Giorgia Meloni double face: aggressiva in Italia dimessa in Europa. Ha fatto discutere l’attacco ai medici in soccorso ai migranti a bordo delle navi Ong

MondoPolitica

La sinistra o quel che resta di essa, oggi sparso su un incerto destino, e a suo tempo ignara di ogni pericolo, ancora si morde le mani dopo essersi accorta del grande regalo fatto a Giorgia Meloni che col suo 25% dei voti alle ultime politiche pare aver conquistato in armi l’Italia intera. Cosa che vive ora come un incubo, resasi finalmente conto dell’errore (tattico e strategico) imperdonabile.

E non è nemmeno il caso di accampare scuse, visto che la legge elettorale, ritenuta pessima sotto ogni profilo, valeva per tutti, ma solo Meloni e la sua destra di coalizione evidentemente l’hanno saputa interpretare. Ora, è troppo tardi per rimediare e da parte dell’opposizione, Pd in testa, si elabora il lutto come peggio non si riesce a fare.

Oggi Meloni ha il pallino del gioco e già dalle prime battute si vede che può permettersi fortemente di inciampare sul decreto anti-rave ( con un reato letteralmente inventato), senza subire conseguenza alcuna. Anzi Meloni che l’ha rivendicato con forza  (“lo difendo orgogliosamente” – ha detto)-  si prende beffe di tutti e, quasi dimentica, vira dopo qualche giorno sul fatto che “non c’è nulla da temere, tanto sarà il Parlamento a dover decidere”. Il giorno prima era stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi  a dirsi “disposto” a migliorare la norma, rimarcando il fatto che la stessa è stata pensata per i rave illegali e non per altro tipo di manifestazione, tipo l’occupazione di una fabbrica o di un istituto scolastico. Una “precisazione” non richiesta, che è poi la classica toppa peggiore del buco. Con queste dichiarazioni deve aver imbarazzato il ministro della Giustizia Nordio che – si rileva – non avendo detto nulla sull’argomento, si presume sia stato d’accordo sull’impianto di una misura a rischio di pronunciamento della Consulta.

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L’accidentato esordio di questo governo lo si è visto anche con l’integrazione dei medici che a suo tempo non vollero vaccinarsi e con la sorprendente grancassa della stessa Meloni di voler mettere in discussione tutta l’attività di questi ultimi due anni di pandemia che ha visto l’Italia affrontare con successo la lotta al covid. Una decisione pericolosa che può lasciare pesanti strascichi. “La pandemia, la scienza, non si affrontano con un approccio ideologico” – ha detto Meloni con un accento che sa di sicumera. Un disinvolto ribaltamento della situazione, un nuovo racconto che sa di sberleffo.

Governo che in queste ore torna sul “luogo del delitto”. Vale a dire, per l’immigrazione che torna ad essere il cavallo di battaglia di questo governo di destra (ricevendo, però, una dura reprimenda da parte della Francia e creando un forte caso diplomatico).

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Resta l’incubo di Salvini che, da altro ministero, non lesina dichiarazioni “d’annata”, come al tempo del governo Lega-M5S. Peccato per lui che abbia dovuto cedere la livrea al ministro Piantedosi che, a proposito dei salvataggi operati da alcune navi Ong, ha sostanzialmente ricalcato le sue orme (si è però molto arrabbiato con chi gli ha ricordato, a proposito dei migranti, l’infelice espressione di “carico residuale”).

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Come irrispettosa se non più è stata quella della Meloni che, a proposito del soccorso medico fornito anche di natura psicologica , ha parlato di “bizzarria”. Furibonda la reazione dell’Ordine dei Medici. Insomma, Meloni veleggia, aggressiva (e nervosa) in Patria, dimessa e accondiscendente in Europa. Furbescamente ripulisce il suo armamentario e, per accreditarsi si appresta a girare per capitali europee. Però qualche stagione fa diceva: “Non me ne frega niente dell’Europa” – così Meloni rispondendo alla domanda posta da un giornalista sulle preoccupazioni europee nella formazione dell’allora governo M5S-Lega. Sempre con furbizia, si è ancorata alla cosiddetta “agenda Draghi”, un tempo avversata, mentre quanti la issavano come bandiera trionfante sono usciti scornati dalle urne.

Si assiste pertanto a un vero cambio di pelle, con una strategia da “Cavallo di Troia” ben realizzata e con l’opposizione messa nel sacco. E, dunque, partita chiusa, almeno nel medio periodo. Poi, si vedrà. Intanto ci si ricorda della guerra all’Ucraina e dopo oltre otto mesi si organizzano due distinte “Marce della Pace” (Roma e Milano) ben partecipate. Ѐ forse un buon inizio, ma certo questo da solo non basta per invertire il senso delle cose, per la banale considerazione che anche in questo gli anti-meloniani (ammesso che si possa chiamarli così), tanto per cominciare, si mostrano già divisi.

 

Luigi Nanni – Pubblicista, analista politico

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