Gasparri: “Ok l’IA disarmata, ma la difesa è sopravvivenza”

Il presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, Maurizio Gasparri, interviene nel dibattito sull’IA in ambito militare. Tra citazioni del Papa, HAL 9000 e l’Iron Dome israeliano, il Senatore costruisce un argomento che non concede nulla al pacifismo ingenuo: le nuove tecnologie vanno integrate nei sistemi di sicurezza nazionale, ma con un imperativo: che ci sia sempre un essere umano a premere il tasto “stop”

In Commissione Affari Esteri e Difesa, che il Senato ha deciso di rendere unica, anche se ha due agende connesse ma diverse, abbiamo appena incardinato i provvedimenti sulle missioni internazionali che l’Italia prosegue anno dopo anno e che forse potrebbe anche ampliare, qualora a Hormuz e da altre parti sapremo come andrà a finire. Nei pressi di Hormuz, ad esempio, abbiamo già le navi militari per togliere eventualmente le mine nel caso di una pace.

Il tema invece dell’intelligenza artificiale, oggi al centro di tutte le discussioni, è stato richiamato anche dal Santo Padre e voglio citare alcune parti estratte dal ‘Magnifica Humanitas’: “Mi sono giunte voci molto preoccupanti riguardo a sistemi d’armi sempre più autonomi che praticamente nessun uomo, nessun governo può davvero controllare. Sento racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro, alla sicurezza, da questo ascolto è maturata una convinzione allarmante espressa in Magnifica Humanitas, l’intelligenza artificiale deve essere ‘disarmata’. Si tratta di una parola forte, lo so, ma è stata scelta volutamente perché in questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare attenzione, risvegliare coscienze e indicare la strada da seguire per l’umanità”, poi il Santo Padre fa un’analogia tra l’intelligenza artificiale e il nucleare, e dice: “Ogni grande potere tecnologico può incidere sulla vita delle persone e deve essere accompagnato da un discernimento morale e un controllo pubblico adeguato, il disarmo nucleare continua a essere un servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana, in modo analogo l’intelligenza artificiale esige di essere disarmata, liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte”.

Può sembrare paradossale questa mia citazione, ma la difesa è importante. Il tema è stato richiamato dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Consiglio all’Assemblea di Confindustria. Se chiedessi a chiunque se preferirebbe investire soldi per le pensioni o per la difesa, tutti risponderebbero ‘vogliamo i soldi per le pensioni’, ma il punto è che senza difesa e sicurezza non ci saranno pensionati vivi.
Ci sono poi tanti aspetti che riguardano lo sviluppo tecnologico e l’IA, come la raccolta dei dati, l’intelligence, di cui io stesso mi occupo. Attualmente, per esempio, c’è una discussione tra varie Forze di Polizia delle direttive europee, su banche dati ecc. Abbiamo, inoltre, visto tanti scandali, oggi con un clic si può trasferire una banca dati e lo ‘spione’ sleale può fare azioni di sabotaggio con maggiore facilità di cento anni fa.

L’intelligenza artificiale ci potrà quindi aiutare in tanti aspetti della cybersecurity, dei domini spaziali, dei fondali marini, il tema però è sempre quello del discernimento morale e del controllo pubblico. Benissimo quindi l’impiego in campo militare.
Vi invito a leggere un articolo interessante e complesso su ‘La Stampa’ di oggi, a pagina 15, che descrive gli scenari americani, ci sono molti spunti importanti. E che ci fa riflettere sul fatto che non dobbiamo dimenticare i rischi e le preoccupazioni legati all’intelligenza artificiale. La vita umana può essere ridotta solo a algoritmi? Questa mia affermazione è retorica, ma sulla vita e sulla morte c’è sempre una componente umana.

Sul tema del fine vita, altro esempio, sono diciannove anni che discutiamo della legge tra una sentenza della Corte Costituzionale e un ricorso al Tar, a volte si arriva davanti a problemi di tale complicazione che scriverli in un emendamento non è facile. Parliamo di una soglia tecnologica, ma chi deciderà i buoni, i cattivi, o la soppressione di una vita?

Voglio fare due esempi cinematografici: nel film ‘2001: Odissea nello spazio’, tutto questo dibattito viene anticipato. A un certo punto del film, la macchina dell’astronave, il computer di bordo, che si chiama ‘HAL’, le lettere che precedevano nell’alfabeto ‘IBM’, decide di sopprimere l’equipaggio. Gli ultimi due sopravvissuti parlano tra di loro dietro un vetro, pensando di non essere sentiti da HAL, ma HAL legge il labiale e capisce che hanno deciso di sopprimerlo. Alla fine ne resta solo uno, che per fortuna riesce a sopprimere HAL, il computer regredisce e finisce cantando una filastrocca. Prima ancora, lo stesso regista ha prodotto il film ‘Il Dottor stranamore’, che tratta le stesse tematiche: un ordine irreversibile blocca ogni successivo comando umano.

Giorni fa, invece, la Presidente della Comunità ebraica italiana mi ha fatto vedere un grafico che mostrava cosa sarebbe successo se tutti i missili tirati su Israele negli ultimi anni non fossero stati intercettati dall’Iron-Dome, attraverso una simulazione. Gaza è stata distrutta certamente, ma Israele non ha fatto la stessa fine grazie all’Iron-Dome. Questo per dire che serve l’Iron Dome con tutti i suoi sistemi sofisticati e l’intelligenza artificiale. Anche noi italiani ci stiamo interrogando sui sistemi di tutela che dovrebbero essere migliori di quelli che abbiamo. Quindi il tema è che noi dobbiamo aprirci alla tecnologia, ma evitando di fare la fine dei film che ho appena citato, dove le macchine decidevano al posto degli umani. Dobbiamo quindi governare questi fattori. Spesso sento dire: “Voi siete parte del complesso militare-industriale”. Ma io faccio il parlamentare, ricopro incarichi istituzionali e difendo solo un complesso di attività che può dare sicurezza al Paese.

Abbiamo, inoltre, i dragamine, un po’ antiquati ma più moderni di altri, che possono togliere le mine nel caso di una pace in modo che le navi mercantili possano portare i fertilizzanti o il petrolio senza saltare in aria. Ma se non c’è una nave con i marinai e con le tecnologie, non le levi le mine.

Concludo con un ultimo aneddoto: quando diventai Ministro delle Comunicazioni, invitai in Italia Nicholas Negroponte, all’Istituto degli Studi Americani. Negroponte era allora il guru del Massachusetts Institute of Technology. Era il 2001 e tenemmo una conversazione, lui, essendo l’uomo più attento allo sviluppo di internet, ci chiese se avessimo il Wi-Fi. E noi non sapevamo neanche cosa fosse il Wi-Fi. Ormai oggi è la normalità, ma allora no.

Ma per fare il Wi-Fi servivano delle frequenze e mi ricordo che avemmo uno scontro con l’allora ministro, Martino. Io fui accusato, figlio e fratello di militari, dal Ministro della Difesa del tempo, che cito con affetto, persona di grandissimo spessore, di togliere le frequenze ai militari e quindi saremmo diventati un Paese indifeso. Il negoziato si è poi avviato e concluso in seguito però all’inizio, pensate, fui accusato di ‘disarmare il Paese’. Questo per dire come occorrono equilibrio e discernimento.

Dopodiché noi dobbiamo difendere questo Paese, la comunità internazionale, ma tutto ciò che arriva di nuovo e di intelligente ci può aiutare. L’importante è che ci sia sempre un tasto ‘stop’ da qualche parte, per evitare che l’intelligenza artificiale prevalga su di noi. Dobbiamo quindi coniugare l’alta scientificità del tema, l’esigenza di utilizzare questi strumenti, con la possibilità di difendere il Paese e la comunità internazionale. E a chi pensa che noi abbiamo l’intenzione di alimentare chissà quali interessi, rispondiamo che il nostro unico interesse è rimanere in vita ed essere liberi.

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