Musei, il ministro Sangiuliano: lavoreremo per aumentare la sicurezza, ma costerà

In tutti i blitz contro le opere d’arte nei musei, gli attivisti sono riusciti a introdurre di tutto. In Italia i controlli si regolano con un articolo in un decreto, che non permette ai musei di avere metal detector. Per i nastri a raggi X, invece, servirebbero più fondi per dotare tutti i luoghi statali.

Atti vandalici, solo per destare l’attenzione sulla questione climatica e ambientale. Ormai si contano almeno dieci blitz nei musei rivendicati da “Ultima generazione”. Un trend sempre più costante se pensiamo che gli ultimi due sono avvenuti nel giro di una settimana.

L’ultima vittima sacrificale “in nome dell’ambiente” è la macchina dipinta da Andy Warhol, esposta alla “Fabbrica del Vapore di Milano”, su cui sono stati gettati otto kg di farina. Prima, la vernice nera su “Morte e vita” di Gustav Klimt, quadro esposto al Leopold Museum di Vienna.

Il fatto che nessuna di queste opere abbia subito danni permanenti è una consolazione importante che però non toglie la tristezza negli occhi di chi guarda. Rimangono i gesti, brutali, pieni di rancore, carichi di odio e sprezzanti di un’arte che ha avuto bisogno di anni, talento e sudore per essere compiuta. Un po’ come sputare in un piatto di un ristorante stellato, se non peggio.

Come reagisce il governo? Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, tiene a rimarcare che «non è più sopportabile l’oltraggio perpetrato ai danni del patrimonio culturale nel nome di un presunto ideale ambientalista. Gli artisti con il loro ingegno hanno prodotto arte sublime, in grado di elevare le coscienze. Chi li svilisce in questo modo – sottolinea – è evidentemente privo di spirito e di intelletto e non comprende che i musei sono i custodi della nostra identità e della nostra stessa anima».

A loro volta, gli estremisti del clima sostengono sempre che servono azioni di questo tipo per far capire la gravità della situazione ambientale alla politica e a tutta l’umanità. Tutti gli altri, invece, spingono sul fatto che rovinare l’arte, o la viabilità delle strade al mattino, abbia poco a che vedere col tema in sé e che ci vorrebbero altri modi per sensibilizzare. Piuttosto, si è dunque arrivati al punto di concentrarsi sul pragmatismo e chiedersi: perché i vandali, in tutti i casi, sono sempre riusciti ad aggirare la sicurezza e a finalizzare il loro piano? E perché non si fa di più per fermarli in tempo?

I sistemi di sicurezza cambiano da museo a museo. In quelli in cui sono esposte ad esempio opere patrimonio dell’umanità, ci sono controlli accurati. In altri, la sicurezza è molto meno rigida ed è in questi ambienti che gli attivisti trovano terreno fertile.

Infatti, l’articolo 2 del decreto ministeriale “criteri per l’apertura al pubblico, la vigilanza e la sicurezza dei musei e dei luoghi di cultura statali” recita: “A ognuno dei musei e dei luoghi di cultura dello Stato sono assicurati, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, adeguati sistemi di allarme e sicurezza antincendio, antintrusione e antifurto e, nei siti individuati dagli organi preposti come obiettivi sensibili, adeguati dispositivi di controllo antiterroristico”.

Ma per capire con più accuratezza le modalità con cui, ad oggi, vengono fatti i controlli, abbiamo raccolto la testimonianza di Marco Panzironi, direttore commerciale dell’istituto di vigilanza “Metroservices Security”. «L’utilizzo del metal detector è ad uso esclusivo del personale armato, come le guardie giurate. Nel decreto – precisa Panzironi – come obiettivi sensibili ci si riferisce ad attività di ricerca e sviluppo e di siti, come la Banca d’Italia, in cui c’è un fattivo valore del bene. Non rientra nello specifico del polo museale. Qui, l’accoglienza non prevede quindi l’uso di questi strumenti o l’attività di perquisizione, ma solo la responsabilità nel far lasciare borse e zaini nel guardaroba e non far entrare bottiglie ecc. Le procedure operative sono stabilite dalla committenza».

Chiaramente, dunque, gli attivisti studiano le situazioni prima di affondare il colpo. Un altro aspetto che “li favorisce” è l’ambiguità della legge italiana sull’intervento fisico. Nei vari video dei blitz, si può notare infatti come gli operatori di sicurezza siano restii ad intervenire con la forza.

«La legge italiana su questo è completamente inaffidabile – continua il direttore – quindi conviene sicuramente fare prevenzione ma va organizzata e ha un suo costo: bisognerebbe irrigidire le procedure e questo ricade sull’elasticità con cui si accoglie i propri ospiti, che può determinare anche una diminuzione dell’affluenza. Deve essere un rischio calcolato. In nessuno di quei casi avranno fatto lasciare i bagagli all’ingresso. Poi – spiega il responsabile – ogni museo ha i propri diktat che decide autonomamente condividendoli col Ministero. Per fare un esempio, a Palazzo Barberini vengono utilizzate delle liste preventivamente autorizzate di visitatori e non si può introdurre nulla che sia particolarmente voluminoso. L’attenzione dipende anche sicuramente dalla caratura delle opere esposte, come la presenza di operatori sala per sala». «È ovvio – conclude – che è più attuabile ed economico dire “signori niente borse” piuttosto che mettere un nastro come negli aeroporti».

Una sorveglianza maggiore significa quindi maggiori strumenti e di maggiore qualità, che a loro volta significano soldi. La competenza dunque spetta alla politica, che dovrebbe finanziare i musei.

E infatti, su questo tema, Sangiuliano avverte: «Questi attacchi ci costringono ad aumentare i livelli di protezione con conseguente aumento dei costi. Mettere il vetro ai quadri ha evidentemente un costo. E tutto rischia di finire sul biglietto. Quindi il danno, oltre che all’opera, è anche ai cittadini che vogliono guardare una bella mostra».

Ma se è vero che prevenire è sempre meglio che curare e visto che la moda vandalistica è sempre più in crescita, forse, più che pensare ai vetri, sarebbe arrivato il momento di rafforzare i sistemi dappertutto, preservando tutta l’arte e impedendo che zuppe di verdure, passate di pomodoro, vernici o sacchi di farina entrino dove essa è conservata. Come accennato, ad esempio, basterebbe dotare i musei di nastri che rilevano liquidi nelle borse, proprio come negli aeroporti, oppure eliminare questa differenza di attività tra personale armato e non, in tutti i luoghi di cultura statali.

A tal proposito, tuttavia, il ministro Sangiuliano appare meno rassicurante e mette l’accento su ciò che da sempre muove il mondo, il “vil denaro”, quindi i costi: «Sono al ministero da pochi giorni, e l’attuale sistema non è imputabile a noi. Lavoreremo per aumentare in maniera sostanziosa il livello di sorveglianza ma, sia chiaro  che questo costerà».

 

Enrico ScoccimarroGiornalista praticante

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