Un settore a cicli lunghi, in cui i saloni sono il luogo degli annunci e non della semina, un sistema-Paese chiamato a sostenere le nicchie tecnologiche uniche dell’industria nazionale, e un gap con i grandi competitor internazionali che non è tecnologico ma dimensionale e di sistema: sono i temi al centro dell’intervista con Paolo Graziano, founder e CEO di MA Group, realizzata nel corso del Farnborough International Airshow 2026 all’interno di “Live from Farnborough”, il Media Space promosso da AIAD per offrire alle imprese italiane presenti al Salone uno spazio dedicato a interviste, podcast e approfondimenti, e contribuire così a raccontare il valore tecnologico e industriale della filiera nazionale.
Che peso ha Farnborough nel vostro calendario internazionale?
È un appuntamento come tutti quelli che facciamo in giro per il mondo, ma questo sull’aerospace and defence, soprattutto sulla parte militare, ha un’importanza fondamentale. Sono tantissimi anni che partecipiamo, e i risultati ovviamente non si raccolgono il giorno dopo, né durante l’evento: negli eventi si celebra tutto quello che si è seminato negli anni precedenti. Il nostro è un settore con cicli lunghi, quindi qui si fanno solo annunci, che però nascono da grandi lavori e grandi sforzi fatti in giro per il mondo.
Un impegno che vale la candela?
Farnborough è un impegno fisico a tutti gli effetti, ma soprattutto un effort in generale. E il gioco vale la candela. Noi in Italia diciamo sempre le cose che non vanno e poco quelle che vanno: l’Italia e le aziende italiane, quando vanno in giro per il mondo, portano sempre a casa il risultato. Se vengono a trovarci, se riusciamo a prendere contratti che per noi sono quasi a vita, perché sono contratti a vita, vuol dire che in giro per il mondo c’è tanta competenza.
Le eccellenze singole bastano?
Le eccellenze singole vanno bene, ma il sistema è fondamentale. E c’è un grande sforzo in corso, in particolare con la nuova versione 4.0-5.0 dell’associazione, che è un’associazione verticale, chiamata a tutelare a 360 gradi gli interessi specifici del nostro settore. Il nostro è un comparto talmente specifico, nella terminologia, nella normativa, e per la sua dimensione internazionale, che solo chi lo conosce lo può gestire e può aiutare.
Che ruolo attribuisce ad AIAD?
Il sistema è assolutamente fondamentale, perché per chi compete a livello globale non basta essere bravi nella propria nicchia di appartenenza: serve un sistema che lo supporti. E chiaramente AIAD è il portavoce di tutti questi interessi di settore. Io non mi vergogno a dire che si fanno lobby sane. Lobby sane vuol dire in Italia, ma soprattutto in Europa, per poter competere alla pari: che è esattamente quello che fanno tutte le altre nazioni, che hanno messo l’aerospazio e la difesa al centro della loro strategia industriale.
Quest’anno Magnaghi celebra i novant’anni.
Non è un traguardo facile. Celebriamo i novant’anni, ma più che celebrare il passato stiamo già traguardando il futuro. Le persone passano, e sicuramente celebreremo i cent’anni, sia con le stesse persone sia con altre. Ma se un’azienda ha resistito a quasi un secolo di storia, tra guerre, pandemie, crisi finanziarie e crisi industriali, vuol dire che le radici sono forti. Magnaghi ha dimostrato che quando si va in giro per il mondo con competenza, a vendere l’ingegno italiano, non abbiamo nulla da invidiare all’estero.
Come si compete con player molto più grandi?
Noi competiamo con colossi che sono cinquanta o cento volte più grandi di noi, ma non è mai un gap tecnologico: è semmai un gap dimensionale, e su quello si sta lavorando molto, e forse un gap di sistema. Se il sistema, che vuol dire tutto, si rende conto di quelle che sono le nicchie tecnologiche uniche che abbiamo solo noi, credo che potremo traguardare, come abbiamo fatto fino a oggi, noi e tante altre aziende del settore, il futuro prossimo e soprattutto i prossimi programmi in via di lancio.




