Leone XIV, un Papa per il brutto tempo

Grande mediatore e grande organizzatore. Eletto con i voti di Usa, Sudamerica, e Africa, Robert Prevost è una figura poco conosciuta. Ma qual è il significato della sua elezione?

Fama di grande mediatore e buon organizzatore, eletto, pare, dall’inedita cordata Sudamerica, Nordamerica, Africa, Robert Francis Prevost, ora Leone XIV, è il nome che pochi si aspettavano: un sondaggio di Youtrend tra i vaticanisti lo dava al 3 per cento, parecchio dietro i vari Parolin, Zuppi, Pizzaballa, Tagle. Segno che l’apparato vaticano funziona molto meglio dei vaticanisti e, ancora, con più riservatezza di tanti altri (praticamente tutti) gli organismi statuali al mondo.

Cosa che del resto era sotto gli occhi di tutti, se non altro per alcuni fatti esteriori e pubblici, dall’organizzazione impeccabile dei funerali di Francesco, alla parata coreografica di neri e rossi e bianchi tra San Pietro e la Cappella Sistina.

I neoprimitivi e il lusso del Cattolicesimo

Alcuni hanno polemizzato, prevedibilmente, e hanno parlato di ostentazione del lusso, del reddito mensile dei porporati. La nota retorica antipapista.
Instagram e la vague estetizzante ipermoderna dei giornali sono andati, comprensibilmente, in bambola, con rulli clamorosi di foto gloriose e ipercattoliche, proseguiti per settimane, fino ai gabbiani ipercattolici e iper-memabili alla canna fumaria del Conclave.

Attratti e detrattori hanno dimenticato un punto essenziale: in una religione il simbolo è sostanza; forme, colori, tempi, sono il richiamo di qualsiasi vero orizzonte trascendente. Vale, da sempre, per tutte le religioni al mondo. Solo immaginare che non debba valere per il Cattolicesimo è pura, neoprimitiva, bestialità.

25.05.08 Elezione del Romano Pontefice. Leone XIV

La domanda inutile: progressista o conservatore?

Tornando sulla terra. I cattolici conservatori si saranno sentiti sollevati per una serie di segnali: il “non prevalebunt”, il richiamo a Sant’Agostino, la preghiera alla Madonna di Pompei, l’indulgenza plenaria.

Il nome, Leone. Il predecessore Leone XIII è stato un grande latinista, un intellettuale tra i più importanti tra Otto e Novecento (quasi nessuno lo sa) con la sua Rerum Novarum, che di nuovo aveva solo l’oggetto, i problemi sociali, e del resto fu un’enciclica tradizionalissima. Ma innanzitutto Leone XII è stato  un mistico. Un vero mistico. È sua la preghiera di esorcismo a San Michele, l’arcangelo con la spada, composta dopo una visione di Cristo e il diavolo.

I “progressisti” ossia in genere gli anticattolici che vogliono insegnare ai cattolici come essere cattolici (una specie curiosa che meriterebbe uno studio etologico) saranno contenti di un Prevost nominato cardinale da Bergoglio nel 2023, della sua documentata sensibilità green.
Ma la vieta contrapposizione tra progressisti e conservatori ricorda un po’ il racconto “i Teologi” di Borges, nel quale alla fine Dio si confondeva e mandava all’inferno i due litiganti su questioni di dottrina.

Il Vaticano è una superpotenza culturale e politica, e Prevost è innanzitutto un ottimo mediatore

Laicamente, il peso di un Papa si valuta dal punto di vista politico. Il Cattolicesimo, 1,3 miliardi di fedeli, il pezzo più grosso del Cristianesimo, quello incomparabilmente più prestigioso, con biblioteche scritte da filosofi in duemila anni, una quantità di cultura e d’arte  più profonda e vasta di qualunque cultura laica, è anche una superpotenza politica.

Se il vicepresidente Usa JD Vance gira per Roma per tre giorni consumandosi le sneakers sui sampietrini e pulendo le labbra sporche di gelato al pistacchio ai figli solo per incontrare un Francesco sfinito e morente un motivo c’è.
Se il presidente Usa corre a Roma (Melania l’unica col velo, in perfetta tradizione) per i funerali un motivo c’è.
E se il Cardinale Dolan, su mandato di Trump,  sponsorizza Bob Prevost un motivo c’è.

Ora, che in tempi di guerre e squilibri, tutti facciano a gara a tirare Leone XIV per il pallio, è perfettamente comprensibile. Come è comprensibile che si sia scelto, come Papa, un Americano-Peruviano, un equilibrato attore di mediazione (in effetti un po’ spaventato e commosso per l’onore e il compito). Il resto è ignoto, se non per un ultimo fatto: Leone XIV è un Papa per il brutto tempo. 

Bruno Giurato

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