Il viaggio, un topos della cultura classica e moderna. La vicenda di Alessia Piperno ci sprona a riscoprirne il “valore in sé”

C’è chi si tiene sul classico: “Quanto abbiamo pagato per liberarla?”. Chi non usa il fioretto: “L’ennesima sciamannata de sinistra che va a fare la provocatrice”. Chi emette sentenza: “È una che se la va cercando”. Su twitter, piazza virtuale del duemila, legioni di imbecilli (copyright Umberto Eco) continuano il regime di occupazione permanente: stavolta – per carità di patria, pochi – attaccando Alessia Piperno, trentenne romana arrestata a Teheran, accusata del delitto di fare per mestiere quello che gli altri fanno per diletto: viaggiare (lei è una travel blogger).

E così forse mossi da invidia, questi nostri connazionali – magari gli stessi che davanti a una macchina di lusso, anziché lo stimolo a comprarla, hanno quello a tagliarle le gomme – tacciono sull’unica cifra spesa, di cui molti altri utenti social invece si preoccupano come contribuenti: il costo dell’istruzione pubblica. Perché solo chi ignora l’importanza del viaggio – questo il ragionamento -, può permettersi il lusso di scomunicare i viaggiatori: quasi che il vento che scompiglia i capelli a Cabo da Roca – in Portogallo -, o il sole che non muore mai a Capo Nord, valessero meno che scambiare un bene contro prezzo: meglio se sul suolo patrio.

Dietro quelle frasi – rozze e sgrammaticate quanto si vuole- c’è però un’idea, tutt’altro che minoritaria e anzi egemonica nella società odierna, tutto consumo e profitto: e cioè che ogni rischio – compreso essere arrestati, rapiti e uccisi mentre si viaggia oltre mare – sia accettabile solo se c’è di mezzo un’attività imprenditoriale (quella della travel blogger non basta: troppo libera, artigianale, poetica).

Se sei un giramondo, magari anche un po’ hippy, te la vai cercando.

Ma la cultura europea parla un’altra lingua, e nella seconda pagina della sua letteratura c’è proprio il viaggio: quello di Ulisse, primo eroe moderno. Multiforme, astuto, curioso condottiero acheo, quello del Cavallo di Troia e dei mille inganni: che contro gli Dei, il fato avverso e la paura – nella versione di Dante del canto XXVI dell’Inferno – supera le Colonne d’Ercole e sfida le leggi divine, solo per svelare ciò che è velato. E in nome della libertà – quella classica per la conoscenza, non quella contemporanea per l’arbitrio – decide di ripartire anche dopo aver (ri)abbracciato tutto ciò che aveva disperato: Itaca e la sua amata Penelope. Quasi che viaggiare – scambiando opinioni, aprendosi ad altri punti di vista, mettendosi in discussione – fosse un bene più prezioso persino dei propri sogni.

Ad Alessia qualcuno critica di essersi cacciata in Iran, un posto poco adatto a una travel blogger. Come se il viaggio, esperienza etica per eccellenza, dovesse avere sempre l’estetica di una cartolina: e non poter essere invece – come in Louise – Ferdinand Céline, attraverso trincea, Africa e Stati Uniti – un racconto della miseria della vita. O delle sue scoperte, come Melquiades il gitano in Cent’anni di solitudine, che scuote l’immobile Macondo con i nuovi ritrovati: dando agli abitanti una finestra sul mondo. “Di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda”, dice Italo Calvino.

E c’è chi parte zaino in spalla per la stessa ragione del viaggio: viaggiare. Alla ricerca di un cambiamento, un segno, una nuova vita: il viaggio – per quanto duro, estremo – è cosa fin troppo intima e essenziale per poter essere giudicato. Non è solo un post su Instagram, una bella foto: dunque sacrificabile, soprattutto se non essenziale alla produzione economica. Senza viaggio non c’è confronto, dubbio, dialogo: democrazia. Le dittature impediscono spesso alle persone di uscire e alle notizie di entrare: alla libertà di esistere. Alessia ha parlato con quelle ragazze – sue coetanee – che in Iran sfidano un regime clericale, nemico delle donne, dell’Occidente e delle sue libertà. E se questo non è un buon motivo per tornarci – i pericoli sono gravi, soprattutto adesso che il regime ha inasprito la repressione-, certo lo è per dire a questa ragazza: bentornata!

 

Andrea Persili – Giornalista praticante

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