Perché il “mondo libero” sta con l’Ucraina. La solidarietà materiale e la solidarietà morale nelle relazioni internazionali

Gli sviluppi internazionali dopo la seconda Guerra mondiale determinarono la divisione delle nazioni in due blocchi. Venne meno il nemico comune degli alleati vincitori e così anche il collante dell’alleanza. La “cortina di ferro” calata dall’Unione Sovietica attraverso l’Europa orientale separò due sistemi di vita. Il mondo libero dovette fronteggiare un mondo che libero non era. Era il mondo comunista. Ne derivò, all’apparenza, un terzo mondo di Paesi non allineati, che però non rappresentarono mai un terzo sistema di vita, una terza via ideologica, bensì una politica internazionale di nazioni terze in ogni senso.

Le cose, a quel tempo, nel XX secolo, erano chiare a tutti: ai comunisti, agli anticomunisti, ai terzomondisti. Il mondo comunista, cioè collettivistico e totalitario, era imponente e pericoloso perché capeggiato dall’Urss, potenza atomica. Inoltre, sebbene in urto con la Cina pure collettivizzata sotto lo spietato tallone del maoismo non meno crudele dello stalinismo, l’influenza sovietica si estendeva sul lontano Oriente e il Sudest asiatico, fronteggiata soltanto dal Giappone sotto l’ombrello atomico degli Usa e dal blocco australiano, integrato nella difesa anglosassone.

Anche allora esistevano, ovviamente, le quinte colonne, specialmente i partiti comunisti, filosovietici per definizione, e partiti minori filocinesi: questi ammaliati da Mao quanto quelli da Stalin, leader ambedue protesi a creare l’umanità futura sterminando i presenti uomini in carne ed ossa. Benché fosse istituito l’equilibrio del terrore in base alla dottrina strategica MAD (Mutual Assured Destruction), la pace tra i due blocchi, tra mondo libero e mondo comunista, prese il nome di guerra fredda, mentre molte guerre “locali” venivano combattute dal mondo libero per “contenere” il mondo comunista che impiegava noncurante la sua potenza militare per mantenere soggiogati i popoli sotto la sua sfera d’influenza o per aggiogarne altri.

Nel XXI secolo, ai giorni nostri, le cose sono invece confuse quanto alla geopolitica e agli individui. L’Europa e l’Asia non sono più le stesse. Quasi la metà della Terra è cambiata. Gli Usa non sono rimasti uguali, non del tutto perché le restanti nazioni sono mutate e il contesto mondiale presenta caratteristiche differenti da quelle postbelliche. Il bolscevismo vero e proprio, inteso come leninismo più collettivizzazione, è venuto meno dappertutto, persino nei regimi asiatici di marca comunista, come Cina e Corea del Nord: l’una, un ircocervo politico in salsa produttivistica; l’altra, una satrapia personale con venature paranoidi.

Ma in cotanta confusione di generi politici ed economici, resta la certezza che il mondo libero esiste ancora. È definibile. Tuttora indispensabile, perché la democrazia liberale è il meglio che l’universo delle nazioni può offrire. Il mondo libero è tuttora composto dai Paesi schierati dalla parte giusta nella seconda Guerra mondiale, cioè dagli Alleati propriamente detti e dai popoli che liberarono. Il crollo del comunismo sovietico ha poi determinato la liberazione di altri popoli. Il mondo libero ha potuto così espandersi e consolidarsi. Tuttavia, per supremo paradosso, la fallimentare implosione dell’Urss non ha portato proprio ai Russi tutti i beni della democrazia liberale bensì un neozarismo dispotico, aggressivo, sanguinario. Ingiustificabili ed inammissibili, l’aggressione e la devastazione dell’Ucraina stanno a dimostrare che il mondo libero non è riuscito a trasformare il dispotismo moscovita in un regime di libertà, almeno passabile. Il mondo illiberale lambisce nuovamente i confini dell’Europa, nel frattempo consolidatasi in Unione politica fondata sulla libertà individuale, la democrazia rappresentativa, l’economia concorrenziale.

La Nato è parte cospicua del mondo libero, che però è più esteso, sebbene i Paesi che vi appartengono siano liberi in gradi e forme diverse. Sono l’Alleanza atlantica ed i Paesi aderenti che, secondo le possibilità di ciascuno di essi, forniscono in vario modo agli Ucraini gli armamenti e le risorse che l’indomito spirito di quel popolo adopera eroicamente per fronteggiare e respingere i Russi invasori. Questa è la “solidarietà materiale”, indispensabile. Non meno indispensabile è la “solidarietà morale”, che la genera e la completa. Gli Stati, infatti, si comportano nelle relazioni internazionali alla stessa stregua, né più né meno, degli individui nei rapporti individuali, come attesta anche Tocqueville nella Democrazia in America: “I popoli fra loro non sono che individui.” Inoltre, non da oggi sappiamo, ma da Demostene addirittura nella Prima Olintiaca, che “generalmente parlando i regimi tirannici sono guardati con sospetto dagli Stati costituzionali, specie quando si tratta di Stati confinanti.” Il mondo libero è prodotto dall’evoluzione naturale di specifici fattori materiali e spirituali. La morale, la politica, l’economia lo rende incompatibile con i Paesi che non rispettano i suoi “standard di sistema”. Non esiste alcuna causa materiale che giustifichi la brutale invasione perpetrata dalla Russia sull’Ucraina. Il vero motivo dell’aggressione è immateriale. Putin e Zelensky hanno finito per incarnare due sistemi etici e politici, contrapposti non solo in quanto tali ma pure per la determinazione di avversare o abbracciare il mondo libero. Di più: gli Ucraini combattono al momento per sopravvivere e in prospettiva per aderire alla Ue ed alla Nato; i Russi, per il contrario.

IL PRESIDENTE DELL’UCRAINA VOLODYMYR ZELENSKY

 

Il contesto della “solidarietà materiale e morale” che il mondo libero esprime verso l’Ucraina risulta viepiù evidente se adoperiamo l’argomento “a contrario”, cioè il più clamoroso esempio storico di scissione tra “solidarietà materiale” e “solidarietà morale”. Nella seconda Guerra mondiale gli Alleati occidentali e l’Urss furono dalla stessa parte. Il patto militare che strinsero contro il nazifascismo si fondò sull’esigenza primordiale della sopravvivenza. La violenza di chi aspirava alla supremazia universale li unì il tempo strettamente necessario a imporglisi con la forza. Ma le democrazie libere furono allora tanto lontane, in teoria e in pratica, da quel nemico vinto quanto dall’alleato con il quale conseguirono la vittoria. L’incompatibilità tra mondo libero e mondo comunista sussisteva mentre combattevano uniti contro il nemico comune. La “solidarietà materiale” degli Usa verso l’Urss fu imponente in termini di equipaggiamenti militari e forniture alimentari. Notate bene: l’Unione sovietica era aggredita e devastata dai nazifascisti né più né meno dell’Ucraina oggi dalla Russia putiniana, che perciò è sfrontata nel vantare l’eredità della “grande guerra patriottica”! La “solidarietà morale”, intesa come sopra, fu invece assente. Vi fu soltanto, da parte degli Alleati occidentali, l’umana solidarietà riservata ai combattenti sovietici, non al comunismo nel cui nome combattevano. Era solidarietà interessata al comune esito bellico, non al regime sovietico.

Dall’antica Grecia ai giorni nostri, l’Occidente è stato “unificato” anche dall’aver concepito la pace come indipendenza e libertà nella sicurezza. A questa concezione si attiene l’Ucraina e il mondo libero che la soccorre nella presente situazione di estremo bisogno. I militari e i civili ucraini meritano appieno l’elogio di Pericle agli Ateniesi: “Nell’incertezza del successo si affidavano alla speranza, ma nei fatti, di fronte alla situazione che avevano davanti agli occhi, credettero di dover fare affidamento su sé stessi; in quel pericolo ritennero che difendersi e soffrire fosse più nobile che cedere e salvarsi” (Tucidide, Le Storie, II, 42-4, UTET, 1982). Il mondo libero non può non tributare all’Ucraina la “solidarietà materiale” e la “solidarietà morale” più totali. Finché sarà necessario.

 

Pietro Di Muccio de Quattro – Direttore emerito del Senato, Ph. D. dottrine e istituzioni politiche, già parlamentare.

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