
Parlamento bonsai, tagliare il numero è servito a qualcosa?
Un bilancio non esaltante dopo due anni dal taglio del numero dei parlamentari: risparmi irrisori e nessuno snellimento dei lavori, anzi qualche problema di funzionalità in più

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L’ultimo libro dello storico-giornalista sulle “braci del Novecento” e “le guerre d’oggi”:56, che infestano la scena mondiale, alcune nell’assoluto silenzio mediatico

Maleducati-Educazione, disinformazione e democrazia in Italia, 2024, Luiss University Press, 2024

Due episodi su cui riflettere. La “lezione” di un atleta olimpionico

Quella che sembrava una anomalia americana – l’assassinio di presidenti – si è poi estesa all’universo mondo, come provano casi analoghi in Giappone, in Svezia in Israele, e poi anche in Italia al tempo delle Br. È quando la politica è debole o assente che allignano questi fenomeni. La politica ha rinunciato da tempo a farsi strumento di pedagogia democratica per assecondare l’onda e guadagnare consenso

I media italiani hanno raccontato con una certa meraviglia i primi passi di Starmer, il nuovo premier laburista britannico. Certo, visto dal lato della scena politica italica, inchiodata nella gabbia dello schema “amico/nemico” e del “noi non facciamo prigionieri”, l’incipit del leader dei Labour, pieno di parole rispettose per il past-premier e avversario Sunak, con passaggi che ne apprezzano l’azione “in un momento difficile per il paese”, dev’essere apparso quasi lunare. La nostra dialettica politica ha abbandonato da anni quella prosa ( democristiana?) sicuramente netta e irriducibile in punta di principio, ma sicuramente rispettosa delle persone che quel principio incarnavano, lasciando il posto al turpiloquio, alla violenza lessicale, ai nobili dialoghi De Luca Meloni, al vannaccismo concettuale e al salvinismo verbale. Problema antropologico? Forse, probabilmente riparabile con un po’di buone maniere. Tutt’altro film, diverso dalla programmazione italiana, viene dunque proiettato nelle sale inglesi. Il risultato del voto non poteva essere più netto: con quasi il 34 % dei voti popolari ( e, grazie al maggioritario, con il 63,38% di seggi alla Camera dei Comuni), torna il partito del Labour, dopo 14 anni di opposizione. Chi ha fatto questo miracolo, dopo la lunga e trista stagione di Corbyn che condannò nel 2019 al più brutto risultato laburista della storia, è un avvocato londinese, sir Keir Starmer, a cui va riconosciuto il merito di aver modificato la percezione che la pubblica opinione ha del partito, emarginando la sinistra radicale. Anzi, ha fatto di più: ha espulso dal partito Corbyn, che emblematicamente ha rappresentato, per una parte significativa del corpo elettorale, la ragione suprema dell’inaffidabilità del Labour, perché troppo “sinistro”. Insomma, Starmer, penalista di successo ed esperto di diritti umani, nella variegata genealogia della grande famiglia della sinistra inglese sembra più vicino alla visione blairiana o, se si vuol fare un salto oltre-oceano, a quella di

Occorre attuare fino in fondo l’art 49 della Costituzione sulla democraticità interna dei partiti. Quattro proposte per rimettere in movimento la funzionalità democratica del sistema

L’eterogenesi dei Renzi e dei Calenda. Coalizione di destra e di sinistra sbilanciate: nel primo caso un centro c’è, nel secondo caso il centro è evaporato e diviso. Costruire un forte centro che faccia da garante di una coalizione di sinistra presso gli elettori, è il cantiere politico che deve essere messo in piedi nei due anni che separano dalle politiche

Storico discorso del presidente, un altissimo esempio di magistero istituzionale ed etico-civile. Un significativo inventario di parole-chiave

Un’altra puntata della lettura dei tempi d’oggi con la lente della mitologia classica
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