostra!

Quali sono le scelte da fare oggi ? 

Aiutare chi coltiva la terra, non chi la guarda. Questo è il principio fondamentale. Bisogna dare una integrazione, anche  in collina dove i redditi sono bassi,  se vogliamo difendere agricoltura, ambiente e il territorio.  I prezzi sono bassi e il consumatore paga caro. Se vogliamo difendere il territorio dobbiamo dare una mano a chi lavora, altrimenti non ce la fanno. I costi ci sono, i prezzi sono bassi.

Guadagna la intermediazione? 

Appunto, esatto questo è il punto.

Siamo stati criminalizzati come Dc perché nella vulgata si davano le pensioni di invalidità come integrazione di reddito agli agricoltori, che erano i guardiani del territorio contro l’abbandono e il degrado? 

Bisogna difendere bene la specializzazione, la professionalità, la qualità, la difesa dei marchi,  i prodotti tipici: sicuramente è la strada la seguire. Ma se non aiutiamo chi la terra la lavora,  diventa difficile  andare avanti.

C’è oggi una forza politica che si fa interprete dei problemi, di comprendere  e difendere  il mondo agricolo come la Dc del passato? 

Non la vedo. Fanno discorsi un po’ filosofici, ma in concreto non vedo interventi.

E una presenza come la vostra con grandi battaglie? 

Non c’è più!

Eravate tutti competenti. Tutti specializzati nelle conoscenze. Ognuno di voi della commissione Agricoltura aveva una profonda conoscenza dei problemi ed era una realtà nelle singole regioni.

L’argomento lo vedevamo sulla nostra pelle;  i problemi li conoscevamo bene e diventava più facile interpretarli!

Oggi i problemi chi li studia? Chi li conosce? Chi se ne fa interprete, come faceva la Coldiretti del passato e i suoi rappresentanti nelle istituzioni?

Post scriptum

Tra i principali provvedimenti sul finire degli anni Ottanta: Le norme per reprimere le frodi, le sofisticazioni e contraffazioni nel settore vitivinicolo, i fondi  di solidarietà nazionale sulle calamita  naturali e i sostegni alle imprese danneggiate dalla siccità delle annate agrarie ‘88-‘89 e ‘89-‘90, gli accordi interprofessionali per la quantificazione delle produzioni e per  migliorare qualità e criteri;,  la legge quadro sulla zootecnia a protezione della qualità; gli interventi programmati in agricoltura; i doc per gli olii extravergine; la disciplina dell’ acquacoltura. La Dc fu rilevante nella definizione, solo nella decima  legislatura, dei provvedimenti con 15 relazioni su 21 leggi di settore! Orgogliosa consapevolezza di avere operato per il miglioramento del settore agricolo.

 

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