È cambiata secondo lei la predisposizione del Paese rispetto ai due referendum che bocciarono l’atomo?
Sì, per diverse ragioni. La prima è che le nuove generazioni non sono assuefatte dal dibattito ideologico del passato. La seconda è che è di evidenza unanime – considerato lo scenario geopolitico – che dobbiamo correre a dotarci di una fonte alternativa a quelle fossili. Le rinnovabili vanno bene ma hanno bisogno di un’alternativa che assicuri stabilità e questa alternativa oggi è il gas. Inoltre c’è la realtà: il nucleare non ci ha mai abbandonato. Da alcuni settori industriali al mondo della sanità è pienamente utilizzato ogni giorno in Italia.
Che tempi vede per la prima centrale?
Se siamo bravi tutti – Stato, Regioni, Province, Comuni, Privati – in 7-8 anni accendiamo il primo impianto. Ma non è importante fare presto. È importante fare. Anzi, non bisogna farsi scoraggiare da tempi lunghi. Lavoriamo per le prossime generazioni, non per domani mattina. Se lo immagina se i governi degli anni Cinquanta avessero rinunciato all’Autostrada del Sole perché spaventati da un impegno pluriennale? Ogni grande progetto ha bisogno di tempo.
I Paesi occidentali più avanzati nel settore sono Usa e Francia. Consegneremo agli stranieri le chiavi del nostro nucleare?
Abbiamo tutte le competenze in Italia, per fortuna, e il merito è anche di questo governo e di questa maggioranza che hanno tutelato i nostri fiori all’occhiello, i nostri ‘campioni’ nazionali. Penso a Enel che ha costruito all’estero la centrale nucleare costruita più di recente. A Sogin, che come sa gestire bene oggi le scorie nucleari dei vecchi impianti, potrà analogamente giocare un ruolo importante nel prossimo futuro. A Nuclitalia che è nata recentemente proprio per questo. Tutte cose che il governo Meloni e questa maggioranza sanno bene e che hanno sostenuto. Ora passiamo dalle parole ai fatti.




