Il Consiglio di amministrazione di Leonardo, riunito sotto la presidenza di Francesco Macrì, ha approvato il primo esercizio parziale della gestione di Lorenzo Mariani, nominato amministratore delegato e direttore generale dall’assemblea del 7 maggio, ed è anche il primo semestre in cui il perimetro del gruppo incorpora IDV. Gli ordini acquisiti nei primi sei mesi si attestano a 16.259 milioni di euro (+44,6% rispetto ai 11.243 milioni del primo semestre 2025), a fronte di ricavi per 10.003 milioni: un book-to-bill di circa 1,6 volte. Anche filtrando il contributo di IDV, il dato isoperimetro resta a 15.604 milioni (+38,8%), il che significa che l’accelerazione commerciale non è un effetto ottico dell’acquisizione ma una dinamica strutturale del portafoglio. “I risultati del primo semestre 2026”, ha dichiarato Mariani, “confermano che Leonardo sta sviluppando tutte le principali direttrici del Piano Industriale. L’incremento del portafoglio ordini, la crescita dei ricavi e della redditività operativa, insieme al miglioramento della generazione di cassa, dimostrano la capacità del Gruppo di eseguire i programmi, aumentare i volumi produttivi e rispondere con efficacia all’evoluzione dello scenario”.
Un ciclo commerciale che non rallenta
Il portafoglio ordini sale a 58.581 milioni (+30,1%), di cui circa sei miliardi riconducibili al consolidamento di IDV, assicurando una copertura produttiva superiore ai due anni e mezzo. È il tipo di visibilità che consente a un gruppo industriale di programmare investimenti, saturazione degli impianti e sviluppo della catena di fornitura senza inseguire il ciclo di bilancio. “Ora il nostro obiettivo”, ha aggiunt Mariani, “è consolidare questa traiettoria e garantire continuità nell’esecuzione del Piano Industriale, rafforzando la capacità industriale, sviluppando la supply chain, investendo nelle tecnologie chiave necessarie a rispondere alle rapide evoluzioni del mercato, anche attraverso ulteriori operazioni di M&A, e ampliando le partnership strategiche che sostengono la crescita di lungo periodo del Gruppo”.
Sul fronte reddituale, i ricavi crescono del 12,2% (+8,2% isoperimetro) nonostante l’effetto sfavorevole del cambio sulle componenti statunitensi, e in particolare su Leonardo DRS: al netto di quella componente l’incremento isoperimetro sale a circa il 10%. Il cambio medio euro/dollaro del semestre, 1,1670 contro 1,0930 di un anno prima, è un dettaglio tecnico con conseguenze pesanti sulla traduzione dei conti americani. L’EBITA si porta a 780 milioni (+34,3%, +25,8% isoperimetro) con un ROS al 7,8%, in crescita di 1,3 punti percentuali. Il risultato netto adjusted raggiunge 476 milioni (+74,4%), sostenuto dall’andamento operativo e da minori oneri finanziari netti.
Va segnalato il risultato netto contabile che scende a 456 milioni dai 542 del primo semestre 2025 (-15,9%): la flessione dipende interamente dal fatto che il periodo comparativo incorporava 269 milioni riconducibili a discontinued operation e operazioni straordinarie. È un caso di scuola in cui il dato adjusted racconta la gestione meglio di quello nominale.
IDV sposta il baricentro industriale verso la difesa terrestre
L’acquisizione del business Difesa di Iveco Group, perfezionata il 18 marzo 2026 per un corrispettivo di circa 1,6 miliardi finanziato con mezzi propri, è la variabile che ridisegna il perimetro. IDV ha già iniziato a produrre ordini: 860 autocarri tattici militari aggiuntivi per il ministero della Difesa rumeno, nell’ambito di un accordo quadro che supera complessivamente i 2.900 mezzi, e 34 piattaforme blindate anfibie 8×8 SUPERAV per il ministero della Difesa spagnolo. Il book-to-bill della controllata si attesta intorno a 1,9x. Il significato strategico eccede il perimetro contabile. Con IDV, Leonardo consolida una posizione di riferimento nella difesa terrestre e rafforza il proprio profilo di Original Equipment Manufacturer integrato, in una fase in cui i programmi europei di riarmo stanno riportando al centro proprio le capacità terrestri, a lungo considerate il segmento meno remunerativo del comparto.
L’Aeronautica è la sorpresa del semestre, l’Elettronica la spina dorsale
Il settore Elettronica per la Difesa resta il motore del gruppo, con ordini per 7.033 milioni (+30,6%), ricavi per 4.512 milioni (+18,9%), EBITA di 557 milioni e un ROS al 12,3%. La componente isoperimetro dell’Elettronica Europa registra un book-to-bill intorno a 1,8x, sostenuto da acquisizioni di rilievo: l’ordine per i radar Kronos Ground Mobile High Power nell’ambito del contratto per i sistemi SAMP-T NG destinati all’Esercito Italiano, il contratto nazionale per sensori radar SRBM accompagnato da uno studio per un’architettura System of Systems dedicata alla difesa missilistica, l’ordine export per i radar Raven destinati ai Gripen di SAAB e il contratto con Abu Dhabi Ship Building per i sistemi di combattimento navali della Marina del Kuwait. Leonardo DRS, letta in dollari, cresce su tutte le voci (ordini a 1.970 milioni, ricavi a 1.758, EBITA a 191 con ROS al 10,9% contro l’8,8% di un anno prima), con ordini aggiuntivi sui programmi M-SHORAD e ORP per i sottomarini classe Columbia.
Ma è l’Aeronautica a firmare il salto più visibile: ordini a 4.148 milioni (+87,5%), con un book-to-bill di circa 2,1x, trainati dalle acquisizioni nel segmento addestratori (M-346 per Austria e Italia) e dai Typhoon per Germania e Italia. L’EBITA di settore quasi raddoppia, a 108 milioni (+96,4%), con il ROS che sale al 5,4%. Il dato più significativo, però, è la traiettoria delle Aerostrutture: ricavi in crescita del 44% e perdita operativa che si riduce da 96 a 66 milioni, per effetto della maggiore saturazione dei siti produttivi legata alla domanda degli OEM sui programmi B787 e ATR. Anche il consorzio GIE ATR migliora sensibilmente, portando il proprio contributo negativo da 29 a 9 milioni. È il segnale che il capitolo più problematico del portafoglio industriale di Leonardo sta lentamente rientrando.
Gli Elicotteri chiudono con ordini a 4.529 milioni (+33,4%) e un book-to-bill di 1,6x, grazie soprattutto al programma New Medium Helicopter per il ministero della Difesa britannico, che prevede 23 AW149, e all’estensione dell’Integrated Merlin Operational Support. Nel semestre sono stati consegnati 81 nuovi elicotteri, contro 72 dell’anno precedente, e la quota governativa degli ordini pesa per il 69% contro il 31% del commerciale: un riequilibrio che riflette la stagione geopolitica più di qualsiasi analisi di mercato. Cyber & Security Solutions cresce del 14,6% negli ordini e del 17% nei ricavi, sostenuta dagli ordinativi del Polo Strategico Nazionale, mentre lo Spazio mette a segno ordini per 461 milioni (+11,6%) e ricavi per 499 milioni (+14,4%), con i contratti ESA sui programmi NGGM, Vigil e AEOLUS, ma resta il settore con la redditività più contenuta (ROS al 3,6%).
La cassa migliora, il debito riflette la scelta di crescere
Il Free Operating Cash Flow resta negativo per 249 milioni, ma in netto miglioramento rispetto ai 408 milioni negativi del primo semestre 2025 (+39,0%, +44,6% isoperimetro): un profilo di assorbimento fisiologico nei primi mesi dell’anno, che tuttavia si sta comprimendo. L’indebitamento netto di gruppo sale a 3.248 milioni (+49,5%), ma la lettura è immediata: sconta l’esborso di 1,6 miliardi per IDV, in parte mitigato proprio dall’andamento della cassa operativa.
Il mercato del credito ha già dato la propria valutazione. Nell’aprile 2026 Moody’s ha alzato il rating a Baa2 da Baa3 confermando l’outlook positivo, mentre Standard & Poor’s ha portato l’outlook da stabile a positivo mantenendo il rating a BBB. A giugno il gruppo ha rinnovato per dodici mesi il programma EMTN da 4 miliardi, interamente inutilizzato al 30 giugno, e nel semestre ha sottoscritto un nuovo term loan ESG linked da 600 milioni. In parallelo procedono le operazioni di consolidamento tecnologico: il memorandum con Indra Group sulla cyber defence, l’acquisizione della quota residua di GEM Elettronica per circa 33 milioni, l’acquisto della britannica Becrypt per circa 37 milioni e, dopo la chiusura del periodo, l’accordo di Leonardo DRS per rilevare Raft, fornitore di software ad architettura aperta per applicazioni di missione, per circa 450 milioni di dollari.
La guidance sale e il ROS punta alla doppia cifra
Su queste basi il gruppo ha rivisto al rialzo tutti i principali target dell’esercizio, con la sola eccezione dei ricavi. Gli ordini attesi salgono da circa 26,2 a circa 28,2 miliardi, l’EBITA da 2,15 a 2,21 miliardi con l’obiettivo esplicito di un ROS a doppia cifra, il FOCF da 1,32 a 1,37 miliardi, mentre l’indebitamento netto è atteso in calo da 2,3 a 2,2 miliardi, al netto dell’operazione Raft e di ulteriori M&A. I ricavi restano confermati a circa 22,1 miliardi. La combinazione è indicativa: si alza la previsione di raccolta ordini e di marginalità, non quella di fatturato. Tradotto, il vincolo non è la domanda, è la capacità produttiva.
La presenza di Crosetto al board
Alla riunione del Consiglio, su invito del presidente Macrì e dell’amministratore delegato Mariani, ha partecipato il ministro della Difesa Guido Crosetto, insieme ai componenti del Collegio sindacale e al condirettore generale Gian Piero Cutillo. Il ministro ha illustrato l’atto di indirizzo strategico pubblicato nelle scorse settimane, soffermandosi sulle prospettive di sviluppo del comparto, sull’innovazione tecnologica e sul ruolo che il sistema industriale nazionale è chiamato a svolgere nel nuovo contesto strategico internazionale, in un quadro di crescente integrazione tra capacità industriali, sicurezza e interesse nazionale.
L’intervento di un ministro della Difesa in un consiglio di amministrazione di una società quotata è un atto raro, e la sua sostanza non riguarda la gestione, che resta interamente in capo agli organi societari, ma il quadro di riferimento entro cui quella gestione si colloca. In una fase in cui gli impegni assunti in ambito NATO e i programmi di riarmo europei stanno riscrivendo l’orizzonte di programmazione dell’industria, la distanza fra pianificazione capacitiva pubblica e pianificazione industriale privata è diventata il vero collo di bottiglia del sistema. Un’azienda che deve decidere oggi dove investire in linee di produzione che entreranno a regime fra tre o quattro anni ha bisogno di sapere cosa lo Stato intende chiedere in quel medesimo orizzonte.




