In settantacinque anni gli accordi militari con gli Stati Uniti e con la Nato non sono mai messi in discussione, da nessun governo di nessun colore politico, e l’attuale esecutivo non fa eccezione. È questo l’argomento che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha voluto sottolineare nel corso della sua informativa alla Camera dei Deputati relativa al mancato utilizzo delle basi militari italiane per lo schieramento militare statunitense impegnato nella guerra contro l’Iran. Un richiamo alla storia e una risposta a chi oggi chiede di sospendere le intese con Washington. “L’applicazione degli accordi sull’uso delle basi americane in Italia — ha spiegato Crosetto — è sempre stata caratterizzata da un’assoluta e coerente continuità. In questo arco di tempo, nessun governo ha mai messo in discussione o anche solo ventilato l’ipotesi di non attuare tali accordi, né ne ha contestato il contenuto o la portata”.
Crosetto ha poi chiarito il perimetro entro cui si muove l’azione del governo, respingendo due derive opposte ma ugualmente impraticabili. “Non possiamo assecondare rotture isteriche né subordinazione infantile, perché la strada in cui ci muoviamo è quella della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione”. L’Italia — ha precisato — ha preso le distanze da ciò che non condivide nelle scelte di Washington, ma lo ha fatto nei modi consentiti dall’ordinamento, non attraverso gesti unilaterali che comprometterebbero decenni di architettura alleata.
Rispettare gli accordi, dunque, senza rompere con gli Usa, ma allo stesso momento senza coinvolgersi in una guerra che l’Italia, pur essendo parte dell’Alleanza Atlantica, non appoggia. Una distinzione che il titolare della Difesa ha voluto ribadire con forza.
Sul piano più geopolitico, il ministro ha evocato un quadro internazionale di crescente instabilità, ricordando come questi trattati abbiano sempre costituito l’ossatura del sistema di sicurezza italiano e l’archetipo di un sistema di difesa che, nel più ampio contesto atlantico, ha permesso all’Italia di vivere in prosperità, rappresentando ancora oggi l’unico sistema di deterrenza credibile disponibile.
L’intervento si è chiuso con un appello all’unità: “In questo momento il Paese ha bisogno di unità, almeno nel settore più difficile che stiamo affrontando”, ha detto Crosetto, descrivendo un mondo in cui la ricerca di armamenti sempre più sofisticati, la corsa alla bomba atomica come strumento di coercizione internazionale e la volontà di distruzione di interi Stati sembrano essere tornati all’ordine del giorno.
La discussione parlamentare che ha fatto seguito all’informativa ha confermato quanto le linee di frattura siano profonde. Il Partito Democratico ha contestato al ministro di aver parlato troppo dei governi precedenti anziché affrontare il merito della crisi in atto, chiedendo apertamente se il governo abbia intenzione di condizionare l’uso delle basi a conflitti che non condivide. Il Movimento 5 Stelle ha sottolineato la differenza strutturale tra il contesto del 2018 e quello attuale, con un presidente americano che parla apertamente di una “civiltà che potrebbe morire stanotte”. Anche dalla maggioranza sono arrivate note di distanza: Forza Italia ha definito non appropriati i toni usati da Trump, ricordando che questa non è la guerra dell’Italia e che il Paese non intende parteciparvi.
Crosetto tornerà al Senato giovedì prossimo per il question time, insieme al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Nel frattempo, il botta e risposta con l’ambasciata iraniana a Roma – che aveva rilanciato il suo riferimento a Hiroshima trasformandolo in un endorsement alla narrativa di Teheran – gli ha offerto l’occasione di chiarire senza ambiguità dove stia, secondo lui, la vera “follia senza limiti”: non nell’Occidente che rispetta i trattati, ma in chi massacra, cerca l’ordigno atomico contro Israele, arma gruppi terroristici in ogni angolo del mondo e programma stragi come quella del 7 ottobre.




